Il cashback rappresenta una delle grandi novità introdotte dall’economia digitale e, forte dell’esperienza sperimentata col lancio del Cashback di Stato, questa misura di rimborso in percentuale sulle spese effettuate in modalità cashless, ovvero senza contante, ha iniziato a prendere piede anche nel campo aziendale, e in quello dei servizi online.
Va detto che il Piano Cashless, entrato in vigore nel gennaio 2021 e poi sospeso definitivamente nel 2022, ha ottenuto una forte adesione da parte degli italiani, visto che al programma statale si sono iscritti quasi 9 milioni di cittadini.
Se l’obiettivo delle istituzioni nell’introdurre questo tipo di agevolazione era legato principalmente a favorire la transizione anche economica al digitale, nonché l’abbandono progressivo del contante – a favore delle modalità “cashless” e di una più generale digitalizzazione della popolazione – l’idea di applicare il cashback al mondo delle imprese private – di e-commerce o di servizi – risponde invece esigenze di marketing ben precise.
La principale, tra queste, è la fidelizzazione del cliente o dell’utente il quale, per poter godere dei rimborsi previsti dal singolo programma sottoscritto, deve effettuare una serie di spese in un e-commerce, spesso soggette a soglia minima, oppure avere usufruito di un servizio in modo continuativo. Il meccanismo, di fatto, è simile a quello delle vecchie raccolte punti o carte fedeltà, ma il vantaggio percepito, trattandosi di un rimborso in moneta, è di gran lunga più invitante.
La flessibilità del sistema cashback, le cui condizioni variano da azienda a azienda, ha permesso l’impiego di questa tecnica promozionale anche nel campo dei servizi, da quelli strettamente necessari a quelli di intrattenimento. L’esempio più lampante è quello del cashback proposto dalle carte prepagate, come Postepay, spesso in partnership con numerosi esercizi e aziende. Non solo: anche istituti bancari, erogatori di forniture e utenze essenziali, imprese di trasporti – ad esempio Trenitalia, agenzie di viaggi, hotel e ristoranti, fornitori di carburante hanno iniziato a inserire il cashback come incentivi di fedeltà all’utente e, di recente, anche Autostrade per l’Italia ha introdotto questa soluzione, qualificata come “rimborso sui ritardi” dovuti ai cantieri.
Tipologie di cashback, però, hanno preso largamente il via anche nei servizi di digital entertainment, con la formula associata a una restituzione in percentuale sul costo dell’abbonamento – ad esempio di console come Nintendo Switch – oppure con quella del bonus, come il bonus scommesse cashback tipico dei maggiori operatori di betting a distanza: in questi casi l’agevolazione consiste in un rimborso, sempre in percentuale, ad esempio il 10%, sulle giocate effettuate in un dato lasso di tempo, a seconda delle condizioni del concessionario che si sceglie e delle eventuali promo temporanee.
Anche il cashback pre-order, che si utilizza molto nel campo del gaming, rientra in questa categoria, e di solito, se si prenota un nuovo videogioco di prossima uscita sul mercato, al momento dell’acquisto si riceve una ricarica sulla percentuale di spesa.
La popolarità del cashback e la sua crescente applicazione praticamente in tutti i settori del commercio elettronico ha favorito la nascita di app proprio dedicate ad agevolare l’utente nell’utilizzo e nella gestione del servizio.
Ormai basta fare una ricerca su web per trovarsi di fronte a diverse possibilità di scelta.
Tra le app più note e scaricate c’è ad esempio, Bestshopping, convenzionata con oltre 1500 negozi di vario genere che permettono di recuperare una percentuale sugli acquisti direttamente in app, e con possibilità ulteriore di gestire gli eventuali incassi in una sorta di salvadanaio virtuale.
Altre note piattaforme sono myWorld, che offre anche un’ampia varietà di codici sconto, spendibili negli oltre 150 mila shop partner in tutto il mondo e, ancora, la formula cashback della popolare app di pagamenti e trasferimento denaro Satispay, che conta ormai quasi 3 milioni di utenti.










