(Adnkronos) – Unifil, dispiegata nel sud del Libano, è una "missione che è sempre stata in qualche modo scomoda" e oggi "non c'è nessun tipo di luce in fondo al tunnel". Parla con l'Adnkronos Andrea Tenenti, che è stato dal 2006 – dalla guerra dei 33 giorni tra Israele e Hezbollah libanesi – e fino alla scorsa estate portavoce della missione Unifil. Ricorda i 30 anni in totale di Onu alle spalle, convinto che il "diritto internazionale non stia bene da un po' di tempo" e che "adesso" stia "molto male". Una nota dell'ambasciata israeliana a Roma incentrata sulla situazione nel sud del Libano denuncia "il fallimento della missione nell'applicare la Risoluzione 1701" del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che nel 2006 pose fine alle ostilità e afferma che le forze Unifil (più di 40 Paesi, Italia compresa) "non sono oggetto di attacchi deliberati". Tenenti torna indietro almeno al 2023. Il 7 ottobre di quell'anno il massacro di Hamas in Israele. E l'avvio delle operazioni militari israeliane contro Hamas e altri gruppi nella Striscia di Gaza, devastata dai raid. Il coinvolgimento nel conflitto degli Hezbollah libanesi, con un sostegno storico da parte dell'Iran. "Dal 2023, dall'inizio del conflitto, deliberatamente ci hanno attaccato", afferma Tenenti. "Ci hanno anche chiesto di lasciare il sud del Paese, sia le forze armate israeliane che il premier Benjamin Netanyahu – rimarca – Ma la Missione è rimasta perché voluta dalla comunità interzionale". E "penso la Missione stia pagando il prezzo di avere in qualche modo in quel momento tenuto testa alta rimanendo nel sud del Libano". "Anche di recente gli israeliani hanno detto che vogliono occupare il Sud del Paese", incalza. Era fine marzo quando il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, parlava di una zona cuscinetto nella parte meridionale del Paese dei Cedri. "Al termine di questa operazione – diceva – le forze israeliane (Idf) saranno di stanza in una zona di sicurezza all'interno del Libano" e "avranno il controllo della sicurezza sull'intera area fino al fiume Litani". "La Missione è sempre stata in qualche modo scomoda", rimarca Tenenti, che nel suo ragionamento parla dell'importanza di "un arbitro, seppur ferito, che possa portare informazioni alla comunità internazionale in base al mandato". E così rileva piuttosto il "fallimento di qualsiasi processo diplomatico per trovare una soluzione". E se gli si chiede di un eventuale cambiamento nelle regole d'ingaggio dei caschi blu, Tenenti non ha dubbi. "L'importanza di una missione è far sì che possa avere capacità di monitoraggio", sottolinea, parlando della necessaria "azione diplomatica" e di "sostegno alla popolazione". "Diventare una missione che combatte una parte o entrambe – osserva – non renderebbe più credibili come autorità". E "non vedo a quanto possa servire". Inoltre, conclude, "non c'è nessun processo politico al momento che parli di Libano" e i "teatri Iran e Libano sono in qualche modo collegati per gli israeliani", che hanno assicurato sostegno alla tregua di due settimane annunciata tra Usa e Iran dopo più di un mese di raid americani e israeliani contro la Repubblica islamica, ma al contempo ripetuto che proseguiranno le operazioni militari in Libano. Le ultime ostilità sono iniziate il 2 marzo. "Non c'è nessun tipo di luce alla fine del tunnel". I raid di ieri – secondo l'ultimo bilancio ufficiale diffuso da Beirut, e ancora provvisorio – hanno provocato la morte di 203 persone e il ferimento di oltre un migliaio. Le Forze Armate libanesi confermano che sono rimasti uccisi quattro soldati.
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