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Ristoranti, palestre, cinema: riaperture maggio, le regole

Da Redazione Ultimenews24.it
16 Aprile 2021
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Ristoranti, palestre, cinema: riaperture maggio, le regole
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Ristoranti, bar, palestre, piscine, cinema, teatri. Le regioni, ancora divise in zona rossa e zona arancione (non esiste attualmente zona gialla), propongono le regole per le riaperture -difficilmente realizzabili prima di maggio- e le sottopongono al governo. Oggi, la parola alla cabina di regia che si riunisce e valuta il quadro, sulla base dei dati del monitoraggio Iss che fotografa il quadro dell’epidemia in Italia. Sullo sfondo, un Paese ancora diviso in zona rossa e zona arancione, con regioni che attendono il verdetto e l’eventuale ordinanza del ministro Roberto Speranza che può sancire promozione o bocciatura. 

Le regioni, intanto, provano ad elaborare lo schema delle riaperture, con particolare attenzione alle attività che più sono state penalizzate dalle chiusure.  

Le linee guida, si precisa nella bozza, si applicano per ogni tipo di esercizio di somministrazione di pasti e bevande come ”ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, bar, pub, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie” anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, all’interno di stabilimenti balneari e nei centri commerciali e per ”l’attività di catering”. Nella bozza visionata dall’Adnkronos si prevede di “disporre i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 2 metri di separazione tra i clienti di tavoli diversi negli ambienti al chiuso e di almeno 1 metro di separazione negli ambienti all’aperto (giardini, terrazze, plateatici, dehors)”. Le linee guida riguardano sia il pranzo sia la cena: ”Le misure”, si legge nella bozza, ”se rispettate, possono consentire lo svolgimento sia del servizio del pranzo, che della cena”. ”Privilegiare l’accesso tramite prenotazione e mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni -prevede la proposta- In queste attività non possono essere continuativamente presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere”. Inoltre si sottolinea che i ”clienti dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo”. 

”Dopo le 14 consentire solamente la consumazione al tavolo” nei bar, si legge nella bozza. “Per la consumazione al banco assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 2 metri tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale”, prosegue il documento. “Laddove possibile – raccomandano le Regioni nel ‘capitolo’ dedicato alla ristorazione – privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici, dehors), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro”. Nei bar si torna a giocare a carte e a sfogliare i giornali seduti ai tavolini: “È consentita la messa a disposizione, possibilmente in più copie, di riviste, quotidiani e materiale informativo a favore dell’utenza per un uso comune, da consultare previa igienizzazione delle mani”, si legge infatti nella bozza. “Sono consentite le attività ludiche che prevedono l’utilizzo di materiali di cui non sia possibile garantire una puntuale e accurata disinfezione (quali ad esempio carte da gioco), purché siano rigorosamente rispettate le seguenti indicazioni: obbligo di utilizzo di mascherina; igienizzazione frequente delle mani e della superficie di gioco; rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro sia tra giocatori dello stesso tavolo sia tra tavoli adiacenti. Nel caso di utilizzo di carte da gioco è consigliata inoltre una frequente sostituzione dei mazzi di carte usati con nuovi mazzi”. 

Nel documenti si sottolinea che le misure ”possono consentire il mantenimento del servizio anche in scenari epidemiologici definiti ad alto rischio purché integrate con strategie di screening periodico del personale non vaccinato”. 

Nel documento, per le palestre di “redigere un programma delle attività il più possibile pianificato (es. con prenotazione) e regolamentare gli accessi in modo da evitare condizioni di assembramento e aggregazioni; mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni. Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C”. 

“Organizzare gli spazi negli spogliatoi e docce in modo da assicurare le distanze di almeno 2 metri (ad esempio prevedere postazioni d’uso alternate o separate da apposite barriere), anche regolamentando l’accesso agli stessi. Regolamentare i flussi, gli spazi di attesa, l’accesso alle diverse aree, il posizionamento di attrezzi e macchine, anche delimitando le zone, al fine di garantire la distanza di sicurezza: o almeno 1 metro per le persone mentre non svolgono attività fisica, o almeno 2 metri durante l’attività fisica (con particolare attenzione a quella intensa)”. 

In piscina solo con almeno 7 metri quadrati d’acqua a disposizione per nuotatore, indicano le linee guida stilate dalle Regioni. 

Nel ‘capitolo’ dedicato alle piscine è scritto infatti che “la densità di affollamento in vasca è calcolata con un indice di 7 mq di superficie di acqua a persona. Per le aree solarium e verdi – si legge poi nel documento visionato dall’Adnkronos – assicurare un distanziamento tra gli ombrelloni (o altri sistemi di ombreggio) in modo da garantire una superficie di almeno 10 m2 per ogni ombrellone; tra le attrezzature (lettini, sedie a sdraio), quando non posizionate nel posto ombrellone, deve essere garantita una distanza di almeno 1,5 m. Il gestore pertanto è tenuto, in ragione delle aree a disposizione, a calcolare e a gestire le entrate dei frequentatori nell’impianto in base agli indici sopra riportati”. 

Vi sono poi tutta una serie di regole per garantire riaperture in sicurezza delle piscine, tra queste la raccomandazione a “privilegiare l’accesso agli impianti tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni; Organizzare gli spazi e le attività nelle aree spogliatoi e docce in modo da assicurare le distanze di almeno 2 metri (ad esempio prevedere postazioni d’uso alternate o separate da apposite barriere); tutti gli indumenti e oggetti personali devono essere riposti dentro la borsa personale, anche qualora depositati negli appositi armadietti; si raccomanda di non consentire l’uso promiscuo degli armadietti e di mettere a disposizione sacchetti per riporre i propri effetti personali”. 

Sparisce l’obbligo di tampone (“evidenza di un test negativo nelle ultime 48 ore”) o di completamento del ciclo vaccinale per poter accedere alle varie strutture cinematografiche o teatrali, arene e spettacoli. 

La misura era prevista nella prima bozza messa nero su bianco dal gruppo tecnico ristretto e aveva sollevato le critiche degli addetti ai lavori, ma nell’aggiornamento del documento di ieri mattina l’obbligo è venuto meno. Sostituito con una dicitura più blanda e riportata in tutti i ‘capitoli’ di cui si compone il documento – ristorazione, palestre e piscine, strutture termali, cinema e spettacoli dal vivo – ovvero la possibilità di mantenere aperte le attività anche in “scenari epidemiologici definiti ad alto rischio purché integrate con strategie di screening/testing”. 

La Campania può puntare alla zona arancione con regole meno rigide rispetto a quelle attuali, la Sicilia invece rischia la zona rossa. La mappa del paese oggi non sarà in ogni caso stravolta. Attualmente quasi tutta Italia è in zona arancione, con sole quattro regioni in zona rossa: Campania, Puglia, Sardegna e Val d’Aosta. Tra queste, il passaggio alla fascia media di rischio è possibile soprattutto per la Campania. 

Le maglie, invece, potrebbero stringersi ulteriormente in Sicilia dove ieri il presidente Nello Musumeci ha firmato una nuova ordinanza che introduce quattro nuove zone rosse e proroga le otto già istituite in precedenza.  

 

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