(Adnkronos) – Settembre – ottobre: mesi di ripartenza delle lezioni per oltre due milioni di studenti universitari, pronti a varcare le soglie delle aule degli atenei e a sfidare il futuro in un momento di grandi novità e poche certezze. Tra nuove e vecchie scommesse, l'Adnkronos ha parlato con Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano, prima università d'Italia e 87esima mondiale secondo il Qs Ranking 2026, in un anno accademico che l'Ateneo milanese, fondando la sua azione sulla centralità della ricerca e il trasferimento tecnologico all'impresa, ha potenziato sul fronte formazione dei giovani, matricole incluse, all'autoimprenditorialità ed empowerment femminile, per sconfiggere gli stereotipi di genere. Lo ha fatto tra l'altro attraverso il lancio di programmi di punta come l'ecosistema Polimi Innovators, che sarà inaugurato il prossimo 12 ottobre, la fondazione Tef o le borse di studio del Girls@Polimi… La Rettrice del Politecnico, dove proprio questa settimana sono iniziate le lezioni, ha esordito con un messaggio virtualmente rivolto alle ragazze e ai ragazzi che popolano il campus. "Direi agli studenti di essere curiosi e di non avere troppa fretta di sapere esattamente dove stanno andando – ha detto – Entrare all'università è ovviamente un momento complesso perché è un mondo diverso rispetto a quello della scuola ma è anche un mondo che ti porta poi verso l'ambito delle professioni e le professioni stanno cambiando e alcune probabilmente ancora non esistono. Credo per questo che l'università oggi è sempre più importante per avere competenze solide ma soprattutto per insegnare a continuare a imparare, ad avere un pensiero critico. Quindi direi agli studenti di vivere pienamente l'università che non è solo il luogo in cui si decide che cosa fare, ma anche il luogo in cui si scopre chi si può diventare".
Rettrice, il Politecnico di Milano nel Qs Ranking 2026 si conferma prima università d'Italia e 87esima mondiale, guadagnando 11 posizioni rispetto all'anno precedente. In alcune discipline, come ingegneria spaziale, si posiziona nella top ten globale nonostante i fondi a disposizione rispetto a università statunitensi che hanno conquistato il podio -come il Mit o Stanford – siano di gran lunga superiori, direi incomparabili. Quanto incidono sul posizionamento nei ranking le risorse finanziarie a disposizione degli atenei per la didattica e la ricerca?
"Se facessimo il rapporto tra i risultati ottenuti e i finanziamenti ricevuti, credo ci posizioneremmo tra i primi tre in classifica. Io credo che il nostro obiettivo come università pubblica in Italia è quella di fare la miglior formazione e ricerca possibile e anche avere quella responsabilità sociale che messe insieme rappresentano il valore che ha l'università per la società. I ranking non sono un obiettivo ma sono uno strumento per attrarre studenti e ricercatori migliori anche dall'estero. Noi dobbiamo infatti ricordare che abbiamo un problema demografico in arrivo e che è necessario formare anche secondo la nostra cultura e competenze studenti che vengono da altri paesi per potere avere quella forza lavoro che manca nelle discipline tecnologiche; in particolare sull'intelligenza artificiale noto che i numeri sono veramente impietosi. Quindi semplicemente il nostro obiettivo è usare bene le risorse a disposizione, attirare i migliori ricercatori e studenti e fare il meglio possibile. Questa strategia abbastanza chiara viene premiata anche dai ranking".
Lei è la prima donna alla guida Politecnico di Milano. Dalla sua nomina (nel gennaio 2023) quali sono state e continuano a essere le sfide culturali più grandi che ha dovuto affrontare?
"Gli stereotipi, che si formano molto presto. Non credo che alle ragazze manchino le capacità o gli interessi per le discipline scientifiche, il problema è che, quando si devono immaginare nel loro futuro, alcune professioni vengono ancora percepite come più maschili di altre e questo oltre a non avere più senso ha delle conseguenze molto concrete: se una ragazza non vede donne ingegnere, informatiche o leader tecnologiche è difficile che immagini se stessa in quei ruoli. Quindi dobbiamo sicuramente lavorare prima dell'accesso all'università e far sì che le ragazze abbiano la possibilità di pensare al loro futuro avendo una idea di cosa vuol dire oggi essere un ingegnere, che vuol dire lavorare sulla energia, sulla intelligenza artificiale, sulla salute, sulla mobilità, sul clima, sulle città. Significa contribuire a progettare un futuro a beneficio della umanità in qualche modo. E dobbiamo fare in modo che questa idea sia permeabile e permeata su tutta la società".
Da questo nasce GIrls@Polimi, iniziativa strategica che si rivolge specificamente alle studentesse del quarto e quinto anno delle scuole superiori per incoraggiarle a intraprendere studi universitari nell'ambito delle materie STEM attraverso borse di studio. Ma anche sul fronte autoimprenditorialità, in Polimi Innovators, il contenitore strategico dedicato agli aspiranti startupper che lanciate in questo nuovo anno accademico, c'è una sezione dedicata solo alle donne. Perché?
"Perché il talento è distribuito mentre le opportunità, e soprattutto la percezione di poter diventare imprenditore, non sono percepite, distribuite nello stesso modo tra le nostre studentesse dottorande rispetto ai loro colleghi maschi. Non si tratta di creare un percorso separato ma di rimuovere alcuni ostacoli che si possono presentare ancor prima della nascita di una impresa. Cioè la mancanza di modelli nei quali riconoscersi, reti professionali, occasioni per confrontarsi. Quindi abbiamo cercato di creare un career mentoring per le ragazze con delle startupper mettendo in contatto direttamente le studentesse con altre alunne del politecnico che hanno fatto questa esperienza, sono diventate founder. Lavoriamo insieme sulla leadership, sulla negoziazione, sul networking, sulla capacità di cercare investimenti e di prendersi dei rischi che è uno dei grossi problemi che abbiamo non solo a livello femminile ma anche maschile. Quindi l'idea è che la imprenditorialità deve essere un'opzione realmente accessibile a tutto il nostro talento. E se qualcuno è un po' indietro perché la vede un po' meno, cerchiamo di dargli quelle opportunità per essere allo stesso livello degli altri".
I dati sulle iscrizioni dell'anno accademico 2026-2027 saranno accessibili a novembre. Guardando all'offerta universitaria per intero, avete comunque registrato negli ultimi anni più iscrizioni di donne? C'è un cambio di percezione?
"La tendenza è positiva, C'è una crescita progressiva ma non abbiamo avuto una inversione di tendenza. Negli ultimi 4 anni le ragazze iscritte alla triennale ad ingegneria sono passate dal 24% al 29% circa. Un po' di miglioramento nelle triennali quindi c'è stato. Ci sono degli indirizzi più femminili, come ingegneria biomedica. Altri più di orientamento maschile, come meccanica, informatica ed elettronica. E ciò è problematico perché ci sono molto richieste dal mondo delle aziende".
Tra le sfide più ambiziose che il Politecnico di Milano oltre agli stereotipi si è puntato sull'autoimprenditorialità e il trasferimento tecnologico. Lei, che ne è strenua promotrice, affianca all'impulso all'innovazione un approccio culturale e metodologico che sta ridisegnando anche la didattica all'interno dell'Ateneo. Tra i suoi cavalli di battaglia c'è la promozione della 'pedagogia dell'errore'. Perché? "Secondo me l'errore ha un ruolo fondamentale soprattutto quando parliamo di innovazione o di ricerca. Innovare significa per definizione muoversi in un territorio in cui non si hanno tutte le risposte così come avviene nella ricerca. All'università siamo abituati a valutare gli studenti sulla risposta corretta, ma se vogliamo formare degli innovatori dobbiamo insegnare anche a formulare un'ipotesi, verificarla, scoprire eventualmente che era sbagliata e usare quello che abbiamo imparato per formare eventualmente una ipotesi migliore. Lo stesso vale nell'ambito della imprenditorialità tant'è che negli Usa (i venture capital – ndr) credono che se non hai sbagliato una volta, non hai imparato e quindi il rischio di errore che si corre è più alto, non avendo tu imparato da un tuo precedente sbaglio. L'errore diventa negativo solo quando non produce apprendimento e questo è il motivo per cui vogliamo che i nostri studenti possano sperimentare l'errore all'università, in un ambiente un po' più protetto dalle conseguenze che si verificano in Italia in caso di fallimento societario. Pertanto, cerchiamo di farli lavorare in team multidisciplinari, simulando concretamente la vita di una start up, prendendo decisioni sul prodotto, il mercato, le risorse, reagendo agli imprevisti. Nello 'start up boot camp' affrontiamo esplicitamente proprio la gestione del fallimento. Nostro obiettivo è fare in modo che il costo dell'errore si abbassi e aumenti il valore dell'apprendimento dall'errore per ripartire meglio di prima. Un innovatore non è qualcuno che non sbaglia, è qualcuno che sa trasformare rapidamente un errore in conoscenza e questo è il nostro obiettivo".
La pedagogia dell'errore dovrebbe diventare il mantra anche nelle scuole italiane, così come lo è già nelle anglosassoni?
"Il sistema della scuola italiana è molto diverso da quello delle scuole straniere sopratutto anglosassoni. Non è semplice cambiarlo. All'università cerchiamo di farlo. Ci scontriamo con ragazzi che si aspettano di sapere esattamente come sono fatte le tracce degli esercizi. Cioè sono capaci di rifare l'esercizio che tu gli hai fatto vedere, ma se cambi la struttura dell'esercizio si trovano in maggiore difficoltà. Io cerco di spiegargli che devono imparare a ragionare e dopo di che qualunque esercizio va bene. Se la logica dei passaggi funziona ed è corretta anche se diversa da quella che ho pensato, io capisco che sei in grado di ragionare e risolvere un problema che è nuovo. Nella professione infatti i problemi che si porranno saranno nuovi, non già visti. bisogna essere in grado di affrontarli portandosi dietro il bagaglio di conoscenza".
Cosa suggerisce?
"Educare i ragazzi al pensiero critico e alla capacità di formulare delle ipotesi e provare a fare una ragionamento che non sia preconfezionato".
Se i programmi come Polimi Innovators accendono la scintilla nei singoli studenti e ricercatori che vogliono innovare, la Tef (Tech Europe Foundation) rappresenta la massima espressione istituzionale e infrastrutturale della missione di autoimprenditorialità del Politecnico di Milano. Ci spiega?
"Tef è una fondazione che mette insieme Politecnico, Bocconi, investitori privati e Camera di commercio creando un ecosistema in cui ricerca, imprese e capitale competente si possano incontrare per trasformare in innovazione la ricerca. Non bisogna dimenticare infatti che per fare innovazione prima devi fare ricerca. Sono tre i pilastri: sostegno alla ricerca , scouting e accompagnamento delle start up, open innovation con le imprese. Tutto ciò si traduce in diversi percorsi che sono fatti in fasi diverse: Tef Ignition consente agli studenti di partire da una idea e verificarla concretamente ed è un po' anche un complemento di Polimi Innovator; Tef Foundry, che nasce da una esperienza che abbiamo fatto da molti anni, 'Switch2Product', e invoglia i ricercatori a tirar fuori i risultati della ricerca e provare ad avere un finanziamento per fare un passo in più, trasformarlo in un'impresa, in un brevetto, in una innovazione che possa essere utilizzata; Tef Foundry accompagna quindi i team di ricerca verso la creazione di start up deep tech con mentor internazionali e con un finanziamento che li accompagna nella crescita. L'obiettivo finale è attrarre talento, generare imprese deep tech e fare di Milano uno di quei luoghi europei dove la scoperta scientifica abbia anche la possibilità di diventare una impresa. Cosa che c'è nella Silicon Valley o in aree tipo Berlino o Londra ma che in Italia è un po' mancante".
Priorità oggi è integrare l'IA generativa nella didattica per aiutare gli studenti a sfruttarla e non subirla. Come la affrontate?
"Al Politecnico l'IA non è una novità, la studiamo da oltre 50 anni e siamo stati la prima università italiana a creare degli insegnamenti di IA. Oggi l'IA è presente in tutti i nostri percorsi. Con l'IA generativa c'è un punto di passaggio in più: noi facciamo in modo che ingegneri, architetti, designer sappiano lavorare con l'IA conoscendone sia le possibilità che i limiti e questo ha significato anche ripensare alla didattica. Abbiamo lavorato sia con i docenti per capire come integrarla nei loro corsi e come usarla a supporto dell'apprendimento e della valutazione e stiamo poi anche sperimentando tutor virtuale specializzati e specifici sui singoli corsi. La questione fondamentale è però culturale. Lo studente deve capire che non può delegare il suo pensiero all'IA perché questo impoverisce la sua formazione, può utilizzarla per interrogare meglio un problema, confrontare soluzioni e ricevere feedback potenziando l'apprendimento ma deve saper formulare domande giuste, capire se le risposte ricevute hanno il valore corretto e assumersi la responsabilità della decisione finale. Quindi noi cerchiamo di fare in modo che lo studente (già con corsi aggiuntivi alle matricole) possa fare quello che l'IA da sola non può fare: avere il pensiero critico, la responsabilità e capacità di giudizio".
L'ampliamento dei posti letto e il diritto all'alloggio è tra i punti programmatici e le missioni centrali del suo mandato. Come procede la sfida?
"Il Politecnico ha una strategia che è stata quella di sviluppare le proprie residenze universitarie senza affidarsi a privati. Abbiamo oggi 2mila posti letto a Milano e poi abbiamo posti sia a Lecco che a Cremona. Di recente abbiamo riaperto la Casa dello Studente, nostra residenza storica totalmente ristrutturata e riqualificata, con il supporto dei fondi ministeriali e regionali, che oggi ha 420 posti letto, 84 di più rispetto a prima, con un investimento complessivo di 35 mln circa. L'anno prima ha aperto la residenza Marie Curie a Corvetto con 213 posti letto e adesso stiamo costruendo altri 750 posti letto in residenze universitarie che sono supportate da un cofinanziamento ministeriale e che saranno in Bovisa. Questi posti letto sono per il 60% a tariffa agevolata per il diritto allo studio, 1400 posti a 250 euro al mese circa, mentre il 40% ha tariffa piena ma inferiore alla metà della metà qui a Milano: 400 euro a posto letto. 750 posti saranno pronti alla fine del 2027, oltre a questi ne abbiamo altri 500 su cui abbiamo già deliberato e avuto il cofinanziamento per cui partirà la costruzione tra qualche mese a Lambrate, al posto del vecchio edificio del Dipartimento di Chimica. Abbiamo quindi messo in campo altri 1250 posti, i tempi dell'edilizia sono quelli che sono… Speriamo di averli al più presto. Sicuramente io penso di potere inaugurare i prossimi 750 mi piacerebbe anche gli altri 500 entro la fine del 2028 quando termina il mio mandato altrimenti sono sicura che verranno terminati da altri".
La richiesta sarà soddisfatta?
"Noi abbiamo richieste per circa 7mila posti all'anno, arriveremo alla metà dei posti letto. Abbiamo convenzioni con privati ma non è la stesa cosa. E' chiaro che c'è un tema di abitabilità non solo quando si è studenti, ma anche dopo. Con il primo stipendio un neolaureato non si può permettere un appartamento decente a Milano, neanche un monolocale. Il tema è che il livello degli stipendi in Italia è basso, anche a Milano dove è un po' più alto rispetto alla media italiana. Io dico sempre che va bene guardare agli studenti ma bisogna guardare anche il dopo, ai neolaureati. Se vogliamo trattenere i talenti che abbiamo formato a Milano o in Italia lì il problema casa esiste". "Ogni anno va via circa il 15% dei laureati e sul fronte dottorato, almeno ¼ se non il 30%di quelli che lo hanno conseguito. Tra l'altro il dottorato non è molto riconosciuto nel mondo delle aziende in Italia mentre lo è all'estero. Sono numeri che dovrebbero far riflettere".
Ha esordito con un messaggio ai giovani, che appello alla politica?
"La politica ricordi che senza formazione universitaria non si creano competenze e non si crea innovazione; e che senza innovazione non si aumenta la produttività e non si aumenta il prodotto interno lordo. L'investimento nella formazione universitaria ha un ritorno in un tempo lungo; il compito dell'università è quello di creare opportunità per tutti e sostenere chi non ha le possibilità economiche assicurando il diritto allo studio che oggi come oggi è un principio costituzionale non garantito dalla finanza pubblica". "Riguardo alla cosiddetta fuga dei cervelli: Io non sono d'accordo. Ritengo che l'importanza sia avere i cervelli in Italia e che un equilibrio ci sia. Se qualcuno fa una esperienza all'estero e poi torna, per me è infatti un valore. Ciò che bisogna garantire è la possibilità di scegliere, che dipende dagli stipendi adeguati, che dipendono dalle aziende. Le stesse imprese che in alcuni paesi pagano stipendi consistenti, a parità di impiego in Italia pagano la metà. Ciò dimostra che sicuramente c'è un tema di tassazione che nel nostro Paese va modificato, ma non basta. Non è solo quello, è anche il valore che si dà al lavoro in Italia. Al valore medio, perché la produttività è più bassa. Tutto lì".
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