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Venezia 83, da Martone a Schrader il grande cinema fuori concorso

Da Redazione Ultimenews24.it
26 Agosto 2026
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Venezia 83, da Martone a Schrader il grande cinema fuori concorso
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(Adnkronos) – Non solo il concorso, non solo la corsa al Leone. L’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera e in programma al Lido dal 2 al 12 settembre, apre il suo sguardo anche a una costellazione di film, autori e star che trovano nella sezione Venice Open – Fuori Concorso uno spazio di primo piano. Un programma che attraversa generi, epoche e cinematografie. Dalla riflessione sulla fede di Giovanni Veronesi al thriller politico di Alexandre Smia, dal cinema storico di Lav Diaz al racconto morale di Paul Schrader, la selezione porta in laguna registi di primo piano e interpreti internazionali, con le nuove opere di Gianni Amelio, Mario Martone, Kornél Mundruczó e Sabu. Il film di chiusura del festival è "Dio ride" di Giovanni Veronesi, dove nel cast figurano Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi. Ambientato nel cuore del Seicento, il film racconta la storia di Frate Leopoldo da Casamacchia, religioso capace di parlare di Dio in modo radicalmente diverso rispetto alla Chiesa del suo tempo. Mentre la liturgia ufficiale si esprime in latino, Leopoldo racconta il Vangelo con un linguaggio semplice, gioioso e vicino alla gente. Il suo Dio è un Dio che consola, che offre speranza e che può persino ridere insieme agli uomini. Il successo della sua predicazione diventa però un problema per le autorità ecclesiastiche: le chiese iniziano a svuotarsi e migliaia di persone seguono il frate di villaggio in villaggio. La sua fama arriva fino a Roma, dove il caso viene affidato al cardinale Maculani, tra i più autorevoli inquisitori del tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma così in un confronto destinato a mettere in discussione convinzioni apparentemente incrollabili. Una storia sulla fede, sul dubbio e sulla libertà di pensiero, nella quale il destino di Leopoldo finisce per intrecciarsi con quello dei suoi stessi accusatori. Per Veronesi, autore di "Che ne sarà di noi", della trilogia di "Manuale d’amore", "L’ultima ruota del carro" e "I moschettieri del Re", è un nuovo capitolo di una carriera che lo ha visto collaborare con alcuni dei maggiori interpreti italiani e internazionali. Tra i titoli italiani spicca "Nessun dolore" di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Al centro della storia c'è Davide, interpretato da Borghi, la cui vita viene sconvolta dalla morte di un bambino, un giovanissimo immigrato clandestino. Davide si sente responsabile della tragedia e deve affrontare il peso di una colpa che sembra impossibile da cancellare. Per Amelio, uno dei nomi fondamentali del cinema italiano contemporaneo, il ritorno a Venezia assume un significato particolare. Il regista ha conquistato il Leone d’oro nel 1998 con "Così ridevano" e il premio Osella per la regia nel 1994 con "Lamerica". Tra i suoi film veneziani figurano anche "Colpire al cuore", "Le chiavi di casa", "La stella che non c’è", "L’intrepido", "Il signore delle formiche" e "Campo di battaglia". Il cinema monumentale di Lav Diaz approda a Venice Open con "Makikiraan Po (Let Us Through, Dear Ancestors)". Ambientato tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, il film guarda agli anni dell'espansione della colonizzazione spagnola nelle Filippine. La costruzione di chiese, fortezze e altre infrastrutture fu accompagnata dal lavoro forzato imposto alle popolazioni locali e dalla morte di migliaia di indios filippini. Diaz torna così a confrontarsi con la memoria storica e con le ferite lasciate dal colonialismo. Un tema coerente con il percorso di uno dei più importanti autori del cinema filippino contemporaneo, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2016 per "The Woman Who Left". A Venezia ha ottenuto il premio Orizzonti per "Melancholia" e quello per la regia di "Lahi, Hayop". Nel 2024 ha presentato fuori concorso "Phantosmia" Dagli Stati Uniti arriva invece "Father Joe", diretto dal regista svizzero Barthélémy Grossmann e scritto da Luc Besson. Protagonista è Kiefer Sutherland, affiancato da Ever Anderson e Al Pacino. Il film porta sullo schermo la figura di un prete molto lontano dall'immagine tradizionale dell'uomo di Chiesa: Father Joe conduce infatti una guerra clandestina contro le organizzazioni criminali della Little Italy di Manhattan, rubando ai trafficanti di droga per destinare il denaro ai poveri. E' un personaggio sospeso tra fede, vendetta e giustizia personale, in una storia che promette di combinare azione e dramma criminale. Altro grande nome italiano è Mario Martone, che presenta "Scherzetto", adattamento del romanzo omonimo di Domenico Starnone. Protagonista è Toni Servillo, affiancato da Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro. Gran parte del film è ambientata all’interno di un appartamento, dove il personaggio interpretato da Servillo, un illustratore di successo trasferitosi a Milano, si trova costretto a trascorrere alcuni giorni con un bambino di cinque anni. La convivenza riporta a galla il passato e una serie di fantasmi interiori, costringendo l'uomo a fare i conti con se stesso. Martone è una presenza storica della Mostra di Venezia. Dopo "Morte di un matematico napoletano", premiato con il Gran Premio della Giuria nel 1992, il regista ha firmato opere come "L'amore molesto", "Teatro di guerra", "Noi credevamo", "Il giovane favoloso", "Capri Revolution", "Il sindaco del Rione Sanità" e "Qui rido io". Il regista norvegese di origine curda Halkawt Mustafa presenta "No Paradise If You Are Killed by a Woman", coproduzione tra Norvegia, Stati Uniti e Svezia. Il film racconta la storia di una cecchina peshmerga proveniente dalla Svezia che torna in Iraq dopo dieci anni per cercare la sorella, rapita dall'Isis durante l'assedio di Mosul. Il regista combina il linguaggio del war movie con quello del dramma umano, costruendo un racconto dedicato al coraggio del popolo curdo. Nel cast figurano Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl e Kader Jalal. Mustafa ha esordito alla regia nel 2011 e ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali con "El clásico", scelto dall'Iraq come rappresentante agli Oscar per il miglior film internazionale. Nel 2023 ha scritto e diretto "Hiding Saddam Hussein". Tra Giappone e Taiwan si muove invece Sabu, pseudonimo di Tanaka Hiroyuki, con "Arrested Memory". Girato interamente a Taiwan con una troupe giapponese, il film vede protagonista Ethan Juan, affiancato da Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi e Reika Kirishima. La storia segue un investigatore che sta progressivamente perdendo la memoria mentre indaga sul rapimento del figlio di un ricco imprenditore giapponese. Sabu recupera qui l'energia ipercinetica e il gusto grottesco dei gangster movie hongkonghesi degli anni Ottanta e Novanta, richiamando lo stile dei suoi primi lavori, a partire da Postman Blues. Tra gli autori più attesi c'è sicuramente Paul Schrader, che porta a Venezia "The Basics of Philosophy". Nel film, Jack Huston interpreta John Jorissen, professore di filosofia che tiene un corso dedicato ad Arthur Schopenhauer. La ricomparsa di una persona legata al suo passato lo costringe a confrontarsi con un episodio oscuro che avrebbe preferito rimuovere. Schrader definisce il film come un racconto morale in continuità ideale con "Master Gardener": ancora una volta il centro della narrazione è la possibilità della redenzione. Nel cast figurano anche Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman ed Elizabeth Petruso. Sceneggiatore di film fondamentali come "Taxi Driver", "Toro scatenato", "L'ultima tentazione di Cristo" e "Al di là della vita", tutti legati alla collaborazione con Martin Scorsese, Schrader ha costruito negli anni una delle filmografie più riconoscibili del cinema americano. A Venezia ha presentato "Affliction", "The Canyons", "First Reformed", "Il collezionista di carte" e, nel 2022, "Il maestro giardiniere", quando ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera. La commedia e il legal drama si incontrano in "Un bon avocat" di Tristan Séguéla, con Laurent Lafitte, Anthony Bajon, Mélanie Laurent e Carole Bouquet. Lafitte interpreta un eccentrico avvocato penalista che, dopo un'overdose di cocaina in piena aula di tribunale, deve affrontare un percorso di riabilitazione e soprattutto cercare di salvare la propria carriera. Ha soltanto una settimana per prepararsi al processo che lo riguarda. Al suo fianco, controvoglia, c'è un giovane e tenace stagista interpretato da Anthony Bajon. Ne nasce una corsa contro il tempo tra strategie legali, tentazioni e svolte drammatiche. Uno dei titoli più curiosi della selezione è "Place to Be" di Kornél Mundruczó, che offre alla protagonista Ellen Burstyn, Leone d’oro alla carriera di questa edizione, una delle sue più recenti interpretazioni. Nel cast figurano anche Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e David Wenham. Burstyn interpreta un'anziana signora che intraprende un viaggio verso il New Jersey per restituire al proprietario un piccione piombato accidentalmente nella sua casa e che non sembra avere alcuna intenzione di andarsene. Durante il viaggio incontra Taika Waititi, compagno di strada occasionale con il quale nascerà un'amicizia tanto inattesa quanto contrastata. Mundruczó, autore ungherese affermatosi tra cinema d'autore e produzioni internazionali, ha già lasciato un segno a Venezia con "Pieces of a Woman", film in concorso nel 2020 che valse a Vanessa Kirby la Coppa Volpi. Chiude l'elenco della fiction "Jupiter" di Alexandre Smia, thriller politico ambientato nel cuore del potere francese. Il protagonista è il neoeletto presidente della Repubblica, interpretato da Denis Ménochet, chiamato a prendere una decisione potenzialmente irreversibile dopo un ultimatum nucleare russo. Tutto si concentra nel segreto del posto di comando Jupiter, mentre il presidente deve confrontarsi con la responsabilità di una scelta capace di cambiare il destino del Paese. Il cast è particolarmente ricco e comprende André Dussollier, Reda Kateb, Dominique Blanc, Ella Rumpf, Frédéric Pierrot, Celine Sallette, Cédric Kahn, Jeremy Lopez, Clotilde Courau, Pascal Greggory e Valeriu Andriuta. (di Paolo Martini) 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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