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È morto in carcere Ames, l’ex agente Cia spia di Mosca: consegnò ai russi 10 agenti americani

Da Redazione Ultimenews24.it
7 Gennaio 2026
In Attualità
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È morto in carcere Ames, l’ex agente Cia spia di Mosca: consegnò ai russi 10 agenti americani
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(Adnkronos) –
Aldrich Ames, ex agente della counterintelligence della Cia, è morto nella prigione dove stava scontando l'ergastolo per aver spiato per Mosca. Lo ha reso noto un portavoce del Bureau of Prisons, confermando che l'84enne è morto lunedì nel Federal Correctional Institution di Cumberland, in Maryland.  Arrestato nel 1994, Ames, che aveva alle spalle 31 anni di carriera dell'intelligence americana con incarichi in tutto il mondo, compresa l'Italia, ammise, ricorda oggi la Cbsnews, di aver compromesso "praticamente tutti gli agenti americani in Unione sovietica ed altri di servizi segreti a me noti" dando così all'Unione Sovietica prima e alla Russia dopo "un'enorme quantità di informazioni sulle politica estera, di difesa e di sicurezza degli Usa". Secondo il Pentagono, Ames rivelò le identità di 10 agenti, nove dei quali furono condannati a morte e uccisi dai russi.  L'allora direttore della Cia, James Woolsey, lo descrisse come "un maligno traditore del suo Paese che ha ucciso diverse persone che hanno aiutato gli Stati Uniti e l'Occidente a vincere la Guerra Fredda". Agenti uccisi perché "questo traditore assassino voleva una casa più grande e una Jaguar", aggiunse Woolsey riferendosi al fatto che Ames non era spinto da motivi ideologici, ma da grandi somme di denaro per finanziare una vita nel lusso. Anche la seconda moglie Rosario, conosciuta all'inizio degli anni ottanta in Messico dove era addetta culturale dell'ambasciata colombiana e lavorava in segreto come asset della Cia, fu arrestata e condannata a cinque anni di prigione. Il divorzio dalla prima moglie fu molto oneroso per Ames, così nel 1985 fu lui – che intanto era stato promesso capo della divisione sovietica del controspionaggio, ad approcciare i russi consegnando loro i nomi di alcuni agenti del Kgb che erano spie degli americani in cambio di 50mila dollari.  Ma il colpo veramente duro alla rete della Cia nell'allora Unione Sovietica fu quando consegnò ai russi, in cambio di 2 milioni di dollari, l'intera lista degli asset americani. Per giustificare l'improvvisa ricchezza Ames disse che la moglie aveva ricevuto un'eredità, ma a posteriori fu sottolineato come l'agenzia ignorò questo e altri segnali, tra i quali test con la macchina della verità che rivelavano risposte incoerenti, problemi con l'alcool, che potevano far scoprire prima il suo tradimento.  Invece, l'agente continuò a fare carriera, venendo anche a lavorare a Roma, tra il 1986 e il 1989, e supervisionò le operazioni in Europa e nell'allora Cecoslovacchia negli anni cruciali della caduta del Muro. Ma alla fine il cerchio delle indagini avviate per trovare la "talpa" che aveva ceduto i segreti della Cia ai russi si chiuse intorno ad Ames nel 1993 per il quale, dopo mesi di indagini segrete su di lui, scattarono le manette il 21 febbraio 1994, qualche giorno prima che volasse a Mosca per una conferenza.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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