Granuli di vetro sul ripiano del bagagliaio, tra i sedili posteriori, e al posto del vetro un riquadro aperto con qualche frammento rimasto attaccato al bordo. Chi ritrova l’auto così, dopo una notte in strada, si chiede subito quanto si possa salvare. Del vetro, niente. Resta da capire perché, e che cosa comporta la sostituzione del lunotto posteriore, l’unica strada praticabile.
Quel riquadro ospitava una lastra singola di vetro temperato, scaldato intorno ai 600-700 gradi e poi raffreddato di colpo con getti d’aria compressa. La superficie solidifica per prima e il cuore della lastra dopo. Da quello sfasamento nasce un equilibrio di forze chiuso dentro il vetro: le due facce restano compresse, il centro in trazione.
Il Consiglio nazionale delle ricerche, nelle sue istruzioni sulle costruzioni in vetro, ne dà anche le proporzioni: circa il 20% dello spessore compresso su ciascuna faccia, il 60% centrale in trazione. Finché lo strato esterno regge, il vetro sopporta urti e sbalzi di temperatura meglio di una lastra comune. Quando cede, l’energia accumulata si libera tutta insieme e la lastra si riduce in frammenti piccoli e poco taglienti. Per chi sta dentro l’auto è un modo di rompersi poco pericoloso, e per questo lo si monta su finestrini e lunotto.
Shock termico e sbrinatore: come un lunotto ghiacciato arriva a rompersi
Alle sette di una mattina di gennaio, con l’auto rimasta fuori tutta la notte, il lunotto è freddo quanto l’aria e coperto di brina. Chi accende lo sbrinamento posteriore manda corrente nelle righe sottili del vetro, filamenti di pasta d’argento serigrafati e fissati durante la tempra. Scaldano per effetto Joule, e il calore nasce lungo le righe prima di allargarsi al vetro intorno. Per qualche minuto, quindi, sullo stesso vetro convivono zone più calde e zone ancora gelate.
Un vetro scaldato a chiazze si dilata nelle zone calde e resta contratto in quelle fredde, e la differenza diventa tensione interna: è lo shock termico. I guai veri arrivano con i salti bruschi.
Tra le cause di rottura del lunotto, chi lavora sui cristalli auto indica l’acqua calda versata sul vetro ghiacciato per fare prima e un malfunzionamento dello sbrinamento stesso. Usato su un lunotto integro, va detto, lo sbrinamento fa il suo lavoro e non c’è motivo di rinunciarci.
Se a cedere è stato un lunotto termico, anche il vetro nuovo deve scaldare. Per questo un lavoro di sostituzione lunotto posteriore fatto per intero si chiude con una prova. Lasciato riposare il collante per circa mezz’ora, si accende lo sbrinamento e si controlla che le righe scaldino tutte. Un centro specializzato come Glass Brea Service, in provincia di Trento, la esegue dopo ogni sostituzione, prima di riconsegnare l’auto. È la prima cosa da chiedere a chi fa l’intervento: un filamento rimasto scollegato, altrimenti, si scopre alla prima brinata.
Sulla mattina di gennaio, però, il conto non torna ancora. Se il vetro temperato regge gli sbalzi meglio di quello comune, come può bastare il gelo a romperlo? Ci vuole un complice, un difetto già presente sul vetro: un graffio profondo o una piccola scheggiatura lasciata dal ghiaietto vicino al bordo. Lo strato compresso fa da scudo contro le crepe finché la tensione non spinge la frattura oltre, fino al cuore in trazione. A quel punto la lastra si scarica in un istante.
Portato all’estremo, è il fenomeno delle gocce del principe Rupert, lacrime di vetro temprato che resistono a una martellata sulla testa e si riducono in polvere appena se ne spezza la coda. È lo stesso meccanismo che svuota un lunotto a partire da un graffio di pochi millimetri, ricostruito lì attraverso secoli di esperimenti.
Con il lunotto ghiacciato, niente acqua calda, mai: motore acceso e abitacolo che si scalda, poi un raschietto di plastica o uno spray antighiaccio. In certe città le mattine di gelo sono parecchie: nella classifica del clima costruita sui dati dell’ultimo decennio, Belluno conta in media 19,5 giorni freddi l’anno, cioè giorni con temperatura percepita sotto i 3 gradi. Prima dell’inverno conviene allora guardare il lunotto da vicino, bordi compresi, e far valutare ogni graffio profondo o scheggiatura a un centro cristalli.
Sostituzione del lunotto posteriore: perché è l’unica strada e cosa controllare sul vetro nuovo
Chi ha già fatto riparare una scheggiatura sul parabrezza tende a chiedere la stessa cosa per il lunotto. Dipende da come sono fatti i due vetri. Il parabrezza è stratificato: un foglio plastico tiene unite le sue lastre e, a vetro rotto, anche i frammenti. Una scheggiatura resta così una scheggiatura, e la resina ha uno spazio da riempire. Nel vetro temperato alla prima rottura segue la frammentazione dell’intera lastra, e la sostituzione del lunotto posteriore diventa la sola risposta tecnica, qualunque sia la causa.
Una volta temprato, il vetro non si può più tagliare, forare o lavorare lungo i bordi, per via della trazione chiusa nel cuore della lastra. È un secondo limite, meno noto del primo. Ogni lunotto esce dalla fabbrica già con la sua forma, curva o piana, e con le serigrafie del modello a cui è destinato, quindi adattare un pezzo esistente è fuori discussione e si monta un vetro nuovo, fatto per quell’auto.
Si comincia proteggendo carrozzeria e abitacolo, poi si tolgono i resti del vecchio vetro e il cordone di collante rimasto sul telaio. Sul bordo va steso un primer, prima di incollare il lunotto nuovo con un adesivo poliuretanico e di rimontare antenna e sensori, dove ci sono. Un centro specializzato chiude l’intera sostituzione del lunotto posteriore in circa 90 minuti.
Chi ha la garanzia cristalli in polizza fa bene a chiedere alla propria compagnia se la sostituzione del lunotto posteriore rientra nella copertura e a quali condizioni, perché su questo ogni polizza fa storia a sé. Alla riconsegna, poi, conviene pretendere un abitacolo ripulito dai granuli. Altrimenti salteranno fuori a ogni curva.
Il lunotto nuovo, come ogni vetro di sicurezza montato su un veicolo, rientra nel regolamento ECE R43. Sul vetro, quindi, c’è un controllo alla portata di chiunque: il marchio di omologazione stampigliato, un cerchio con dentro la lettera E, seguita dal numero del Paese che ha rilasciato l’omologazione.
Davanti al riquadro vuoto la decisione l’ha già presa il vetro, e restano da scegliere solo i tempi e chi interviene. Conviene prenotare la sostituzione del lunotto posteriore in giornata e, se l’auto deve restare all’aperto, coprire l’apertura con un telo contro la pioggia. A lavoro finito si guardano due cose: il marchio con la E sul vetro nuovo e le righe dello sbrinamento che tornano a scaldare.









