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Bios Factory, la nuova vita di Porto Torres grazie alle startup

Da Redazione Ultimenews24.it
20 Marzo 2026
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Bios Factory, la nuova vita di Porto Torres grazie alle startup
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(Adnkronos) – Da startupbusiness.it
 Dalla chimica “cattiva” alla chimica “buona”: nella rinascita di Porto Torres, territorio sardo segnato da un ciclo di industrializzazione avviato negli anni Sessanta e poi attraversato da fasi difficili, entrano oggi bioeconomia e startup.  E’ proprio questa, infatti, la localizzazione, non a caso, scelta per Bios (bio-based innovation outpost in Sardinia) Factory, hub promosso da Fondazione di Sardegna, Joule (Eni), BF Educational, e operato da Zest e The Net Value, presentato ufficialmente il 17 marzo 2026 con l’evento “From vision to factory”. L’iniziativa ha l’obiettivo di accelerare l’industrializzazione e l’acquisizione da parte del mercato di soluzioni sostenibili ad alto impatto, rafforzando le filiere bio-based e circolari in Sardegna e creando un collegamento concreto tra innovazione, industria e territorio. Bios Factory nasce per connettere startup, imprese, università e istituzioni nello sviluppo di tecnologie basate su bioeconomia ed economia circolare, con un’impostazione volutamente operativa: non networking ma progetti da portare in produzione. Il programma promuove collaborazioni tra startup e aziende del territorio con l’obiettivo di attivare proof of concept e integrazioni industriali concrete, saltando la fase, spesso infinita, della sperimentazione senza sbocco. Un modello nuovo, una sorta di catalizzatore industriale o di open innovation territoriale, cioè scalata a livello di territorio non di singola azienda.  “Per Zest, contribuire alla nascita di Bios Factory significa poter sostenere e valorizzare l’ecosistema dell’innovazione in Sardegna, mettendo a disposizione competenze e network per favorire la collaborazione tra imprese, PMI, università, startup e istituzioni accelerando la sperimentazione e l’industrializzazione di soluzioni tecnologiche nell’ambito dell’economia circolare – dice Antonella Zullo, amministratrice delegata di Zest Innovation – Siamo ora pronti ad avviare le prossime fasi del progetto: dal matching tra startup e imprese del territorio alla definizione degli use case fino allo sviluppo dei PoC”. Il focus, dunque, è su soluzioni già validate e con potenziale di scalabilità. Le startup selezionate lavorano su casi d’uso reali, svilupperanno un proof of concept in Sardegna, beneficiando di supporto tecnico, finanziario, logistico e operativo per favorire sinergie industriali e accelerare i processi di industrializzazione in un’ottica di economia circolare. Al centro c’è la valorizzazione di scarti e sottoprodotti, elemento chiave per modelli circolari che trasformano i residui di un processo produttivo nella materia prima di un altro. Gli ambiti tecnologici su cui si concentra il programma sono quattro. Il primo è la gestione dei rifiuti e l’agritech, con attenzione alla valorizzazione degli scarti agricoli e all’ottimizzazione dei processi di raccolta e trattamento. Il secondo sono i biofuel, ovvero la produzione di combustibili da biomasse come alternativa ai derivati fossili. Il terzo è la chimica verde, con lo sviluppo di processi e molecole sostenibili ottenuti da risorse biologiche. Il quarto sono i biomateriali, con la creazione di nuovi materiali a partire da risorse biologiche o residui industriali, in sostituzione di plastiche e materiali convenzionali. Sono sedici le startup selezionate per questa prima edizione, provenienti da tutta Italia, con tecnologie già in fase avanzata di sviluppo e candidature valutate per maturità tecnologica e potenziale di integrazione industriale. Tra di esse si trovano realtà che trasformano fondi di caffè in termoplastici, scarti di lana in biomateriali per il settore biomedico, reflui industriali in biogas, scarti di liquirizia in additivi antimicrobici per il packaging alimentare. Un ecosistema eterogeneo che copre l’intera catena del valore della bioeconomia, dalla raccolta degli scarti alla produzione di materiali e molecole fino alla distribuzione. Le startup selezionate  Per i promotori il nodo è soprattutto riuscire a trasformare sperimentazioni in applicazioni industriali, senza fermarsi alla fase pilota. “Con BIOS vogliamo connettere startup innovative con grandi aziende e PMI al fine di sperimentare soluzioni tecnologiche avanzate bio-based e accompagnarle verso il mercato”, afferma Mattia Voltaggio, head of Joule, il programma di Eni dedicato all’imprenditorialità sostenibile. “Attraverso questo progetto vogliamo contribuire allo sviluppo e alla sperimentazione di soluzioni concrete, con l’obiettivo di ottimizzare l’uso delle risorse e ridurre l’impatto ambientale. Porto Torres e la Sardegna possono diventare un hub di riferimento per l’innovazione agritech nel Mediterraneo”, dichiara Andrea Novarese, amministratore delegato di BF Educational. La scommessa è chiara: usare infrastrutture e competenze esistenti per costruire una filiera industriale diversa. Porto Torres, con il suo polo chimico e la sua storia di grandi impianti, rappresenta in questo senso un caso emblematico, e per certi versi ideale, per testare la transizione da un modello estrattivo a uno circolare. Le competenze tecniche, le infrastrutture logistiche e la presenza di operatori industriali consolidati sono risorse che Bios Factory intende mettere a sistema. “Il progetto Bios Factory nasce dall’idea che lo sviluppo sostenibile passi dalla capacità di mettere in relazione innovazione, industria e territorio. La Sardegna dispone di competenze scientifiche, di imprese e di giovani talenti che possono contribuire alla costruzione di filiere produttive più sostenibili e orientate alla rigenerazione delle risorse – afferma Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna -. In questo percorso la collaborazione tra soggetti diversi è decisiva”. Il passaggio critico, come spesso accade nell’innovazione industriale, non è nell’avvio dei progetti ma nella loro capacità di uscire dalla fase pilota e reggere su scala. È qui che si gioca la vera partita: non dimostrare che una tecnologia funziona in laboratorio, ma che può essere integrata in un processo produttivo reale, con costi, tempi e volumi industriali. Bios Factory si propone di accompagnare questo salto, mettendo le startup a contatto diretto con le aziende del territorio e costruendo i presupposti per accordi commerciali e investimenti successivi. 
—altrowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosnewsregionali
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