L’immobiliare in Italia rappresenta da sempre uno dei settori preferiti per investire. Del resto il famoso “mattone” è largamente considerato un modo “sicuro” per poter allocare i propri capitali, potendo contare su un profilo di rischio basso e la possibilità di ottenere delle rendite fisse mensili che consentono un flusso di cassa stabile, in particolare nei periodi più delicati, come quello che stiamo vivendo ormai da tre anni, prima con l’avvento della pandemia da Covid19 e poi dalla crisi energetica che ha avuto come conseguenza quella economica dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
Non è un caso che circa il 73% degli italiani possiede una prima casa di proprietà, una delle statistiche più alte al mondo e, malgrado l’inflazione galoppante stia alzando il valore degli immobili, l’immobiliare continua a essere un terreno fertile per poter investire.
Settore immobiliare: la situazione italiana
Il settore immobiliare italiano in questo 2023 appena iniziato, secondo gli analisti, vedrà una crescita dei prezzi fino al 6%, conseguente ai livelli di inflazione e a una relativa scarsità dell’offerta. Un dato in linea con il 2022 che ha visto il valore degli immobili nostrani crescere di circa il 3%, dopo un lungo periodo caratterizzato da una continua diminuzione, in totale controtendenza rispetto a quanto fatto registrare nel resto d’Europa.
Se infatti nei Paesi dell’Unione Europea il decennio 2010-2020 ha visto una salita costante del valore delle proprietà, con una media del +26%, l’Italia ha visto un calo drastico del -15%, come rilevato da Eurostat. Una situazione che ha spinto molto gli investimenti dall’Estero, che, non a caso, nel 2022 hanno rappresentato il 70% circa delle acquisizioni totali.
Prendendo i dati del 2022 e comparandoli con il 2021, il Belpaese è stato un mercato florido, con un +12,5% a livello di compravendite dietro alla Spagna, con +22,5% e davanti alla Germania, circa il 10%. Per quanto riguarda i prezzi, invece, i Paesi nei quali sono cresciuti di più sono proprio la Germania, con 11,2% e la Spagna, con 7,5%, davanti a Regno Unito e Francia, rispettivamente 7,8% e 6,3%.
Come si evince da questi numeri, l’Italia, malgrado tutto, ha un livello di prezzi delle case che permette ancora di fare buoni affari, sempre però tenendo conto di un regime fiscale molto stringente e la difficoltà di accedere al credito, in particolare in questo periodo in cui i tassi di interesse sono in costante salita.
Come investire nel settore immobiliare
Come accennato in precedenza, malgrado la risalita dei valori immobiliari, l’Italia offre ancora grandi opportunità di investimento nel settore, avendo dei prezzi che sono più bassi rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. In questo contesto, però, è necessario conoscere pienamente il proprio profilo di investimento, comprendere il rischio accettato e i rendimenti attesi, per poter individuare la soluzione più idonea rispetto alle proprie esigenze, affidandosi ad agenzie che possono supportare il risparmiare nel processo decisionale.
In primis, è consigliato individuare l’area in cui investire, analizzando il territorio in profondità, considerando l’apertura di nuove gruppi aziendali o strutture di prestigio, così come eventuali riqualificazioni che in futuro non faranno altro che aumentare il valore dell’immobile.
Ovviamente va considerato anche l’anno di costruzione dell’immobile e i lavori di ristrutturazione intrapresi nel tempo, così come le nuove normative vigenti, in particolare quelle relative all’efficientamento energetico che, se non ancora in essere, possono comportare una perdita di valore ed ulteriori spese di ammodernamento.
Una soluzione alternativa che può essere adottata dall’investitore italiano e che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede è quella di investire nell’immobiliare all’estero, come sottolineato da Vivere Real Estate, che da tempo offre questo servizio, viste le grandi opportunità del mercato di oltre confine, in particolare in quei paesi caratterizzati da un regime fiscale più agevole rispetto al nostro, un iter burocratico più snello, una dinamicità del settore rilevante e una crescita turistica molto allettante per ottenere profitti e rendimenti costanti con una spesa ridotta, grazie anche a valute meno forti dell’euro.










