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Giudice Reale: “La magistratura ha perso credibilità, via presidente Anm”

Da Redazione Ultimenews24.it
15 Aprile 2021
In Attualità
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Giudice Reale: “La magistratura ha perso credibilità, via presidente Anm”
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Parte subito da una premessa, Andrea Reale, il gip di Ragusa, tra i quattro firmatari del gruppo di ArticoloCentouno del Parlamentino dell’Associazione nazionale magistrati che chiedono con forza le “dimissioni immediate” del Presidente Giuseppe Santalucia. “L’ipocrisia non ci appartiene”, dice il giudice in una intervista all’Adnkronos, in cui spiega i motivi della richiesta, forte, di mandare via Santalucia. Al centro della questione le chat estrapolate dal telefono di Luca Palamara nell’ambito dell’inchiesta della procura di Perugia. “Con una scelta senza precedenti – scrivono nel loro documento le toghe di Articolo 101 – il presidente dell’Anm Santalucia ha deciso di comprimere il nostro diritto di componenti del Cdc, e con esso quello di tutti gli altri, alla piena conoscenza di atti di pertinenza dell’Associazione e nella disponibilità della stessa, realizzando una palese violazione delle regole di funzionamento dell’Anm e un gravissimo vulnus alla democrazia interna alla stessa”.  

“Siamo arrivati a una fase di esasperazione e abbiamo dovuto denunciare pubblicamente questa vicenda – spiega Reale – perché inizialmente ci avevano detto che il materiale della messaggistica tra Palamara e gli altri magistrati coinvolti in questo scandalo non faceva neppure parte del fascicolo principale. Per questo, dopo le elezioni dello scorso ottobre, avevamo delegato il collegio dei probiviri per l’acquisizione di questo materiale”. 

Il magistrato e gli altri firmatari contestano a Santalucia soprattutto di avere “sottratto atti che sono dell’Associazione dei magistrati” nei confronti di un “ex associato” e “che abbiamo il diritto e il dovere di conoscere per potere esercitare le nostre prerogative nei confronti di colleghi che si sono comportati o in modo deontologicamente scorretto oppure che hanno cagionato un danno all’immagine dell’associazione, anche se si sono frattanto dimessi”. “Siamo molto delusi perché non vediamo voglia di un serio cambiamento. Due anni fa il presidente della Repubblica ci ha invitato a voltare pagina, ma non solo non si volta pagina, qui si torna indietro. Stiamo scherzando? – dice Reale – Ci sono magistrati che rivestono ancora ruoli apicali, pur essendo direttamente coinvolti nei gravi fatti resi pubblici; i cittadini ci chiedono come fanno certe persone a stare al loro posto. Ci sono soci Anm che non hanno ritenuto di dovere giustificare certe condotte riprovevoli: è un vulnus enorme e gravissimo”. 

Poi aggiunge: “Dal maggio del 2020 le chat pubblicate di alcuni noti esponenti della magistratura con incarichi anche molto importanti hanno distrutto la credibilità della magistratura associata e dei magistrati”. “I vari gruppi che si sono fatti la bocca tanto larga al momento delle elezioni dicevano che esisteva una questione morale da porre al centro del dibattito associativo, dopo lo scandalo dell’Hotel Champagne e dopo la pubblicazione delle chat di Palamara ma, al momento di dimostrare questa discontinuità con i fatti, avviene tutt’altro”. In questo modo “si consente a molti magistrati di farla franca, parliamoci chiaramente”. 

“A noi interessa che l’associazione riprenda il suo ruolo – ribadisce ancora il gip Reale – che è quello di tutelare l’immagine ed il prestigio della magistratura. Soprattutto oggi. L’Anm deve farsi paladina della lotta al correntismo e deve recuperare la credibilità perduta dalle vicende già denunciate sulla stampa agli occhi dei cittadini”. 

Perché parlare di un “insabbiamento” da parte del Presidente Anm Santalucia? “Io altre finalità non riesco e non voglio neppure immaginarle – dice – ma c’è un discorso di opportunità”. “Questi gruppi che hanno costituito questo “sistema” – prosegue ancora il magistrato – di fatto sono chiamati oggi a svolgere la funzione di rigenerazione etica della magistratura. Non voglio pensare che abbiano voluto favorire altri amici di corrente”. “Però questa insolita lentezza nella acquisizione delle chat, questo tentativo di nascondere, a una parte della rappresentanza democraticamente eletta, atti che riguardano la posizione di magistrati coinvolti danno adito a questi dubbi. Sono tutte vicende che dimostrano l’incapacità di affrontare e risolvere il problema dei problemi, cioè il correntismo”. 

“Chi svolge l’incarico di presidente dell’Anm deve essere credibile e deve dimostrare con i fatti di essere il primo artefice della volontà di porre la questione etica al centro del dibattito associativo e di rendere trasparente e pubblico il modo di affrontarla; invece queste condotte sembrano dimostrare tutto il contrario”. Fino ad oggi i quattro giudici di Articolo101 non si sono parlati con il presidente Santalucia, se non per via informale, come dice Reale. “Ed è grave che il presidente non avvisi i componenti del Comitato centrale di incontri istituzionali in questo momento”. “Peraltro siamo l’unica opposizione – aggiunge ancora il gip Reale – Sei un magistrato e il primo compito è di garantire anche la voce della minoranza, siamo l’unica voce lontana dal sistema”. 

E poi Reale sottolinea con forza che Giuseppe Santalucia ha “omissato il provvedimento del pm e ha addirittura ‘sbianchettato’ e modificato il provvedimento del gup di Perugia, queste sono altre due condotte davvero molto gravi. Avrebbe potuto intervenire soltanto cancellando il nome e il cognome della persona interessata, della quale voleva garantire la privacy. Ma non può alterare la forma grafica del provvedimento del gup”. 

“Noi ci aspettiamo le dimissioni del presidente Santalucia – aggiunge ancora Andrea Reale – Ha tradito la nostra fiducia. Per noi è difficile continuare in questo modo. Ma lo ha voluto lui. Noi non abbiamo fatto nulla per meritare questo trattamento perché siamo stati democraticamente eletti ed abbiamo esercitato le nostre prerogative”. “Noi al momento siamo all’opposizione – dice – Ora potremmo iniziare con delle iniziative referendarie sulle questioni legate all’attività associativa al fine di restituire alla ‘base’ la voce che ‘i vertici’ sembrano volere a loro togliere”. (di Elvira Terranova) 

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