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Angelo con volto Meloni, la versione di Antonio d’Amelio: è l’uomo che ha finanziato il primo restauro

Da Redazione Ultimenews24.it
3 Febbraio 2026
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Angelo con volto Meloni, la versione di Antonio d’Amelio: è l’uomo che ha finanziato il primo restauro
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(Adnkronos) – Continua a far discutere l'affresco dell'angelo con il volto che assomiglia alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Il vicariato riferisce che al momento non ci sono ancora decisioni su una eventuale rimozione del cherubino. Mentre il 'giallo' su autore, obiettivi e committente si infittisce. "La cappella nasce con mio padre (Carlo d'Amelio – ndr), ministro della Real Casa, che organizzò una cerimonia di suffragio di Umberto II e mise quella statua (il busto di Umberto II – ndr)". A parlare all'Adnkronos il Conte Antonio d'Amelio, Vice Presidente del Consiglio Gran Magistrale degli Ordini Dinastici che ha finanziato con la moglie Daniela d'Amelio Memmo, presidente della Fondazione Memmo insieme alla sorella Patrizia, il primo restauro. "In un secondo momento – spiega – nel 2000 a causa di successive infiltrazioni dalla terrazza sovrastante, in realtà un 'calpestio', io ho donato una somma per l'impermeabilizzazione ed il restauro della Cappella. Ma di questo ultimo restauro non so nulla". Secondo d'Amelio, il volto dell'angelo che per molti osservatori somiglia alla presidente del Consiglio non era così nella versione originale: "Non c'era. È stato aggiunto dal restauratore, poi diventato sacrestano; lo ha fatto lui di sua iniziativa. Voleva dipingere un volto d'angelo ed è incorso in questo equivoco. Se gli parla le dirà che non ci pensava al volto di Giorgia", racconta. Dal suo punto di vista c'è anche un altro angelo che assomiglia a Conte, con la corona in mano? "Ah sì?!! – sorride – Eh non lo sapevo". Ma non le sembra che nella cappella si nasconda un garbato messaggio in codice? "E' stato il restauratore -assicura – che ha dipinto questi due volti inconsciamente…". E sull'ipotesi che l'affresco possa essere una sollecitazione indiretta a consentire il rientro della salma di Umberto II al Pantheon, dato che nella lastra sottostante agli angeli c'è questo esplicito auspicio e che Giorgia Meloni si era espressa in favore, il Vice Presidente del Consiglio Gran Magistrale degli Ordini Dinastici risponde: "Io ne ho parlato con l'allora ministro dei beni culturali Gennaro Sangiuliano. L'ho conosciuto una sera a cena e gli ho detto: 'Senta lei deve fare una cosa storica: portare le salme di Umberto II e Vittorio Emanuele III al Pantheon' e lui mi ha risposto: 'No non sono ancora maturi i tempi. Sa… i monarchici a Roma sono ancora quattro gatti'…".  E adesso? pensa che i tempi siano maturi? "Ma sì dai! – esclama – Già ai tempi di Pertini si volevano rimpatriare le salme di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, c'era il cerimoniale in moto ma Pertini voleva una lettera di riconoscimento, di formale accettazione della Repubblica da parte di Umberto II, dei Savoia, dal momento che la Repubblica italiana non è mai stata riconosciuta dalla Corona. Ma Umberto II si rifiutò e la salma di Vittorio Emanuele III non rientrò".  Guardando all'altro angelo (somigliante a Conte) che tiene in mano la corona c'è un possibile riferimento ai gioielli di casa Savoia? "Non credo. Questo non lo so. Io poi mi sono allontanato un po' dall'Unione monarchica, ho 86 anni". Ma non è proprio possibile che qualcuno voglia sollecitare? "Emanuele Filiberto non credo sia il tipo che fa queste cose. Ha incaricato un avvocato di fare questa richiesta dei gioielli… che poi tra l'altro siccome sono una marea, perché Vittorio Emanuele III aveva 5 figli che a loro volta hanno avuto figli, cosa si vanno a dividere? – osserva – Tra l'altro fu fatto un inventario di questi gioielli tanti anni fa da un certo Davide Ventrella (allora presidente della Federazione degli orafi – ndr) e non era un granché di roba perché non era una monarchia molto ricca quella dei Savoia. C'erano le perle della regina, molto belle, ma le perle come sa se non si indossano si ingialliscono e muoiono". "Pensi – aggiunge – mio padre cercò di convincere Umberto II a ritirare la collezione numismatica da lui donata al popolo italiano che ha un valore enorme e sta a Palazzo Massimo, importantissima. Ci sono ancora gli appunti di Vittorio Emanuele III, con segnato quanto la aveva pagata e la storia di ogni moneta. Ma Umberto II disse: 'La volontà di mio padre va oltre l'atto pubblico'. La donazione non era infatti stata registrata con atto notarile ma attraverso una lettera di Vittorio Emanuele III che Umberto non volle mai impugnare. Eppure quando a Ginevra fanno le aste di monete, i valori che raggiungono i numismatici sono pazzeschi".  Cosa si deve fare per risolvere le controversie una volta per tutte ed approdare ad una pacificazione? "Portare le salme dei re d'Italia, di Umberto II e Vittorio Emanuele III al Pantheon e basta. Si chiude la storia della dinastia Savoia in Italia con il riconoscimento di questi due re".  E aggiunge: "Mio padre è stato per tanti anni collaboratore stretto della dinastia. Umberto II e Maria Jose erano in esilio e non potevano rientrare in Patria, quindi dovendo delegare un rappresentante incaricarono mio padre. Dopo il Trattato di Nizza della libera circolazione in Europa (firmato nel 2001 – ndr), poterono tornare in Italia. Nel frattempo, Cossiga e vari altri presidenti della Repubblica avevano sollecitato il Parlamento a eliminare la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana", che vietava l'ingresso e il soggiorno in Italia agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai discendenti maschi, sancendo l'esilio, l'ineleggibilità e il divieto di ricoprire uffici pubblici. "Poi mio padre morì e il Parlamento votò a Camere riunite, modificando formalmente la disposizione transitoria". Ciò avvenne con la Legge Costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 che, lasciando in vigore il terzo comma relativo all'avocazione allo Stato dei beni della dinastia, mise fine all'esilio dei discendenti maschi di Casa Savoia (Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto). A rientrare nel 2017 anche le salme di Vittorio Emanuele III e della moglie Elena di Savoia che si trovano nel Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì in provincia di Cuneo, in attesa di essere un giorno trasferite al Pantheon di Roma dove sono sepolti i regnanti: Vittorio Emanuele II (il primo re) ed Umberto I con la regina Margherita di Savoia. Le salme di Umberto II (ultimo re d'Italia) e della moglie Maria Josè sono invece ancora in Francia nell'Abbazia di Altacomba in Savoia. Il 18 marzo ricorre l'anniversario della sua scomparsa, in prossimità della quale si svolge la commemorazione. (Di Roberta Lanzara)  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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