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Minori: “Ho perso mia figlia, burocrazia sorda a Giustizia”, il racconto di un padre

Da Redazione Ultimenews24.it
17 Giugno 2021
In Attualità
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Minori: “Ho perso mia figlia, burocrazia sorda a Giustizia”, il racconto di un padre
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“Ho perso mia figlia. C’è ancora un filo che ci lega ma è legato all’anima. Io di lei non so più nulla”. Sono le parole di A.M., un padre accusato dall’ex compagna di avere abusato della figlia minorenne, prosciolto dalle accuse infamanti già in sede di indagini e pure ancora oggi lontano dalla sua bambina e solo contro una provincia ostile, “sorda alla Giustizia”, “anarchica” che gli nega di esercitare i suoi diritti e doveri genitoriali “ancora in stallo”. Vittima di “un silenzio assordante”, A.M. subisce da anni la ritrosia dei servizi sociali e dei vertici comunali all’esecuzione delle decisioni dei Tribunali. “Come se ci fosse qualcosa di più forte della Giustizia; come se fossimo in uno stato anarchico”.

Oggi a Lecce presso l’Hotel 8+ alle ore 15 i suoi legali denunceranno in conferenza stampa la mancata esecuzione delle sentenze dei Tribunali e l’ostruzionismo burocratico subito da A.M. “Hanno sequestrato mia figlia – denuncia il padre all’Adnkronos – ogni giorno che passa è sempre più devastante, perché ho perso tre anni di vita con lei. Mi sento impotente ma voglio restare in un contesto di legalità per proteggerla. Non c’è più tempo da perdere. O qualcuno interviene o io non la vedrò mai più”.

A.M. racconta il migliaio di giorni di silenzio in cui “nessuno mi comunica nulla, mi racconta nulla”. In cui per condividere un attimo di routine di vita della bambina seppur a distanza, “ho dovuto assumere degli investigatori. Almeno – quasi si giustifica – per sapere a che scuola andasse”. Lieve consolazione dato che “nel frattempo il nostro rapporto si sta distruggendo del tutto”. Perché? “Mia figlia è una bambina realmente abusata – risponde – ma non da me. Le è stato sottratto il diritto di avere un padre”.

La storia di A.M e della sua bambina rievoca in qualche modo in chiave moderna il dilemma di Salomone. Il dramma comincia nel luglio del 2018. La bimba ha 4 anni. A.M. e la compagna decidono di separarsi procedendo per l’affido congiunto della figlia. Il 25 luglio la mamma senza autorizzazione dell’ex compagno porta la bambina in Puglia. A seguito di una scrittura privata, A.M. ottiene di trascorrere una settimana di vacanza con la piccola al termine del suo viaggio all’estero prima di riprendere l’iter stabilito a settembre. Ma alla vigilia del rientro in Italia, riceve una comunicazione dai legali dell’ex compagna: “affermavano che mia figlia aveva fatto dichiarazioni di molestie sessuali subite da me e che pertanto non avrei potuto vederla – riferisce – che la mamma non credeva a quanto affermato dalla bambina e che avrebbe dovuto accettarne la verità”.

Cosa ha provato? “Mi è rimbalzato essere accusato ingiustamente – risponde – Non ho provato un briciolo di vergogna. Non mi ha scalfito. Ciò che contava è che me la aveva portata via e che dovevo proteggerla”, ricorda l’uomo. A.M. va a Lecce nonostante tutto, ma non riesce ad incontrare la figlia. Fa denuncia nella cittadina pugliese per sottrazione di minore. A Roma presenta denuncia alla Procura di Tivoli. In parallelo per la parte civile, tra il dicembre 2018 e gennaio 2019, il tribunale di Tivoli nomina un Ctu. A febbraio la bimba è sottoposta ad incidente probatorio.

“Ascoltata per oltre 45 minuti, smonta la denuncia della mamma e dice ‘io sto male, mi manca il mio papà’. Da ogni incontro è emersa la costante manipolazione della madre su nostra figlia”, rimarca A.M. che in quel periodo incontrava la bimba in spazio neutro per un’ora a settimana viaggiando tra Roma e Lecce. Poi sulla base della perizia del Ctu ed anche della manipolazione emersa in fase di incidente probatorio a Lecce, nell’aprile 2020 il tribunale di Tivoli decide di affidare la bambina ai servizi sociali del comune di residenza di San Cesareo, in provincia di Roma, con collocazione esclusiva presso la casa paterna a partire dal mese di settembre 2020, preceduta da incontri progressivi con il genitore per evitare che il passaggio fosse traumatico.

Ma la mamma della bimba impedisce all’ex compagno di incontrarla nonostante le denunce. Solo nell’agosto 2020, grazie alla mediazione di un assistente sociale del comune Di Lequile (Lecce) “mi riavvicino a lei – rammenta il padre – Ma il primo settembre è l’apocalisse: La bambina si chiude a chiave dentro una stanza da letto rifiutandosi di partire con me. Interviene il sindaco con gli assistenti sociali che mi invita ad abbandonare l’abitazione. La mia ex compagna si rivolge ad un altro prestigioso avvocato che chiede l’intervento del tribunale dei minori di Lecce, il quale a sua volta, dopo aver ascoltato mia figlia senza la presenza di uno psicologo, ribalta il provvedimento ordinario di Tivoli; mi vieta di incontrare la bambina e chiede l’intervento della Corte d’Appello di Roma”.

Chiamata in causa, la Corte d’appello di Roma nel novembre 2020 sospende la sentenza del tribunale di Lecce considerandolo del tutto incompetente e ordina la immediata ripresa degli incontri tra padre e figlia per un’ora a settimana, fissando l’udienza a gennaio 2021. “Ma mia figlia non voleva più vedermi, mi parlava rare volte nascondendosi dietro un angolino e voltandomi le spalle”, ricorda il padre. Nel marzo 2021 la Corte d’Appello decide con effetto immediato il trasferimento della bimba in casa famiglia, affidandola ai servizi sociali di Lecce e nominando il sindaco suo tutore. Incarica inoltre i servizi sociali di dare esecuzione al provvedimento avvalendosi della forza pubblica se la madre non collabora. Ma incombe il silenzio.

Rotto pochi giorni fa dal sindaco di Lecce che “chiede alla Corte d’Appello di Roma la sospensione del provvedimento”. Nel documento inviato, il primo cittadino avrebbe affermato che neanche la Questura sarebbe stata disponibile ad intervenire. Un fatto sconfermato dalla documentazione pervenuta in Corte d’Appello: “La Questura ha comunicato ai servizi sociali di definire giorno e luogo dell’intervento ma la risposta non è mai arrivata”. Dulcis in fundo l’ultima scoperta: “la nonna della bambina fece la stessa cosa con il marito, allontanandolo dalla figlia negli anni 90. Abbiamo trovato il documento che sarà trasferito in Corte d’appello”. Corsi e ricorsi della vita che ad oggi neanche la Giustizia è riuscita a bloccare. (di Roberta Lanzara)

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