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Home Economia e Finanza

Terzo Settore, una risorsa economica strategica con un esercito di oltre 817mila lavoratori

Da Redazione Ultimenews24.it
13 Maggio 2026
In Economia e Finanza
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Terzo Settore, una risorsa economica strategica con un esercito di oltre 817mila lavoratori
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(Adnkronos) – Il prossimo 6 di giugno saranno dieci anni dall'approvazione della legge delega di riforma del Terzo settore che aveva messo mano sia al Codice del terzo settore sia al 5 per 1000 sia alla disciplina dell'impresa sociale e dunque anche al Servizio civile universale. Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus ETS – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell'impresa sociale, con Adnkronos/Labitalia illustra l'andamento di quella che è una vera e propria risorsa strategica per il Paese. 
Quanti sono i volontari impegnati?
 “Il numero dei volontari impegnati sono la vera risorsa strategica, possiamo dire il vero capitale sociale del Terzo settore. Il Terzo settore italiano non è solo volontariato e buona azione, ma anche lavoro e produzione. Un settore economico vero e proprio, un ambito di occupazione a pieno titolo e, peraltro, in forte crescita. Emerge dai dati, fotografati per la prima volta in un’analisi sistematica dell’Archivio Uniemens dell’Inps, che nel suo Rapporto Annuale 2025 ha dedicato un focus sull’occupazione negli enti del Terzo settore iscritti al Registro unico nazionale. Gli ultimi dati (dicembre 2024) parlano di 817.499 lavoratori impiegati negli enti del Terzo settore iscritti al Runts, distribuiti tra 131.438 organizzazioni di diversa natura: imprese sociali, cooperative, associazioni di promozione sociale, fondazioni, organizzazioni di volontariato. In cinque anni, tra il 2019 e il 2024, l’occupazione è aumentata di 134.518 unità, con una crescita complessiva del 19,7% e un incremento medio annuo del 3,7%. Un’espansione che non si è fermata neppure negli anni della pandemia. Nel 2019 gli occupati erano 682.981, nel 2022 sono saliti a 761.247, fino a raggiungere gli 817.499 del 2024, con un’accelerazione proprio nell’ultimo anno.  A trainare la crescita dell’occupazione sono soprattutto le imprese sociali che, pur rappresentando solo il 17,3% degli enti iscritti al Runts, impiegano oltre l’85% dei lavoratori, pari a quasi 700 mila persone. In larga parte si tratta di cooperative sociali, che da sole assorbono più del 96% dell’occupazione relativa alle sole imprese sociali operando soprattutto nei servizi alla persona (sanità, assistenza, educazione, inclusione lavorativa) e nei servizi alle imprese. Questo dato contribuisce a fare chiarezza: nel Terzo settore si è sviluppato un vero e proprio sistema imprenditoriale a vocazione sociale, capace di generare lavoro stabile e di crescere nel tempo. Dal 2019 al 2024, infatti, l’occupazione nelle imprese sociali è aumentata di oltre 108.000 unità, con un contributo significativo anche delle collaborazioni professionali, cresciute di quasi il 60%. La crescita è costante in tutte le sezioni del Runts, segno di una domanda sociale che né lo Stato né il mercato riescono da soli a soddisfare. Il Terzo Settore non è fatto solo di volontari: dei quasi 820.000 lavoratori impiegati negli Ets, il 93% ha un contratto di lavoro dipendente, una quota percentuale superiore più di quattro punti rispetto alle persone che lavorano nel settore privato dell’economia. I lavoratori iscritti alla gestione separata dei collaboratori sono il 5,5%. Tuttavia, questa stabilità formale convive con elementi di fragilità: i contratti a tempo indeterminato sono sei punti percentuali in meno rispetto alla media del settore privato; sta crescendo il ricorso alle collaborazioni professionali soprattutto negli enti di natura associativa, non classificati come imprese sociali. E gli enti più piccoli faticano a garantire strutture organizzative stabili e percorsi di carriera. In più del 70% dei casi il lavoro nel Terzo Settore si concentra nei servizi alla persona, ad alta intensità relazionale, dove la qualità del servizio dipende anche dalla qualità del legame umano. Una cura efficace, un percorso educativo riuscito, un accompagnamento alla fragilità sono beni relazionali, beni immateriali che non hanno prezzo di mercato, ma sono una risorsa fondamentale della società. Il 73% dei lavoratori del Terzo Settore è donna, con punte ancora più alte nelle imprese sociali e nei servizi alla persona. La maggior parte dei lavoratori si concentra nelle regioni più popolose e produttive – Lombardia, EmiliaRomagna, Lazio, Piemonte e Veneto, ma è nelle regioni periferiche e interne – Sardegna, Molise, Basilicata e Sicilia – che il Terzo Settore assume un ruolo decisivo, arrivando a rappresentare fino all’8% dell’occupazione privata. In questi territori costituisce un bacino rilevante di impiego, diventando spesso l’unico presidio stabile di servizi essenziali, dall’assistenza agli anziani alle attività educative territoriali. È qui che la sua funzione non è solo economica ma sociale: contrasto allo spopolamento, mantenimento di servizi indispensabili, coesione e cura delle comunità locali soprattutto nei comuni periferici e ultraperiferici. 
Com’è cambiata la quota destinata del 5 per mille?
 Il 5 per mille è anche stato oggetto di intervento nella riforma del Terzo settore. Particolarmente negli ultimi tre anni di cui sono disponibili i dati, 22-24, abbiamo avuto il picco del numero dei cittadini che hanno scelto di avvalersi di questa facoltà, ovvero quasi 18 milioni di persone. Nello stesso periodo abbiamo avuto anche il picco degli enti beneficiari che sono cresciuti in modo particolare tra gli enti del terzo settore sono passati da 50 mila a 69 mila e sicuramente questo è uno degli effetti della riforma. Questo perché con la riforma si può diventare potenziali beneficiari del 5 per mille se ci si iscrive al Registro unico del Terzo Settore, così quando si è dispiegato interamente l’effetto del registro anche il numero degli enti beneficiari è cresciuto e forse questo ha spinto anche più cittadini a destinare, a scrivere quel codice fiscale sulla propria dichiarazione dei redditi. Tuttavia, anche se abbiamo avuto il picco dal 2006 ad oggi del 5 per mille, restano circa 13 milioni di contribuenti che non si avvalgono di questa facoltà e si spera che con il crescere del numero degli enti beneficiari del Terzo settore siano loro stessi a fare una campagna promozionale per facilitare, per convincere della bontà di questo strumento che non costa nulla al cittadino ma incrementa l’attività di interesse generale.  Un dato riguarda il fenomeno delle erogazioni liberali: sono cresciuti sia il numero dei cittadini contribuenti che hanno fatto delle donazioni a questi enti fino a raggiungere quasi 2 milioni e sia il valore complessivo dell'ammontare donato, cioè di quanti soldi sono stati trasferiti a questi enti pari a circa 700 milioni.  
Qual è l’obiettivo del Progetto Atlante?
 Il progetto Atlante , è la piattaforma promossa da Fondazione Terzjus ETS e Italia non profit per conoscere l’Italia del bene comune attraverso i dati. Il progetto nasce per rispondere a un paradosso concreto: il Terzo Settore italiano conta migliaia di organizzazioni, milioni di volontari e lavoratori, eppure chi lo abita ogni giorno fatica ad accedere a informazioni chiare e utilizzabili nella propria attività. Con l’Atlante, questi dati diventano comprensibili: elaborazioni statistiche, infografiche, analisi tematiche e storie di enti costruiscono un quadro affidabile di come sta cambiando il settore in Italia. I contenuti spaziano dal Runts, al volontariato, all’amministrazione condivisa, e cresceranno nel tempo su nuovi temi. Tutte le fonti sono ufficiali: Runts, Istat, Unioncamere, Inps, ricerche pubbliche. I materiali sono gratuiti e accessibili a operatori, istituzioni e cittadini. La piattaforma è sostenuta dalla Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria e da Banco BPM. Una conoscenza puntuale favorisce anche lo sviluppo di una identificazione con queste finalità sociali e sia anche una valorizzazione dal punto di vista della politiche pubbliche. In secondo luogo si metterà in moto, a partire dalla fine di maggio, un processo di formazione gratuita online, destinata a quei più di 55.000 enti nuovi che si sono iscritti al registro. 
Il Premio ‘Volontari@Work’
 Il Premio Volontari@work mette in luce le sinergie tra il mondo delle imprese e del sociale dando spazio, visibilità e riconoscimento alle buone pratiche di volontariato aziendale di competenza capaci di generare valore per lavoratori, ETS, Onlus e comunità locali. Con le edizioni precedenti abbiamo premiato 38 aziende e, per la prima volta nella passata edizione, anche 15 ETS che hanno dimostrato come il volontariato di competenza possa fare la differenza. La novità della terza edizione del Premio riguarda la possibilità di candidarsi rivolta a tutte le imprese, anche con meno di 50 dipendenti, appartenenti a tutte le categorie merceologiche.  Il dato interessante è che è raddoppiato sia il numero degli enti che delle aziende che hanno partecipato. In sintesi un’azienda presta dei propri collaboratori o dipendenti per svolgere un’attività, una funzione, un progetto, un supporto a un ente di Terzo settore. Ti aiuto non dandoti dei soldi ma perché ti presto in forma non onerosa una persona che ha determinate competenze che ti servono per la tua organizzazione o per realizzare un progetto particolarmente impegnativo. Questo volontariato ha anche un profilo più largo, il cosiddetto volontariato d’impresa. Da una rilevazione fatta da Unioncamere con il sistema Excelsior si è visto che sono più di 75.000 le aziende in Italia che hanno questo tipo di case work che consentono ai propri dipendenti di fare dell’attività di volontariato durante l’orario di lavoro. Di queste 75.000, 3.000 sono quelle che effettivamente propongono progetti di volontariato di competenza. Cioè che dicono bene, puoi andare tu, mio dipendente collaboratore, presso un ente di terzo settore per una settimana, un mese o un tempo anche più lungo e lavori, pur essendo rimanendo mio dipendente, per questo ente, per questa realtà associativa.  Questo fenomeno, anche se è ancora di nicchia, è importante perché dà una forma concreta alla responsabilità sociale d’impresa. Cioè non solo qualche bella parola, ma una messa in opera effettivamente del capitale umano, del capitale che le aziende hanno in quanto sono in grado di avere a disposizione competenze importanti che possono meglio far funzionare le attività del Terzo Settore. Il fatto che il premio non ha nessun valore economico è un riconoscimento veramente simbolico alla funzione di far emergere e raccontare queste esperienze che stanno crescendo e si stanno qualificando.  (di Sabrina Rosci) 
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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