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Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Pietro Parolin

Da Redazione Ultimenews24.it
7 Maggio 2025
In Attualità
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Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Pietro Parolin
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(Adnkronos) –
Il cardinale Pietro Parolin, per oltre un decennio il collaboratore più vicino e influente di Papa Francesco, è oggi considerato da molti osservatori uno dei principali candidati a nuovo Pontefice al Conclave 2025. 
Nato il 17 gennaio 1955 a Schiavon, nella provincia e diocesi di Vicenza, Parolin proviene da una famiglia cattolica praticante: il padre era titolare di un negozio di ferramenta, mentre la madre insegnava alle elementari. Un evento traumatico lo segnò profondamente durante l’infanzia: la morte del padre in un incidente stradale, quando aveva solo dieci anni. Fin da ragazzo avvertì la vocazione sacerdotale e, a soli quattordici anni, fece ingresso nel seminario diocesano di Vicenza. Ordinato sacerdote nel 1980, a venticinque anni, fu poi inviato a Roma per specializzarsi in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. Proprio in quegli anni iniziò anche la sua preparazione per la carriera diplomatica al servizio della Santa Sede. Dopo aver completato una tesi sul Sinodo dei Vescovi, intraprese ufficialmente il percorso diplomatico vaticano nel 1986. Dopo un primo incarico triennale in Nigeria, fu assegnato alla nunziatura in Messico, dove contribuì al ripristino dei rapporti ufficiali tra il Paese e il Vaticano. Nel 1992 fu richiamato a Roma per lavorare nella Seconda Sezione del Segretariato di Stato, alle dipendenze del cardinale Angelo Sodano, allora Segretario di Stato. Gli vennero affidate le relazioni con Spagna, Andorra, Italia e San Marino. Nel 2000 collaborò con il vescovo Attilio Nicora nella delicata attuazione della revisione del Concordato Lateranense del 1984. Parolin seppe mettere a frutto, tra il 2002 e il 2009, le sue competenze diplomatiche e una fitta rete di contatti in ambiti cruciali, come il disarmo nucleare, il dialogo con i regimi comunisti e la mediazione in aree di crisi. È ritenuto un profondo conoscitore delle dinamiche geopolitiche in Asia e Medio Oriente. Nel 2005 giocò un ruolo chiave nel riavvicinamento tra la Santa Sede e la Cina, un successo diplomatico che all’epoca fu molto lodato, ma che oggi rischia di pesare come un punto debole della sua eredità. L’approccio adottato da Parolin con Pechino portò, nel 2018, alla firma di un accordo provvisorio segreto sulla nomina dei vescovi cinesi, rinnovato nel 2020, 2022 e 2024. L’intesa ha sollevato forti critiche, non solo da parte del cardinale emerito di Hong Kong Joseph Zen Ze-kiun e dei cattolici cinesi fedeli a Roma, ma anche da autorevoli voci nel mondo cattolico europeo e statunitense, che accusano il Vaticano di aver fatto troppe concessioni al regime comunista cinese in un momento delicato, con conseguenze potenzialmente gravi. Parolin, tuttavia, ha sempre invitato a non giudicare con precipitazione, mantenendo un tono conciliante e misurato. Tra il 2016 e il 2017, Parolin fu al centro di una controversia legata alla gestione della crisi dell’Ordine di Malta, culminata con la rimozione forzata del Gran Maestro Fra' Matthew Festing. Parolin è noto anche per la sua decisa contrarietà alla liturgia tradizionale, che ritiene in contrasto con il "nuovo paradigma" di Chiesa promosso da Papa Francesco, fondato sulla sinodalità, la decentralizzazione e una prospettiva globale. Ritiene che il pontefice abbia attuato in modo pieno lo spirito del Concilio Vaticano II. Per i suoi detrattori, Parolin rappresenta un volto del progressismo ecclesiale, un diplomatico pragmatico che preferisce soluzioni politiche e compromessi alla chiarezza dottrinale. Viene anche visto come erede della diplomazia dell’Ostpolitik vaticana degli anni Sessanta, oggi spesso criticata, specialmente nel suo approccio verso la Cina. Per i suoi sostenitori, invece, è un uomo di grande idealismo, promotore instancabile della pace e della concordia, dotato di una straordinaria capacità di mediazione e riservatezza, impegnato nel delineare una nuova direzione per la Chiesa del XXI secolo. Parolin padroneggia fluentemente l’italiano, il francese e lo spagnolo, e possiede anche una buona conoscenza dell’inglese. Tra il 2002 e il 2009 ricoprì l’incarico di sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, un ruolo strategico e riservato, nel quale si occupò delle relazioni diplomatiche con il Vietnam, la Corea del Nord, Israele e la Cina. Benedetto XVI lo nominò vescovo nel 2009 e lo inviò come nunzio apostolico a Caracas, in Venezuela. La svolta avvenne nel 2013, quando Papa Francesco lo scelse come nuovo Segretario di Stato, affidandogli un ruolo centrale nel suo pontificato e, l’anno successivo, lo inserì nel ristretto Consiglio dei Cardinali per la riforma della Chiesa. Nel corso degli anni, Parolin si è guadagnato grande stima tra i diplomatici laici per la sua affidabilità e discrezione come rappresentante papale sulla scena internazionale. La sua figura ricorda a molti quella di Papa Paolo VI, anch’egli ex diplomatico divenuto pontefice.  
Parolin è tra i pochissimi alti prelati rimasti in carica per quasi l’intero pontificato di Francesco. Il rapporto con il Papa ha attraversato alti e bassi, ma la fiducia non è mai venuta meno: Francesco ha più volte riconosciuto il valore del suo operato, confermandolo nel Consiglio dei Cardinali sin dal 2014. Per chi cerca un pontefice in linea con l'orientamento di Francesco – vicino ai poveri, favorevole a una Chiesa aperta e sinodale – Parolin appare come il naturale continuatore del cammino intrapreso, in grado di proseguire le riforme, ma con uno stile più misurato, sobrio e diplomatico. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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