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Csel, un procedimento disciplinare su tre negli enti pubblici si traduce in un nulla di fatto

Da Redazione Ultimenews24.it
13 Novembre 2023
In Attualità
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Csel, un procedimento disciplinare su tre negli enti pubblici si traduce in un nulla di fatto
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(Adnkronos) – Stando ai dati diffusi dal ministero per la Pubblica Amministrazione, nell’arco del 2022 sono stati avviati 11.314 procedimenti disciplinari negli enti pubblici italiani. Eccezion fatta per 776 sospensioni per procedimento giudiziario e 678 casi che sono ancora in corso, nella stragrande maggioranza dei casi (9.860) la sorte dei dipendenti pubblici finiti nel mirino dei propri superiori è già stata segnata. Posto che i dati 2022 non sono ancora stabilizzati, ad esempio alla luce delle comunicazioni mancanti, la comparazione dei numeri 2021 e 2022 potrebbe essere soggetta a delle variazioni. Comunque, allo stato attuale, si rileva un calo del 6% dei procedimenti avviati nel corso dello scorso anno rispetto al precedente in cui erano stati 12.075. Come emerge da un approfondimento di Centro Studi Enti Locali (Csel), per Adnkronos, basato sui dati del dipartimento della Funzione pubblica, nel 31% dei casi (3.020 su un totale di 9.860 casi avviati nel 2022 e ora giunti a conclusione) i procedimenti disciplinari nati in seno alle amministrazioni pubbliche italiane si sono tradotti in un’archiviazione o un proscioglimento. Il 42% dei quasi 10mila procedimenti disciplinari conclusi hanno portato all’applicazione di una sanzione minore. Le sanzioni più gravi – sospensione e licenziamento – sono state inflitte a 2.685 dipendenti pubblici. Nello specifico, sono state sospese 2.075 persone (21% del totale) e sono stati licenziati 610 lavoratori del mondo pubblico (6%) provenienti, in gran parte, da ministeri e Agenzie statali (234) e dal mondo della sanità (191). Solo 115 i dipendenti licenziati negli oltre 7.900 Comuni italiani, 27 quelli eliminati dagli organici delle Regioni, 12 quelli che lavoravano nelle Province e sei quelli provenienti da scuole e università. 
Nell’arco del quinquennio 2018-2022, sono stati più di 12mila i dipendenti pubblici che sono incappati in sospensioni o licenziamenti. Più della metà di queste misure più drastiche sono state adottate nel comparto sanità (3.693 provvedimenti disciplinari gravi, pari al 30% del totale) e nel gruppo ministeri-Agenzie (3.033, 25%). Seguono: i Comuni con 2.499 sospensioni e licenziamenti, pari al 21% del totale; le scuole (610, 12%), la categoria enti pubblici vari (5%), le Regioni (4%) e, infine, le università e le Province, ferme entrambe a quota 2%.  Ma quali sono le ragioni che portano a incappare in questi provvedimenti? Poco meno di 7 sospensioni su dieci sono riconducibili alla categoria che comprende l’inosservanza di disposizioni di servizio, la negligenza, il comportamento scorretto verso superiori, colleghi e utenti o l’aver fatto dichiarazioni non veritiere. Nel 2022, queste motivazioni sono state dietro a 1.383 sospensioni su 2.075. Le restanti 693 sono invece da imputare a: assenze ingiustificate (17%), reati (7%), attività extra lavorative non autorizzate (4%) e irreperibilità durante la visita fiscale (3%). Quanto alle ragioni che hanno gettato la base dei licenziamenti, le cause più frequenti sono risultate essere la commissione di reati (35%) e l’essersi assentati dal luogo di lavoro in maniera illegittima, senza comunicarlo o giustificando la propria assenza con dei certificati medici falsi. Queste ultime fattispecie hanno rappresentato complessivamente il 33% dei casi nel 2022. Comportamenti scorretti con colleghi o utenti, negligenza e inosservanza delle disposizioni di servizio hanno determinato la risoluzione dei 18% dei contratti mentre in più di un caso su dieci all’origine del licenziamento c’era una falsa attestazione della propria presenza in servizio.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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