(Adnkronos) – "La nostra scuola educa, forma coscienze e intelligenze divergenti, in altri sistemi, invece, si 'ammaestrano' i ragazzi perché possano essere utili tecnocrati". Teresella Celesti, da 10 anni dirige l'Istituto d'istruzione secondaria 'Luigi Einaudi' di Siracusa, la stessa città da cui Elin Mattsson, pittrice finlandese di 42 anni, è andata via, insieme alla sua famiglia, contestando il sistema scolastico. In Sicilia si era trasferita insieme al marito e ai quattro figli affascinata dal clima e dalle bellezze dell'Isola, dopo appena due mesi il dietrofront e la decisione di andare in Spagna. In una lettera aperta, inviata al sito 'SiracusaNews' le ragioni della fuga, legate sostanzialmente all'istruzione 'inadeguata' ricevuta dai figli. "Di questa narrazione di un Sud irrimediabilmente compromesso e incapace di rinascere – dice all'Adnkronos la preside – ci siamo un po' stancati. Francamente lo trovo veramente penoso". Le accuse contenute in quella lettera a lei preside appassionata da oltre 27 anni l'hanno colpita. "Un po' feriscono – ammette -, perché la scuola italiana, e quella siracusana non fa differenza, forma persone. Un conto è insegnare metodi di 'problem solving', un altro le ragioni della conoscenza. Non tocca a noi fare paragoni tra diversi sistemi formativi, né vestire i panni di una difesa d'ufficio del sistema italiano ma questi sono fatti, avvalorati oggi anche dalle più alte intelligenze scientifiche europee". Insomma, il modello da "primi della classe" della Finlandia vacilla? "A noi interessa formare menti, fornire ai nostri ragazzi non solo nozioni ma gli occhiali per leggere una realtà sempre più complessa, dare un senso alla conoscenza. Un modello Mediterreano di cui siamo profondamente orgogliosi". Nella sua lettera aperta la pittrice finlandese punta il dito sul "sistema scolastico povero" e denuncia i metodi educativi con insegnanti che "urlano a squarciagola". "Un conto è parlare di classi anche con 28 alunni, un altro con aule che ospitano 10 bambini e quasi sempre con insegnanti in compresenza – sottolinea la preside dell'Istituto Einaudi -. Non penso che il tono di voce di un insegnante possa qualificare o meno la bontà di un sistema formativo, né che la qualità di una scuola si possa misurare dalla vicinanza alla fermata del bus, ma dalla qualità della formazione, che non può essere solo un imbuto di conoscenze. La scuola italiana è ancora oggetto di osservazione da parte di tutti i Paesi transatlantici. Al di là di tutte le cose che ci raccontiamo, l'Italia rappresenta un modello, perché nell'era della confusione delle conoscenze forma coscienze critiche. E lo dico non per semplice campanilismo", conclude. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










