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Washington Post, in gioco le fondamenta del grande giornalismo americano: ecco perché

Da Redazione Ultimenews24.it
6 Febbraio 2026
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Washington Post, in gioco le fondamenta del grande giornalismo americano: ecco perché
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(Adnkronos) – I tagli al Washington Post, con il licenziamento di 300 giornalisti, non sono solo la notizia di un ridimensionamento, voluto dal proprietario Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uno degli uomini più ricchi al mondo. Sono anche la fotografia di un passaggio che rischia di minare le fondamenta del glorioso giornalismo americano. Questo perché non si sta parlando solo di bilanci da far quadrare e di 'sacrifici' necessari per la sostenibilità finanziaria dell'editoria.  Guardare a quello che sta succedendo al Washington Post con i parametri e le logiche della nostra editoria e del nostro giornalismo vuol dire evitare, più o meno consapevolmente, di inquadrare la vera natura del problema. Quello americano è un mercato completamente diverso dal nostro, con numeri e abitudini di consumo del prodotto giornalistico che non corrispondono ai nostri, né dal punto di vista quantitativo né da quello della capacità di influenza e di penetrazione delle grandi testate. La differenza sostanziale è che, a differenza dell'Italia, negli Stati Uniti non c'è un'emergenza legata alla progressiva estinzione dei lettori né, tantomeno, a una inesorabile contrazione dei ricavi. Il grande giornalismo americano, per meriti acquisiti sul campo sia sul piano dell'autorevolezza sia delle scelte strategiche, e anche per il gigantesco bacino di utenza che garantisce la lingua inglese, può contare su fondamentali industriali e su un radicamento nella società che consentono di gestire la complessa transizione in corso, inclusa la delicata partita che si gioca sull'intelligenza artificiale e la concorrenza spesso sleale dei giganti del tech. Questo, senza sottovalutare le criticità strutturali che pure ci sono: dalla riduzione dei ricavi pubblicitari, all'invadenza degli algoritmi che regolano le attività dei social network e alla concorrenza dei chatbot dell'AI. L'elemento chiave per leggere il delicato passaggio che sta vivendo il Washington Post, e che rischia di compromettere le fondamenta del giornalismo americano, è però un altro e riguarda la rottura del vincolo di indipendenza, il patto sui cui, anche dichiarando e difendendo interessi di parte, si è sempre regolato il rapporto con il lettore. Il tema non è più solo industriale ma tira in ballo un asset che un grande giornale americano come il Washington Post non può perdere per strada: la credibilità.  Un interessante articolo della Columbia Journalism Review cita le parole nette di un dipendente della testata che, ragionando delle conseguenze dello sviluppo dell'intelligenza artificiale, dice: "Siamo stati fermati dall'approccio umano, la nostra dirigenza ha distrutto il nostro brand". Queste parole si legano proprio al concetto di credibilità e alla reazione dei lettori rispetto a una serie di scelte fatte, la cui origine la redazione del Post fa risalire alla decisione di Bezos di ritirare all'ultimo minuto l'endorsement per kamala Harris durante la corsa alla Casa Bianca, ricordando che nei giorni successivi 250mila lettori hanno cancellato i loro abbonamenti al Washington Post. Non sono più i tempi del 'watergate', alla Casa Bianca c'è Donald Trump e Jeff Bezos fa i suoi calcoli ma la storia del giornalismo americano, quella che il Washington Post ha contribuito a scrivere, è a un bivio: da una parte c'è l'investimento sulla qualità da garantire ai lettori, che negli Stati Uniti sono anche abbonamenti e ricavi, dall'altra la resa a un declino che rischia di essere rapido e irreversibile. (Di Fabio Insenga)  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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