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Fumo, esperti: ‘La riduzione del danno è il futuro, stop a pregiudizi’

Da Redazione Ultimenews24.it
22 Settembre 2021
In Attualità
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Fumo, esperti: ‘La riduzione del danno è il futuro, stop a pregiudizi’
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La necessità di uscire dai pregiudizi e affrontare, con le alternative che l’industria del tabacco e la scienza mettono a disposizione, il ‘bivio’ che oggi il settore ha di fronte: da una parte i nuovi dispositivi alternativi alle sigarette tradizionali, che aiutano a ridurre il danno; dall’altra proseguire con le politiche che ostacolano questo approccio e preferiscono l’arma dei divieti, rinunciando alle opportunità, supportate dalla scienza, di poter aiutare un fumatore a smettere passando a un dispositivo a basso rischio. A favore della prima strada sono gli esperti, scienziati, medici e addetti ai lavori riuniti a Londra per il Gtnf, The Global Tobacco & Nicotine Forum, il forum annuale più importante al mondo in cui si discute delle politiche e del futuro delle industrie del tabacco e della nicotina.

Ad aprire i lavori è stato Matt Ridley, parlamentare inglese, biologo e autore scientifico, grande sostenitore delle alternative per la riduzione del danno. “C’è un mito”, ha esordito, secondo cui “l’innovazione è sempre popolare”. Ma “possiamo elencare una serie di innovazioni che sono state contrastate alla loro comparsa, pensiamo all’ombrello”. La metafora usata Ridley ha come obiettivo quello di rilanciare la necessità di una visione più ampia sui dispositivi alternativi alla sigaretta tradizionale, dalla e-cig ai prodotti a base di tabacco riscaldato, che si sono dimostrati efficaci nella riduzione del danno. “La Gran Bretagna – ha precisato – ha il tasso di fumatori pro capite più basso tra tutti i Paesi del G7 grazie ai prodotti a rischio ridotto e all’approccio adottato dal governo Cameron con una regolamentazione più flessibile”.

Secondo Ridley, una grande responsabilità nel frenare la scelta dei governi nel puntare al rischio ridotto per i fumatori è dell’Organizzazione mondiale della sanità, che “continua ad adottare un approccio inutilmente ostile all’industria del tabacco”.

Il politico e biologo nel marzo scorso, insieme ad altri parlamentari inglesi, si è fatto promotore verso il governo di un’azione per ridurre i finanziamenti all’Oms finché non ci sarà un cambiamento nell’atteggiamento negativo nei confronti delle politiche che puntano sulla riduzione del danno, attraverso i dispositivi alternativi che si sono dimostrati “il 95% meno dannosi rispetto al fumo tradizionale”, ha ricordato Ridley. Il riferimento del parlamentare è alla prossima Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc) dell’Oms, che si svolgerà a novembre. Un appuntamento dove potrebbe essere messo in discussione definitivamente lo sforzo fatto in questi anni da alcuni Paesi, in particolare il Regno Unito, sulla riduzione del rischio.

L’ultima sferzata è per coloro, anche scienziati, che si oppongono ai prodotti a rischio ridotto. Ridley li paragona ai puritani: “Sono persone che vivono nel terrore che qualcuno da qualche parte possa divertirsi”.

Il tema del bivio tra passato e futuro del settore è stato usato come titolo di una sezione del Gtnf dedicata proprio a questa sfida, in cui le scelte politiche dovrebbero essere guidate dalla scienza e dai dati. “Scelte che dovrebbero essere indirizzate a incoraggiare i fumatori a passare dalla sigaretta tradizionale a dispositivi meno dannosi”, hanno puntualizzato diversi esperti. “Questa è una strada, l’altra – hanno avvertito – è quella del divieto e dell’aumento della tassazione, ostacoli verso una efficace riduzione del danno e il cambiamento auspicato dagli esperti favorevoli ai dispositivi alternativi”.

David Sweanor, professore associato di diritto all’Università di Ottawa ed esperto di politiche del settore, ha sottolineato come sulle azioni per la riduzione del danno “il cambiamento sta arrivando ed è molto difficile fermare il progresso, ma esiste ed è molto forte un deficit di informazioni”. Sweanor è realista: “Pensare a una società senza nicotina o senza tabacco non ha senso”, ha osservato. Per questo, d’accordo anche con altri esperti, ha evidenziato la necessità che “ci si allontani dall’approccio moralistico che punta a vietare la nicotina”, mentre sarebbe opportuno “concentrarsi su come aiutare un miliardo di fumatori”.

L’intervento di Jill Rutter, ricercatrice del Kings College di Londra – tra i 53 esperti di salute pubblica (firmarono anche gli oncologi Umberto Veronesi e Umberto Tirelli) che nel 2014 sottoscrissero una lettera all’Oms per chiedere un impegno verso le alternative a rischio ridotto rispetto al fumo tradizionale – ha analizzato quanto, riguardo a questi temi, sia ancora forte un atteggiamento “antiscientifico e illogico”. Ma soprattutto come nelle scelte delle istituzioni “manchi una background scientifico appropriato per decidere”, e questo si ripercuote sulla scala delle priorità rispetto a nuovi dispositivi che possono ridurre rischio per la salute. Ma secondo Rutter c’è anche un altro aspetto, che prevede un maggior impegno anche dell’industria: “Esiste un problema di disuguaglianza sanitaria nella possibilità di poter accedere a dispositivi a rischio ridotto”, ha rilevato, e su questo punto “si deve lavorare di più”.

Kgosi Letlape, medico oculista ed ex presidente dell’Health Professions Council of South Africa (Hpcsa), ritorna sulle responsabilità dell’Oms. “Ogni volta che facciamo qualcosa per aiutare la salute della popolazione africana parliamo con l’Oms, ma i suggerimenti che ci arrivano – ha riferito – si basano su strategie vecchie di decenni e rivolte ai prodotti combustibili senza alcun riferimento a quelli a rischio ridotto. Questi ultimi, se osserviamo alcuni esempi di successo nei Paesi scandivani, si sono rivelati d’aiuto per aiutare a smettere con le sigarette tradizionali”.

Torna dunque di attualità, anche secondo Letlape, l’opportunità di invertire la rotta che invece sembra indirizzata verso un aumento dei divieti nei confronti delle strategia del rischio ridotto, tendenza prevista da più osservatori in vista della Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’Oms.

La politica di “vietare i prodotti a rischio ridotto non funziona – ha concluso il medico – Oggi abbiamo la necessità di un nuovo quadro normativo, basato però sulle evidenze scientifiche”.

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