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Iran, Israele: “Missili lanciati contro di noi potrebbero colpire anche l’Italia”

Da Redazione Ultimenews24.it
26 Marzo 2026
In Attualità
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Iran, Israele: “Missili lanciati contro di noi potrebbero colpire anche l’Italia”
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(Adnkronos) – "Pensiamo che il regime iraniano stia cercando di sviluppare nuove armi in grado di raggiungere i 4.000 km, il che rappresenterebbe una minaccia totale". Lo ha detto il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, durante un briefing con la stampa italiana. "Si tratterebbe di un tipo di arma diverso, ma anche così la questione riguarda probabilmente più da vicino Paesi come il Regno Unito, la Francia o la Spagna – ha spiegato – Per quanto riguarda l’Italia, credo che anche i missili che vediamo impiegati contro Israele, con alcuni adattamenti, potrebbero essere comunque molto letali ed estremamente pericolosi". Teheran ha "missili che possono facilmente raggiungere i 2.000 km – ha affermato il portavoce – Questi missili possono trasportare una quantità molto elevata di esplosivo: il solo serbatoio di carburante è più grande di un autobus e possono contenere fino a una tonnellata di esplosivo. Se si riduce la quantità di esplosivo e si aumenta il carburante, possono arrivare anche a 3.000 km". "Anche a una distanza di 3.000 km – che, se i miei calcoli non sono errati, corrisponde più o meno alla distanza dell’Italia – questi missili possono essere estremamente distruttivi: come abbiamo visto ad Arad e Dimona, 200-300 chilogrammi di esplosivo possono letteralmente devastare edifici e ferire oltre 100 persone", ha sottolineato. "Ci aspettavamo di più dall'Iran", ha dichiarato Shoshani durante il briefing, rimarcando come la capacità missilistica iraniana sia stata significativamente ridotta. "Oggi stanno lanciando circa dieci missili al giorno, mentre a giugno in molti giorni superavano i 100", ha spiegato, attribuendo il calo alle "efficaci" operazioni congiunte di Israele e Stati Uniti contro il programma balistico di Teheran. L'obiettivo principale, secondo Shoshani, non è solo intercettare i missili ma colpire alla radice la loro produzione. "Ci interessa più la produzione che i missili stessi", ha detto, evidenziando come Israele abbia inflitto "un colpo molto, molto duro" alla capacità produttiva iraniana, che all’inizio del conflitto contava "molte decine di missili al mese, secondo alcuni anche oltre il centinaio". Il portavoce ha inoltre assicurato che Israele "non è in una situazione in cui ritiene di non avere gli strumenti per difendersi", pur continuando a rafforzare le scorte di munizioni. Resta comunque elevata l’allerta. "Abbiamo aerei in volo costantemente, che li individuano e li colpiscono. Se non fosse così, avremmo visto numeri molto più alti", ha aggiunto, sottolineando che Israele si sta preparando "a una guerra con un numero di missili molto più elevato rispetto a quello visto finora". "Siamo pronti a operare ancora per qualche settimana e a produrre un cambiamento davvero duraturo", ha dichiarato il portavoce. Sulla durata del conflitto, Shoshani ha messo in chiaro che "spetta alla nostra leadership decidere, anche se penso che già a questo punto sentiamo e crediamo di aver ottenuto risultati molto significativi". "Stiamo vedendo un Paese in confusione, con difficoltà a funzionare", ha osservato parlando del regime iraniano. "Tuttavia sappiamo che si tratta comunque di un Paese molto grande – ha precisato – con un vasto apparato di sicurezza. In molti casi ci sono sostituti per chi viene eliminato: non hanno la stessa qualità né la stessa leadership, ma esistono". "Si vede un Paese nel caos, ma è un Paese molto grande, molto intelligente: questo è un nemico ottanta volte più grande di Israele, con una popolazione dieci volte superiore, e un Paese molto vasto che ha speso la maggior parte delle sue risorse per l’apparato di sicurezza", ha evidenziato Shoshani, sottolineando tuttavia che la nuova leadership sta dimostrando "incapacità di coordinarsi" e l'esercito "fatica ad operare". "Non riescono a coordinare le salve di missili: dopo i primi due giorni non sono più stati in grado di farlo – ha detto il portavoce – Il loro fuoco si è limitato a uno, due, forse tre missili alla volta. Non riescono a eseguire attacchi coordinati. Hanno problemi nel prendere decisioni". Secondo Shoshani, l'Iran ha commesso un "grave errore" attaccando i Paesi del Golfo: "Ci è voluto molto tempo perché lo capissero e perché qualcuno assumesse il comando e ordinasse ai generali di smettere". L'Iran ha "superato tutte le linee rosse", ha affermato il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jassim Mohammed Al-Budaiwi, in dichiarazioni riportate dalla tv satellitare al-Jazeera. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Oman, sono i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). E vogliono essere "associati – ha detto Al-Budaiwi – a qualsiasi colloquio o accordo volto a risolvere questa crisi, in modo da contribuire al rafforzamento della loro sicurezza e stabilità". Dall'inizio del conflitto, della 'risposta' iraniana alle operazioni contro l'Iran avviate il 28 febbraio da Usa e Israele, i Paesi del Golfo sono stati costretti a spendere miliardi per respingere attacchi quotidiani dell'Iran con missili e droni, senza contare le ripercussioni su economia e sovranità, sintetizza il Guardian che cita analisti secondo i quali quella che finora è apparsa come riluttanza nel 'tifare' per "presunti" sforzi per il cessate il fuoco rispecchiava sia il bilancio pesante che continuano a subire per la guerra sia i sospetti sulla sincerità delle parole di Donald Trump sui colloqui. Per gli osservatori, l'assenza di chiarezza sugli attuali presunti negoziati tra Usa e Iran ha portato i leader del Golfo a essere riluttanti a porsi sinora in prima linea nei colloqui. Di "alto grado di scetticismo" ha parlato anche una fonte diplomatica iraniana citata dal giornale britannico in riferimento alle ipotesi di incontri in Pakistan. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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