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15.639 i posti che mancano all’appello negli asili nido

Da Redazione Ultimenews24.it
8 Agosto 2022
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15.639 i posti che mancano all’appello negli asili nido
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(Adnkronos) – Sono 15.639 i posti che mancano all’appello negli asili nido di 17 regioni italiane per raggiungere l’obiettivo minimo del 33% di tasso di presa in carica. Per colmare questo gap, sono state assegnate risorse a 4.974 Comuni per il tramite di un decreto emanato dal Viminale di concerto con il Mef, il ministro dell’Istruzione, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale e il ministro per la Pari opportunità e la Famiglia. La pubblicazione della norma è stata resa nota sulla Gazzetta Ufficiale il 29 luglio 2022 attraverso un comunicato del ministero dell’Interno. A rilevarlo è il Centro Studi Enti Locali (Csel) in un’elaborazione per Adnkronos.

Il provvedimento riguarda i Comuni delle Regioni a Statuto ordinario e quelli siciliani e sardi. Sono quindi esclusi Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. I dati su cui è stato basato il riparto del fondo che, per il 2022, ha una dotazione di 120 milioni di euro, sono riferiti al numero di bambini di età compresa tra 3 e 36 mesi (media tra gli anni 2017, 2018 e 2019) e il numero di utenti di nidi e micronidi comunali in gestione diretta ed esternalizzata, i posti autorizzati per nidi e micronidi privati e, infine, i posti autorizzati privati e pubblici per le sezioni primavera. Per gli enti locali aventi un livello di copertura del servizio inferiore al 33% della popolazione under 3, che rappresenta il livello minimo essenziale delle prestazioni, è stato calcolato il numero di utenti aggiuntivi necessari a colmare la differenza tra il livello di servizio osservato e quello obiettivo. Il risultato, per le regioni indicate, è appunto di 15.639 utenti.

“Questo divario – spiega Csel – sarà progressivamente colmato con le risorse, provenienti dal Fondo di solidarietà comunale, previste per il periodo 2022-2027. Queste somme, a meno che la norma che le disciplina non subisca modifiche al ribasso attraverso emendamenti inseriti nelle future manovre, sono destinate ad aumentare di anno in anno, passando dai 120 milioni di euro dell’anno corrente ai 175 milioni previsti per il 2023, 230 milioni stanziati per il 2024, 300 milioni per il 2025, 450 milioni nel 2026, fino a 1,1 miliardi annui a partire dal 2027”.

A fronte di una popolazione media al di sotto dei 3 anni composta da 1.200.586 bambini nel triennio 2017-2018-2019, gli utenti degli asili nido sono stati solo 312.473, vale a dire il 26% del totale. Un dato in linea con quanto evidenziato nel Piano di ripresa e resilienza italiano che, non a caso, ha previsto, nella Missione 4, uno stanziamento pari a 3 miliardi, così suddivisi: 2,4 miliardi per la fascia 0-2 anni e 600 milioni per la fascia 3-5 anni per gli asili nido e le scuole dell’infanzia proprio per aumentare il tasso di presa in carico di questi servizi.

Il rapporto tra posti disponibili negli asili nido e numero di bambini di età compresa tra 0 e 2 anni – si legge nel documento riportato da Csel – oggi si colloca nel nostro Paese, con forti divari territoriali, in media al 25,5%, ovvero 7,5 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo europeo del 33% e 9,6 punti percentuali al di sotto della media europea.

“Il dato desolante – avverte Csel – è che, sebbene ci sia un bisogno così forte e universalmente riconosciuto di aumentare quest’offerta, fondamentale anche ai fini di rendere più facile il reinserimento lavorativo di chi ha dei figli, sono servite addirittura due riaperture dei termini per arrivare a un numero di domande che coprissero l’intero stanziamento previsto dal Piano”.

“L’avviso per attingere alle preziose risorse stanziate per i nidi dal Pnrr, pubblicato il 2 dicembre 2021, è stato infatti – ricorda Csel – uno di quelli che ha avuto, ad oggi, l’iter più travagliato. Alla data della scadenza originaria del bando, il 28 febbraio, erano giunte richieste per i nidi pari a solo 1,2 circa sui 2,4 disponibili. Per correggere il tiro, il ministero dell’Istruzione annunciò 3 giorni dopo che i termini sarebbero stati riaperti fino al 31 marzo e che sarebbero stati organizzati webinar e misure di supporto specifiche per supportare i Comuni che avessero difficoltà nella redazione delle istanze”.

“Neanche questo, però, è stato sufficiente. Le domande, seppure aumentate significativamente (1.676 contro le 973 del mese precedente, +76%), avevano comunque lasciato sul tavolo 70 milioni di euro. Da lì la decisione di dare una terza chance, stavolta riservata ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, con priorità a Basilicata, Molise, Sicilia, che avevano presentato meno candidature rispetto al budget che poteva essere loro assegnato in base alle risorse disponibili nel Pnrr”, prosegue Csel.

“Buona la terza si potrebbe dire, visto che questo ulteriore slittamento al 31 maggio, termine ultimo fissato dal terzo provvedimento, ha fatto sì che venissero presentate altre 74 domande, per un totale di richieste di finanziamento per 81.199.333,64 euro. Un numero finalmente sufficiente per impiegare a pieno, almeno in linea teorica perché chiaramente sarà altrettanto importante evitare scivoloni o ritardi nelle fasi attuative e di rendicontazione dei progetti, queste fondamentali risorse”, conclude Csel.

Dove si sono concentrati i denari del Fondo di solidarietà comunale disciplinati dal recente decreto interministeriale finalizzato proprio al rafforzamento dei servizi di asili nido per i più piccoli? L’elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel) per Adnkronos, ha messo in evidenza come il 65% delle risorse (77.513.904 euro) sia stato assegnato a Comuni del Mezzogiorno, contro i 31 milioni e 613.275 euro delle 5 regioni settentrionali interessate dal provvedimento (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che si sono spartite il 26% della somma a disposizione) e il 9% delle 4 regioni del Centro che hanno complessivamente catalizzato 10.872.817 euro.

La Campania, da sola, ha intercettato più di 27 milioni, il 23% del totale nazionale. Il fabbisogno stimato nei 491 Comuni campani interessati dal provvedimento è di ben 3.579 utenti aggiuntivi.

Seguono la Sicilia, la Lombardia e il Piemonte che necessitano, nell’ordine, di 2.905, 1.542 e 1.325 utenti aggiuntivi. E, ancora, la Puglia (1.277), la Calabria (1.082), il Lazio (885), il Veneto (735), l’Abruzzo (537), la Sardegna (379), l’Emilia Romagna (322), le Marche (253), la Basilicata (224), la Toscana (203), la Liguria (196), il Molise (119) e l’Umbria (76).

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