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Ordine Malta, a novembre l’elezione del nuovo Gran Maestro: tensioni su tradizione e riforme

Da Redazione Ultimenews24.it
25 Ottobre 2021
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Ordine Malta, a novembre l’elezione del nuovo Gran Maestro: tensioni su tradizione e riforme
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A breve Roma sarà teatro dell’elezione di un Capo di Stato. Ma non si tratta di individuare il successore del Presidente Mattarella, bensì dell’elezione del Principe Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta. Un vero e proprio Capo di Stato, che dovrebbe essere scelto presumibilmente a ridosso dello scadere del mandato del Luogotenente di Gran Maestro Commendator Fra’ Marco Luzzago, eletto come reggente per un anno l’8 novembre scorso. Il meccanismo di elezione ha subìto a oggi solo pochi correttivi, preservando i principi che l’Ordine si è dato con la propria fondazione nel 1048. 

Il Sovrano Militare Ordine di Malta (o, più compiutamente, il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Cipro, di Rodi e di Malta) è al contempo ordine religioso laicale della Chiesa Cattolica sin dal 1113 e soggetto primario di diritto internazionale, con relazioni diplomatiche attive con oltre 100 Paesi e con l’Unione Europea, ha lo status di Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite ed è attivo in circa 120 nazioni. Il Principe Gran Maestro è l’unico Capo di Stato e Sovrano al mondo a avere il rango di Cardinale, anche se non partecipa al conclave. 

E l’elezione che si approssima appare decisiva per indirizzare il futuro dell’opera dello SMOM. 

L’Adnkronos ne ha parlato con il Marchese Don Carlo d’Ippolito di Sant’Ippolito, Cavaliere Balì Gran Croce di Giustizia dell’Ordine che dal 2011 al 2013 ha ricoperto la prima Alta Carica (gerarchicamente seconda solo al Gran Maestro) ovvero quella di Gran Commendatore eletto dal Capitolo Generale e Membro del Sovrano Consiglio dal 2006 al 2011. 

“Confermo che dobbiamo andare a eleggere il nuovo Principe Gran Maestro _ precisa Fra’ Carlo d’Ippolito, che nel 2005 ha emesso i voti solenni divenendo così Cavaliere di Giustizia (anche detti Professi) _ nella nostra Carta Costituzionale, all’articolo 23, è infatti stabilito che il Luogotenente di Gran Maestro deve riconvocare il Consiglio Compito di Stato prima della scadenza del Suo mandato. È un dovere perentorio con un preciso termine. Una norma precisa per evitare lunghe luogotenenze e manovre istituzionali, tant’è che quella di Gran Maestro è l’unica carica a vita nell’Ordine. Vi è poi una condizione giuridica che non consente la proroga dell’Ufficio Luogotenenziale Magistrale oltre l’anno che ne rappresenta espressamente il limite temporale massimo.” 

“Sarà un’elezione complessa, sono momenti delicati per l’Ordine _ prosegue Fra’ Carlo d’Ippolito _ serve riportare rigore e moralità tra le nostre fila, lasciar respirare tutte le Vocazioni veramente Melitensi, non solo quelle di noi Cavalieri Professi. Il nostro punto cardinale deve essere il messaggio papale, dobbiamo tornare ad ascoltare il Sommo Pontefice: Sua Santità Francesco è chiaro, attenzione alle nuove povertà, penso agli insegnanti, che hanno un ruolo così determinante ma redditi insufficienti, penso ai divorziati. Nuove povertà dignitose, rispetto alle povertà gridate. Dobbiamo ritrovare l’umiltà di saper ascoltare, di tornare al cuore del messaggio evangelico. Però non possiamo esimerci dal rimanere fedeli a noi stessi, alla nostra tradizione religiosa e aristocratico-militare perché è ciò che siamo, non per vanità ma per servizio all’Altro, a prescindere dal Suo credo. Giusto spazio nella vita dell’Ordine anche a chi per le proprie peculiarità e sposando la missione della Cavalleria Giovannita, merita di essere ricevuto nella Famiglia Melitense. Poi un filone di interventi, per avvicinare i giovani, non perdendo di vista che i Signori Poveri e i Signori Malati sono la missione dell’Ordine. Una missione senza confini e senza distinzioni: ricordo che nei nostri Ospedali, come in quello di Betlemme per esempio, sono ospitati e curati Arabi, Ebrei e Cristiani simultaneamente. Serve trovare un equilibrio nella sensibilità al messaggio del Papa, riscoprendo la tradizione e l’orgoglio dell’Ordine e dell’essere Cavalieri. Non è pensabile che i Signori Malati non vengano trattati con il riguardo che il nostro carisma impone, non è pensabile che il silenzio porti Cavalieri che ricoprono uffici rilevanti, liberi di togliere la dignità del lavoro a chi pur con le proprie fragilità ha servito l’Istituzione. Sarà importante anche investire sulla dimensione culturale dell’Ordine, per esempio reinserendo una facoltà melitense di medicina, che a Malta aveva dato la prima donna medico nel 1772, e animando una cattedra di diritto melitense”. 

“Per tutto questo non servono per forza nuove regole, servono Cavalieri fedeli alla natura e peculiarità dell’identità che ci è propria nella fedeltà alla Chiesa di Cristo. Chi pensa che la Figura del Cavaliere di Malta sia morta e sepolta non sembra saper leggere l’attualità di tutte quelle Persone che ancora oggi cercano di avvicinarsi agli ideali cavallereschi. Tanti cercano variamente di costituire associazioni più o meno cavalleresche, realtà sempre più pressanti. Non è più solo il fenomeno dei finti ordini cavallereschi, che tra l’altro si stanno rafforzando nel silenzio di molti e nella disattenzione dei media”.  

“Per arrivarci, però, serve un Gran Maestro nella pienezza dei suoi poteri, per dare ordine alla discussione, ascoltando tutte le voci. Si è parlato di una riorganizzazione che possa democratizzare l’Ordine, ma il principio uno vale uno non può essere adottato _ osserva gravemente d’Ippolito _ e rischierebbe di negare la peculiarità singolare del valore della Persona. Ci vuole una riforma dei comportamenti: accoglienza, ma quando necessario quella fermezza che un Cavaliere Giovannita ha il dovere di dare. Non si può cancellare la nostra storia e la nostra identità; con una “riforma delle carte” non meditata rischiamo di perdere il nostro dna quasi millenario: siamo uno Stato, non possiamo ridurci a una delle tante ong. Quel che ci deve animare è una moralità incrollabile: servire l’Ordine e non servirsi dell’Ordine”. 

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