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Home Salute e Benessere

Turchia e Albania prime mete ritocchi all’estero low cost, ecco le complicanze più frequenti

Da Redazione Ultimenews24.it
21 Ottobre 2025
In Salute e Benessere
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Turchia e Albania prime mete ritocchi all’estero low cost, ecco le complicanze più frequenti
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(Adnkronos) – Interrogando i motori di ricerca, c'è l'imbarazzo della scelta: una lunga lista di siti web e post social che propongono interventi di chirurgia plastica ed estetica in Turchia, rispondendo diretti alle prime domande che si farebbe un aspirante cliente dall'estero: prezzi (aggiornati al 2025, con raffronto delle fasce di costo rispetto ad altri Paesi), sicurezza 'garantita', pacchetti viaggio, migliori cliniche di Istanbul, migliori chirurghi plastici, guide al 'turismo sanitario' dei trattamenti estetici in queste mete. "Il fenomeno degli interventi all'estero è in crescita, interessa principalmente proprio la Turchia e in secondo luogo l'Albania. Ed essendo sempre più numerose le persone attratte, sono in crescita anche le complicanze che stiamo registrando, per un fatto matematico", conferma all'Adnkronos Salute Giuseppe Giudice, professore ordinario di Chirurgia plastica all'università degli Studi di Bari, direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia plastica e Centro grandi ustionati del Policlinico di Bari, e referente del Registro delle complicanze da interventi di chirurgia estetica all'estero della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva-rigenerativa ed estetica).  Un registro nato proprio per monitorare e per "raccogliere in modo scientifico dati finora mai misurati". In un paio d'anni è stato impostato e avviato il lavoro, e ora cominciano ad emergere i primi risultati, a delinearsi alcuni trend. "Gli interventi che maggiormente vengono eseguiti all'estero? Sono le mastoplastiche additive e riduttive, le rinoplastiche, le lipoaspirazioni e le addominoplastiche", elenca Giudice. La Sicpre ha anche lavorato alla sensibilizzazione dei pazienti sui rischi. In estate è stato lanciato un video. Il messaggio: "Un intervento di chirurgia estetica non è una vacanza. Scegliere di farsi operare all'estero può sembrare conveniente", si scandiva nella clip, ma significa per esempio "controlli post-operatori difficili o assenti, nessuna assistenza in caso di complicanze". Parole che oggi risuonano attuali. L'esperto, sulla base delle informazioni preliminari che stanno emergendo dal registro, spiega: "Sono episodi numerosi quelli che censiamo, e possono essere più o meno gravi. In generale, le complicanze possono verificarsi ovunque e per qualsiasi tipo di intervento, anche se poi ha maggiore enfasi quando succede per un intervento di estetica che, almeno sulla carta, viene visto come 'non indispensabile'. E fra le situazioni osservate ci sono anche quelle più estreme". Come testimonia l'ultimo caso di cronaca, la morte dell'imprenditrice 56enne Milena Mancini a Istanbul dopo un intervento estetico in una clinica privata turca. "Sicuramente all'estero la questione complicanze può diventare più difficile da gestire – evidenzia Giudice – Le più frequenti che vengono segnalate? Ho visto pazienti che presentavano necrosi cutanee a livello mammario o a livello dell'addome con decorsi molto lunghi ed esiti cicatriziali deturpanti. Non situazioni pericolose per la vita, ma per guarire necessitano di più interventi anche chirurgici e azioni correttive da parte di noi specialisti italiani". Le conseguenze "possono essere anche più serie. Di recente è capitato per esempio che una paziente rientrata dall'estero dopo una lipoaspirazione ha avuto una sepsi ed è finita in rianimazione, ha rischiato la vita".  Ci può essere insomma un coefficiente di rischio aggiuntivo per chi va a operarsi all'estero. "Le pazienti possono presentare un problema una volta dimesse, 5-7-10 giorni dopo l'operazione, e magari lo stesso medico che le ha sottoposte all'intervento chirurgico dice loro di rivolgersi ai nostri ospedali. Già qui si ha un primo problema – ragiona Giudice – Il carico di queste complicanze, poi, finisce per ricadere sul nostro sistema sanitario nazionale che si trova a coprire le spese" degli interventi correttivi, "gestire l'occupazione di posti letto e delle sale operatorie" che riduce lo spazio per i pazienti trattati in Italia. "Un altro lato negativo delle complicanze per chi viene operato all'estero è che molte volte le pazienti vengono mandate via in tempi brevissimi e affrontano viaggi aerei, rientrano in un'altra nazione. Quindi non vengono attentamente monitorate né seguite nell'immediato post operatorio. Anzi facilmente vengono scaricate, mandate al pronto soccorso. Quando invece l'ideale sarebbe riconoscere e trattare subito le complicanze che possono anche fisiologicamente insorgere e che ci auguriamo tutti restino una percentuale molto minima". Il problema, continua lo specialista, "non è la complicanza in sé, non è neanche l'intervento. Ci possono essere chirurghi buoni e meno buoni ovunque, come ovunque possono esserci strutture adeguate e meno adeguate. E' la scelta dei pazienti che è cruciale. Talvolta ci si fa attrarre dal low cost. E in questo momento, oltre a italiani che offrono prezzi ridotti perché operano in condizioni non adeguate, c'è il tema di nazioni come la Turchia e l'Albania che hanno già in partenza costi più bassi dei nostri". Il rischio, però, è che certe pubblicità allettanti poi si rivelino ingannevoli. "Il problema – conclude Giudice – resta voler fare per forza determinati tipi di interventi estetici, non strettamente necessari, e volerli fare subito e al costo minore. Scelte che rischiano di essere sconsiderate e di portare verso strutture e soprattutto professionisti non idonei". 
—salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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