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Inchiesta covid, chat agli atti. Speranza a Brusaferro: “Così ci mandate a sbattere”

Da Redazione Ultimenews24.it
6 Marzo 2023
In Attualità
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Inchiesta covid, chat agli atti. Speranza a Brusaferro: “Così ci mandate a sbattere”
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(Adnkronos) – "Così ci mandate a sbattere". L'ex ministro della Salute Roberto Speranza si rivolge così al presidente dell'Iss Silvio Brusaferro. Un dialogo via chat, datato 4 marzo 2020, quando sul tavolo – nel pieno della diffusione del Covid – c'è da decidere sulla chiusura o meno delle scuole. Una valutazione difficile per il comitato di esperti, in mancanza di evidenza anche dal resto d'Europa, che però crea tensioni all'interno della macchina decisionale. "Non abbiamo tempo. Paese col fiato sospeso. Non si può dare segnale incertezza altrimenti si perde ogni credibilità", scrive l'ex ministro. La chat è contenuta negli atti d'indagine della procura di Bergamo che ha iscritto nel registro degli indagati, nel fascicolo per epidemia colposa, una ventina di persone tra cui Speranza e Brusaferro. Guerra: "Fare i tamponi a tutti adesso è la cazzata del secolo" "Fare i tamponi a tutti adesso è la cazzata del secolo". Lo scrive Raniero Guerra, all'epoca dei fatti direttore vicario dell'Oms, in una chat con il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro che replica: "No, è ognuno va per conto suo". La conversazione, inserita negli atti della chiusura inchiesta della procura di Bergamo che ha indagato sulla pandemia, risale al 15 marzo 2020 quando il virus stava accelerando la sua corsa, i tamponi scarseggiavano e non era chiara la linea se usarli solo chi avesse sintomi o per tutti. In un altro messaggio, di qualche ora dopo, Guerra aggiunge: "Ho parlato con Galli, poi, e gli ho detto di desistere dal proporre scemenze come tamponi per tutti…ha convenuto, spero…a domani".  "Gori: "Fontana parla ma è il primo a frenare su zona rossa" "Nessuno ha decretato lo stop, tutto è lasciato alle singole imprese. Da giorni chiediamo di fermare tutto salvo le filiere strategiche, ma invano. Fontana non si prende la responsabilità. Fa grandi dichiarazioni rimandando sempre al governo ma in realtà – lo dico perché ho appena finito una videoconferenza con lui – è il primo a frenare. Sarebbe importante se all'unità di crisi venisse una pressione forte. Chiediamo per la Lombardia se tutta Italia è difficile. Alla peggio Bergamo, Brescia, Lodi, Piacenza e Cremona". Lo scrive in un messaggio, datato 20 marzo 2020, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori a chi gli chiede di 'fermare' le attività produttive per evitare il disastro in una regione in cui la pandemia avanzava inesorabilmente.  "Lombardia come Whuan, sborone Zangrillo ora piange" Mentre la politica 'temporeggiava' sulla zona rossa in Val Seriana e si ragionava se chiudere tutta la Lombardia o l'Italia intera chi è in prima linea aveva chiara la situazione sul territorio lombardo e invocava, con sempre più forza, le chiusure. Dagli atti dell'inchiesta della procura di Bergamo che ha ricostruito la diffusione della pandemia emerge, nitidamente, la presa di coscienza che il virus stava dilagando. In una chat del 3 marzo 2020 Aida Andreassi, medico della direzione generale Welfare in regione Lombardia, chatta con l'allora assessore Niccolò Carretta: "Siamo come a Whuan. La proiezione a fine marzo fa paura. Adesso capiamo perché in sei giorni hanno costruito un ospedale da 1000 posti letto. Cercate di sostenerci politicamente. Non è allarmismo, i dati sono chiari e l'andamento è pazzesco" scrive. "Serve che il governo ci ascolti. Sappiamo che Speranza ha già capito ma non ha la forza di convincere fino in fondo", aggiunge. Segue un altro messaggio a tarda sera. "Mi ha appena chiamato Zangrillo. Oggi è andato a Lodi. Fino a ieri non ci credeva, stasera mi ha detto che non ci poteva pensare che sono in quelle condizioni. Zangrillo capisci? Lo sborone medico di Berluska che quasi si mette a piangere. Mi ha detto: Aida era come un girone dell'inferno di Dante. I medici e gli infermieri fanno cose incredibili", si legge nella chat. Il giorno successivo, con un altro interlocutore Andreassi si augura che "il governo ci metta tutta la regione in zona rossa o non reggeremo". E ancora: "Non avete capito. Non basteranno i posti in terapia intensiva e non sto parlando degli anziani". Un concetto rafforzato in altri messaggi del 7 marzo 2020. "Quando i medici decidono chi potrà avere un respiratore ed entrare in terapia intensiva e chi no, è guerra o cosa? (…) Se ieri un rianimatore che so essere tostissimo del 118 mi chiama piangendo perché sta scegliendo a chi mandare un'ambulanza e chi far morire a casa, a Lodi iniziano a estubare i pazienti anziani, i primi messi in terapia intensiva, per dare il tubo ai pazienti giovani, secondo te questo cosa è?". 
Nelle quasi 2500 pagine dell'inchiesta in cui si raccolgono documenti ufficiali, chat e le testimonianze di politici ed esperti in prima linea, emergono i punti di debolezza: tracciamento, tamponi e medici di base, ma vengono alla luce anche quelle che sono anche visioni diverse di come affrontare e rispondere al virus che avanza inesorabile.  In una chat del 23 febbraio 2020 Giuseppe Ruocco, ex segretario generale del ministero della Salute scrive: "Qui si stanno demoralizzando tutti, e il ministro ormai è nel pallone". E sei giorni dopo, sempre con la stessa interlocutrice: "Sta succedendo di tutto: pareri del comitato difformi da Conte e ministro, ripensamenti sollecitati, gente richiamata a venire qui… la guerra mondiale". Gli atti ricostruiscono l'emergenza, giorno per giorno, in un crescendo di richieste da parte di esponenti delle Regioni e medici che lottano per avere qualche mascherina o anche solo pochi tamponi che diventano sempre più appelli quasi disperati.  "Non si può non segnalare il ritardo del Ministero della salute nella gestione dell’emergenza. Solo il 4 marzo 2020, infatti, approntava una prima stima dei costi per l’acquisto di attrezzature ospedaliere, allorquando ormai in Lombardia vi erano già 1.820 casi, 73 deceduti e 209 persone in terapia intensiva", una delle considerazioni contenute nella chiusura inchiesta dei magistrati di Bergamo che per tre anni hanno cercato di ricostruire le prime fasi della pandemia e le risposte istituzionali all'emergenza Covid.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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