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Ocalan, ‘lo zio’ nemico numero 1 di Ankara e volto della causa curda

Da Redazione Ultimenews24.it
27 Febbraio 2025
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Ocalan, ‘lo zio’ nemico numero 1 di Ankara e volto della causa curda
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(Adnkronos) – Nemico numero uno della Turchia, volto simbolo della causa curda, 26 anni dopo essere stato arrestato in Kenya dai servizi della sicurezza di Ankara e dal 1999 detenuto in isolamento nel carcere di Imrali a sud di Istanbul, Abdullah Ocalan
ha detto ufficialmente basta alla guerra armata. Un cammino iniziato lo scorso autunno con l'apertura del dialogo con Ankara, quando Ocalan aveva detto di voler portare la questione curda ''dal terreno della violenza a quello della politica'' dicendosi pronto ad adottare ''le misure necessarie''. L'uomo che i suoi seguaci chiamano 'Apo', lo zio in curdo, o 'Serok', il capo, a quasi 76 anni continua a rappresentare il volto della causa curda in Turchia. Simbolo anche per i rifugiati curdi in Europa, che sventolano bandiere con il suo volto durante le manifestazioni. Nato il 4 aprile 1949 nel villaggio di Omerli, al confine con la Siria, Ocalan era militante dell'estrema sinistra durante i suoi studi di Scienze politiche ad Ankara. Tanto da finire in carcere una prima volta, nel 1972. Nel 1978 fondò il Pkk di ispirazione marxista-leninista. Due anni dopo andò in esilio, il più delle volte a Damasco o nella pianura libanese della Bekaa, allora sotto il controllo siriano, dove stabilì il suo quartier generale. Nell'agosto del 1984 Ocalan scelse la lotta armata per ottenere la creazione di uno Stato curdo. 
Costretto a lasciare la Siria nel 1998 sotto la pressione della Turchia, Ocalan vagò per l'Europa cercando asilo politico. Trascorse anche 65 giorni in Italia, dove arrivò il 12 novembre 1998 dalla Russia. In Italia Ocalan si consegnò alla polizia sperando di ricevere asilo politico, ma il governo non glielo concesse. Il 16 dicembre 1998 la Corte d'Appello di Roma stabilì che Ocalan era un cittadino libero, revocando l'obbligo di dimora e il divieto di espatrio. La Corte stabilì anche il non luogo a procedere nei confronti dell'estradizione, in riferimento al mandato di cattura emesso dalla Germania. Il 16 gennaio 1999 partì per Nairobi, in Kenya. Pochi giorni dopo, il 15 febbraio 1999, fu catturato dagli agenti dei servizi segreti turchi durante un trasferimento dalla sede dell'ambasciata greca in Kenya all'aeroporto di Nairobi. 
Riportato in Turchia, venne accusato di tradimento e attentato all'unità e alla sovranità dello stato turco. Fu condannato a morte perché riconosciuto colpevole di essere il responsabile di tutti gli atti terroristici del Pkk e della morte di migliaia di persone. La pena fu commutata in ergastolo in seguito all'abolizione della pena di morte nel 2002. Con l'arresto del suo leader, la Turchia pensò di aver decapitato il Pkk. Ma, anche se detenuto in isolamento, Ocalan ha continuato a guidare il suo movimento impartendo istruzioni a chi gli faceva visita. Fu lui a ordinare due volte, all'inizio degli anni 2000 e una volta nel 2013, un cessate il fuoco unilaterale. Nel 2015, dopo due anni di trattative e di pacificazione con Ankara sui diritti culturali e sulla rappresentanza politica dei curdi, il conflitto è ripreso nella Turchia sudorientale a maggioranza curda, devastando in particolare la città vecchia di Diyarbakir. L'anno successivo Ocalan lamentò che "sono morte così tante persone", soprattutto giovani con poca esperienza, in "una guerra in cui nessuna delle due parti può vincere", secondo quanto riferì il fratello Mehmet. Da allora, "la società curda si è diversificata e il movimento politico e giuridico curdo si è affermato come attore", ha sottolineato Hamit Bozarslan, direttore degli studi presso l'Ehess di Parigi, ma "Ocalan resta l'attore chiave". Bozarslan ha spiegato che "per gran parte dei curdi, è lo zio che incarna non solo la causa, ma la nazione curda nella sua interezza". —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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