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In 10 anni sopravvivenza mieloma quadruplicata, ne parlano gli esperti

Da Redazione Ultimenews24.it
5 Febbraio 2026
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In 10 anni sopravvivenza mieloma quadruplicata, ne parlano gli esperti
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(Adnkronos) – In 10 anni l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata, passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina. Nella maggior parte dei casi le terapie attuali non permettono ancora di ottenere una guarigione definitiva, perché quasi tutti i pazienti finiscono per avere una o più ricadute. In questo contesto gli anticorpi farmaco coniugati (Adc) sono trattamenti innovativi che combinano un anticorpo monoclonale, progettato per riconoscere specificamente una proteina presente sulle cellule malate, con un farmaco citotossico che la elimina. Attualmente, dopo l'approvazione dell'Ema-Agenzia europea dei medicinali, per belantamab mafodotin è in corso la procedura registrativa anche in Italia per l'impiego alla prima recidiva. A fare il punto sui trattamenti che permettono di colpire in modo mirato le cellule tumorali, riducendo i danni di quelle sane e gli effetti collaterali rispetto alle terapie tradizionali, si confrontano oggi a Milano – in occasione di un media tutorial organizzato da Gsk – Silvia Mangiacavalli, ematologa Uoc di Ematologia Irccs Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia; Alessandro Corso, direttore Uoc di Ematologia dell'ospedale di Legnano (Milano), ed Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk. ll mieloma multiplo – ricorda Gsk in una nota – è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario per difendere l'organismo da infezioni causate da batteri e virus. Nel caso del mieloma multiplo le plasmacellule subiscono una trasformazione genetica che le porta a proliferare in modo incontrollato. Questa crescita anomala ostacola la produzione delle altre cellule del midollo osseo, causando problemi come anemia, difficoltà nella coagulazione del sangue, un maggiore rischio di infezioni e danni alle ossa. Inoltre, le plasmacellule tumorali iniziano a produrre grandi quantità di anticorpi anomali, chiamati proteine monoclonali, che non sono funzionali e non aiutano il sistema immunitario. La patologia è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin, ed è responsabile dell'1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un'età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). Il quadro clinico può variare di molto: esistono pazienti del tutto asintomatici, specie nelle fasi iniziali. Sono segni e sintomi distintivi: la proliferazione massiccia delle plasmacellule e, di riflesso, una riduzione dei livelli di immunoglobuline con un aumento del rischio di infezioni. Spesso sono presenti anemia, responsabile di stanchezza, debolezza, difficoltà respiratoria, e, più raramente, una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) o delle piastrine (trombocitopenia), che determina la minor resistenza alle infezioni e la facilità al sanguinamento, anche in seguito a banali tagli. Comune sintomo è il dolore osseo, soprattutto a livello della schiena, dell'anca e del costato con fratture anche spontanee. Belantamab mafodotin – spiega la nota – è un Adc composto da un anticorpo monoclonale che riconosce una proteina (Bcma) presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al Bcma, belantamab entra nella cellula malata e rilascia il suo farmaco citotossico (Mmaf), che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. Oltre a questo, l'anticorpo è in grado di stimolare il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate. Le autorizzazioni regolatorie per il farmaco sono state chieste sulla scorta dei risultati di due studi clinici denominati Dreamm-7 e Dreamm-8. Il primo ha valutato l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (Dvd), standard of care, in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico belantamab mafodotin ha dimostrato un'efficacia statisticamente significativa, triplicando la Pfs (sopravvivenza libera da progressione di malattia) mediana rispetto a Dvd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42%. Dream-8 aveva l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (Pvd), in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. Anche in questo studio la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Da non sottovalutare, inoltre, che nel contesto di entrambi gli studi clinici il profilo di sicurezza delle combinazioni Bvd e Bpd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (Hrqol) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi.  Attualmente Gsk ha deciso di rendere disponibile questa innovazione a tutti i centri che ne faranno richiesta, offrendo il farmaco a un prezzo simbolico per permettere ai pazienti italiani di accedere fin da subito ai benefici evidenziati dagli studi clinici. Belantamab mafodotin – conclude l'azienda – può essere somministrato in regime di Day hospital, senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche presso i reparti di ematologia meno strutturati e non esclusivamente nei centri altamente specializzati. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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