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M5S, il ‘patto di Bibbona’: Grillo e Conte frenano su addio Casaleggio

Da Redazione Ultimenews24.it
8 Marzo 2021
In Salute e Benessere
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M5S, il ‘patto di Bibbona’: Grillo e Conte frenano su addio Casaleggio
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Il sistema di scatole cinesi delle varie associazioni M5S susseguitesi negli anni, la questione degli ‘espulsi’ e la possibilità di reintegrare gli ‘anti-draghiani’, il nuovo simbolo e il rapporto complesso con Rousseau, l’organigramma del Movimento che verrà, i cavilli legali e i guai in Tribunale. Ieri sono stati tanti, tantissimi, i temi trattati da Beppe Grillo e Giuseppe Conte nel corso dell’incontro a Marina di Bibbona: location villa Corallina, splendida residenza al mare del fondatore e garante del Movimento. Bocche cucite nell’entourage dei due, ma qualcosa filtra sull’incontro di ieri. A partire dal legame con l’associazione Rousseau, uno dei nodi più complessi da sbrogliare, con i parlamentari sul piede di guerra, pronti al divorzio con Davide Casaleggio e la piattaforma che regola il voto della base.  

Questa settimana dovrebbe essere normato il rapporto tra M5S e Rousseau, ma, a quanto apprende l’Adnkronos da autorevoli fonti, Grillo e Conte concorderebbero sulla scelta di “non esautorare” Casaleggio. Limitandosi a fissare dei paletti ben chiari sulla possibilità d’azione. Contatti chiarificatori ci sarebbero stati, nelle ultime ore, anche tra Grillo e il presidente dell’associazione Rousseau, la direzione, o quanto meno la volontà, è quella di ricomporre la frattura, resa ancor più scomposta dall’annuncio dell’iniziativa di Milano di lanciare il Manifesto ControVento, vista da molti come l’addio di Casaleggio al Movimento. E anche in questa direzione va letto il post di oggi dell’associazione Rousseau, in cui si aggiusta il tiro spiegando che il Manifesto intende solo fissare una cornice di valori, definendo una sorta di codice etico e nulla più. 

Confermata, poi, la volontà di superare la governance a 5 sancita col voto della base. Grillo non vuol saperne e Conte è sostanzialmente d’accordo con lui. L’idea è di una ‘segreteria’ leggera, di cui l’ex premier terrà saldamente il timone decidendone per giunta anche la composizione. Tenendo conto, però, anche del ‘rumoreggiare’ della base: ecco perché un ruolo potrebbe essere affidato alla sindaca di Roma Virginia Raggi, che -fuori Alessandro Di Battista che si è ‘autoescluso’- resta quella che sembra godere del maggior seguito tra gli attivisti nonché della fiducia di Grillo. Per giunta la prima cittadina, a quanto risulta all’Adnkronos, era pronta a scendere in campo per il collegio direttivo, calando a sorpresa la carta della candidatura. 

Raggi potrebbe dunque essere uno dei volti della segreteria leggera immaginata da Conte e Grillo, una struttura distante anni luce da quella del Pd, che viene presa proprio ad esempio da Conte e da Grillo nel corso dell’incontro a Bibbona: se i segretari dem non arrivano mai a fine mandato -il ragionamento- il problema è riconducibile a un organigramma troppo strutturato dove finisce per aver la meglio il tutti contro tutti.  

Conte scriverà il suo programma e metterà in chiaro che le scelte che assumerà dovranno essere quelle di un capo politico a tutti gli effetti, pronto a decidere assumendosi la piena responsabilità delle sue decisioni. Prendere o lasciare, perché di cadere vittima del fuoco amico interno non ha alcuna intenzione. Piena sintonia con Grillo anche su questo, tanto che è stato il garante del Movimento a puntellare la scelta di gettare al mare la governance a 5 votata dalla base. Anche sull’indicazione dei capigruppo di Camera e Senato Conte dovrà dettare la linea, sulla scia di quanto aveva tentato di fare Luigi Di Maio nelle vesti di capo politico, ma poi costretto a fare un passo indietro vista la pressione e il malcontento dei gruppi parlamentari. 

Il consenso di cui Conte gode tra deputati e senatori potrebbe essere un buon viatico, ma difficile possa bastare per sanare il rapporto con l’associazione Rousseau, con un numero crescente di parlamentari che si rifiuta ormai di versare i 300 euro mensili. Anche l’idea di superare la regola aurea del limite dei due mandati potrebbe non essere sufficiente a frenare il malcontento interno. L’idea che sembra prendere piede in questi giorni è infatti quella del ‘recall’, con gli attivisti chiamati a pronunciarsi sull’operato degli eletti nei vari territori sponsorizzandone la candidatura. Ma molti parlamentari sono convinti che il meccanismo finirebbe per agevolare solo i volti più noti, affossando i cosiddetti peones.  

E la guerra dei gruppi parlamentari contro Rousseau e Casaleggio -nel mirino anche Enrica Sabatini, considerata dai più la ‘mal consigliera’- è stato solo messa in stand by. “La mail a Crimi per chiedergli di intervenire, mettendo fine ai rapporti con Casaleggio -spiega uno dei parlamentari più ‘barricaderi’- non è stata ancora inviata nell’attesa di comprendere le intenzioni di Conte. Ma non indietreggeremo di un centimetro, Casaleggio in questi anni è stato un partito nel partito e bisogna mettere fine a questo scempio. Renderlo un fornitore di servizi esterno non può bastare, le ingerenze ci sarebbero comunque”. 

Da qui, l’idea di chiedere a Crimi la possibilità di disiscriversi dall’associazione Rousseau restando comunque all’interno del Movimento, iniziativa assunta da diverse decine di parlamentari subito dopo il lancio del manifesto ControVento. “Casaleggio ha scuffiato – ironizza un big del M5S- possiamo rivolgerci ad altre società che possono offrirci un servizio simile, non esiste solo Rousseau. La mail che è rimasta in ‘canna’ per Crimi la invieremo a Conte, ma di restare con Casaleggio non se ne parla”. Una bella gatta da pelare e non la sola per l’ex presidente del Consiglio. 

Che, riferiscono i beninformati, non avrebbe nessuna intenzione di ritagliarsi un ruolo in Parlamento correndo per il collegio di Siena, rimasto vacante dopo l’addio, per incompatibilità, dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Nessuna candidatura all’orizzonte per Conte, convinto anche dell’importanza di non entrare in rotta di collisione con gli alleati del Pd. 

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