I giornali cartacei e la tv hanno perso la loro autorità e autorevolezza. Inutile girarci intorno. È così. Gli italiani, infatti, si stanno informando su altri canali più o meno ufficiali che, molte volte, portano alla diffusione di fake news.
Durante la pandemia, di fake news, purtroppo, ne abbiamo avute a bizzeffe proprio perché non si sono presidiati quei ‘territori’ quasi nascosti su cui le persone, poi, si ‘cibavano’ dal punto di vista informativo.
Ecco, quindi, quali sono le nuove fonti da cui tanti italiani prendono spunto per poi farsi la propria opinione.
Telegram
Nato come il sostituto di WhatsApp non ha mai, però, ‘sbancato’ del tutto per quanto riguarda la messaggistica istantanea. Però, negli ultimi anni, si è ‘riciclato’ proponendosi come canale alternativo alla informazione ufficiale con gruppo di dibattiti dalle opinioni più variegate.
È da Telegram che, infatti, si sono diffuse tante teorie alternative sul Covid-19 che, poi, hanno portato a varie manifestazioni più o meno pacifiche. Non vogliamo, ovviamente, entrare nell’ostico terreno dell’informazione in tempi di pandemia.
Però vogliamo semplicemente sottolineare come, comunque, Telegram sia stato (e lo è ancora) un mezzo di informazione e di adunate.
Il tempo ci dirà se è una cosa buona o negativa.
I social network
“L’ho letto su Facebook” è il nuovo “l’ha detto la TV”. Eh sì, perché ormai Facebook tra condivisioni di link che di attendibile hanno ben poco, di informazioni non ufficiali e tendenziosi, di pagine che fomentano alcuni stati d’animo, sta diventando un vero e proprio medium informativo.
Nato come un mezzo di collegamento tra persone che non si conoscono o che se si conoscono abitano lontani, sta diventando quasi un giornale. O, per meglio, una sorta di agenzia di stampa su tutto ciò che succede.
Molte persone, infatti, neppure leggono la fonte originaria della notizia ma basta semplicemente che lo leggono sul social network di Zuckerberg per dare a esso tutti i crismi dell’ufficialità.
Ovviamente, non bisogna andare così leggeri ma bisogna sempre vedere qual è il link condiviso, chi lo ha condiviso e se poi è una bufala. Se necessario, aiutarsi anche con Google, che non fa mai male. Basta digitare sul motore di ricerca la notizia insieme alla parola ‘bufala’ o ‘fake news’ e vedere i risultati.
Siti specializzati
I siti specializzati ancora oggi, pur nascendo come funghi, non stanno avendo il successo che meritano. Portali simili si trovano in tutti campi, da quelli più delicati come https://tradingsicuro.com/ a quelli di un settore ben specifico. Anche perché molte volte si tende alla generalizzazione che penalizza proprio questi portali che, di contro, fanno tutto il possibile per offrire una sana informazione.
La nicchia a cui si rivolgono è ancora troppo stretta, per almeno due motivi. Sia perché chi pensa che sul web ci siano solo fake news non bada più a cosa c’è scritto e automaticamente lo ‘cassa’ come bufala e sia perché tante volte per raccontare bene un episodio o un fatto bisogna essere prolissi.
E il web è un mezzo che va molto veloce. Le persone malvolentieri sono disposte a leggere tante parole on line.
Portali di debunking
Chiudiamo con i siti che si occupano proprio di ‘sbufalare’ tutte le fake news che ci sono sul web. Anche i portali di debunking, che non sono ovviamente il Vangelo, sono state soggette a molte critiche poiché tante volte si ostinano a difendere la versione ‘ufficiale’ di un fatto o, comunque, di essere abbastanza di parte, soprattutto per i leader di partiti populisti.
Non vogliamo, anche in questo caso, entrare nel merito però comunque c’è una fetta di italiani che si ‘ciba’ di portali di debunking per poter capire se una notizia è vera oppure no. Un bel segnale, comunque, perché dimostra una certa sensibilità nel non abboccare subito a tutto ciò che si legge.
Perché, ricordiamolo, se nelle testate registrate c’è un controllo fatto da professionisti, nei siti che nascono come funghi nessuno controlla a priori cosa pubblicano.










