(Adnkronos) – Con 35mila visitatori e l'importante donazione della grande tela "La telefonata di marmo" (1966) si chiude domani, martedì 27 gennaio, la mostra ''Sogno mediterraneo. Sergio Vacchi" omaggio del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli all'artista scomparso dieci anni fa (Castenaso, Bologna, 1º aprile 1925 – Siena, 15 gennaio 2016) uno dei più originali e significativi protagonisti del Novecento italiano. Entra infatti nelle collezioni di Capodimonte, per volontà della Fondazione Vacchi, un'opera del ciclo Federico II di Hohenstaufen che, con raffinata ironia, ha al centro l'archeologia, il mare, la storia del territorio tra arte, artigianato e architetture. In particolare, "La Telefonata di marmo" (200×230 cm, smalto su tela), opera ermetica e fantastica, è ambientata in un notturno mediterraneo. La testa dell'imperatore emerge da una quinta architettonica mentre la mano solleva la cornetta del telefono in un tempo sospeso e congelato, carico di tensione ma apparentemente calmo. L'oggetto entra anacronistico in un’ ambientazione storica del passato creando immediatamente contemporaneità e interrogativi, sfidando certezze e cronologie. Il dipinto induce alla riflessione con un richiamo alla simbologia dei serpenti. "La telefonata di marmo, già ammirata per tre mesi di mostra, sarà destinata al prossimo allestimento della sezione di arte contemporanea. Ringraziamo la Fondazione Vacchi e in particolare la sua presidente Marilena Graniti Vacchi che ha voluto questo importante omaggio per il centenario a Napoli scegliendo Capodimonte e che ora con una significativa donazione chiude il cerchio coronando una storia artistica e personale – dichiara il direttore Eike Schmidt, autore del saggio sul rapporto con la città 'Da Adamo ed Eva a Federico II di Hohenstaufen' nel catalogo edito da Forma – Per noi era doveroso ricordare soprattutto il ruolo di Sergio Vacchi nel momento più decisivo per la svolta contemporanea della scena artistica di Napoli e riavvicinarlo al vivacissimo e sperimentale panorama attuale". Già nel 1965 infatti alla Galleria “Il Centro” l’artista bolognese presentò “Adamo ed Eva in Italia”: un ciclo che sanciva il ritorno al figurativo. Nello stesso anno Marcello Rumma avviava un’intensa attività di promozione di arte contemporanea e Lucio Amelio apriva la Modern Art Agency. Nel 1966 Vacchi espone alla Galleria San Carlo. Come è noto, Sophia Loren e Carlo Ponti sono stati suoi affezionati collezionisti, acquisendone più di cento lavori tra i quali la monumentale Morte di Federico II di Hohenstaufen – Notturno italiano (1966), appartenente allo stesso ciclo dell'opera appena donata dalla Fondazione Vacchi a Capodimonte. "A nome della Fondazione Vacchi – sottolinea Marilena Graniti Vacchi – desidero ringraziare il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt, per l’attenzione e la sensibilità con cui ha accompagnato questa mostra dedicata a Sergio Vacchi. La donazione dell’opera 'La telefonata di marmo', esposta in mostra, intende essere un gesto di riconoscenza e di continuità, affinché il lavoro di Vacchi possa continuare a dialogare con il pubblico negli spazi del Museo di Capodimonte".
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