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Apnee notturne, il legame con ictus e demenza: i rischi

Da Redazione Ultimenews24.it
11 Novembre 2025
In Attualità
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Apnee notturne, il legame con ictus e demenza: i rischi
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(Adnkronos) – Le apnee notturne hanno "un legame con patologie gravi come ictus e demenza". A mettere in guardia sui rischi correlati a questa patologia è Stefano Di Girolamo, otorinolaringoiatra e ordinario all'università Tor Vergata di Roma. "L'allarme è particolarmente rilevante per l'Italia, dove l'apnea ostruttiva del sonno è molto diffusa, ma notoriamente sotto-diagnosticata". "Si stima che le persone, affette da apnee notturne (con un indice sopra i 5 eventi ogni ora), siano circa 7 milioni di adulti, sebbene i casi più conclamati si attestino intorno a 2 milioni. Nonostante i numeri importanti, su circa 12 milioni di casi medio-gravi stimati, solo il 4% riceve un accertamento diagnostico. Di conseguenza, si ritiene che oltre l'80% degli individui colpiti non sia consapevole di soffrire di questa condizione e che la prevalenza nella popolazione tra i 30 e i 69 anni sia stimata intorno al 20,5%".  "L'urgenza di aumentare la conoscenza dei pericoli e la diagnosi della patologia, che nel mondo si stima colpisca quasi 936 milioni di adulti di età compresa tra 30 e 69 anni, viene ribadita da uno studio, coordinato da ricercatori del Korea University Ansan Hospital, pubblicato sulla rivista 'Jama Network Open', che ha monitorato per 8 anni 1.441 individui, scoprendo che le apnee del sonno aumentano di ben 2,14 volte il rischio di micro-emorragie cerebrali – prosegue Di Girolamo -. Queste lesioni, singolarmente asintomatiche, sono considerate un campanello d'allarme e un fattore che nel tempo può incrementare il rischio di ictus e demenza. In particolare, per le persone che avevano almeno 15 apnee all'ora, il rischio di micro-emorragie è risultato essere del 7,25% nell'arco di 8 anni. Dato che l'Osas è un fattore di rischio modificabile, la patologia da moderata a grave dovrebbe essere un obiettivo prioritario per la diagnosi precoce e la prevenzione dei futuri eventi cerebrovascolari e del conseguente declino cognitivo", evidenzia Di Girolamo che sottolinea la necessità di una maggiore consapevolezza riguardo ai rischi.  Un altro studio pubblicato su 'Brain and Behavior', riferisce, si è concentrato sul ruolo della frazione di estrazione dell'ossigeno quale potenziale biomarcatore per i deficit cognitivi, associati all'apnea ostruttiva del sonno. "La frazione agisce come una sorta di 'manometro metabolico' del cervello: nei pazienti affetti, questo manometro indica che l'efficienza con cui il cervello estrae l'ossigeno dal sangue è ridotta. Quando questa riduzione è particolarmente evidente in aree critiche come la corteccia frontale, ciò si manifesta direttamente tramite difficoltà nelle funzioni cognitive che dipendono da quelle aree, come la memoria di lavoro", osserva il docente. Lo studio ha confrontato 15 pazienti affetti con 16 controlli sani, utilizzando la risonanza magnetica e la mappatura quantitativa della suscettibilità per misurare la frazione di estrazione dell'ossigeno e valutare le performance cognitive. I risultati principali indicano che i pazienti "presentano valori della frazione di estrazione dell'ossigeno significativamente inferiori in diverse regioni della corteccia cerebrale rispetto ai controlli, suggerendo un'alterazione del metabolismo cerebrale dell'ossigeno", riporta Di Girolamo.  "I risultati di questi studi aggiungono dei tasselli fondamentali al quadro clinico dell'Osas, legando direttamente le apnee notturne al rischio neurologico cronico, come la demenza. L'ipossia intermittente, cioè la carenza di ossigeno durante la notte, danneggia il cervello in modo silenzioso. E' essenziale – rimarca l'otorinolaringoiatra – che il forte russamento e la sonnolenza diurna vengano riconosciuti come sintomi primari, non come semplici fastidi, e che si proceda rapidamente alla polisonnografia, l'esame diagnostico fondamentale. Curare le apnee del sonno non significa solo migliorare la qualità della vita, ma è una vera e propria strategia di neuroprotezione". Tra i fattori di rischio per le Osas vanno annoverati: l'obesità, il fumo, i farmaci tranquillanti, l'abuso di bevande alcoliche, la familiarità, l'età e le ostruzioni presenti nelle vie aeree. Dopo l'esame obiettivo, lo specialista otorinolaringoiatra esegue la fibrolaringoscopia per visualizzare le ostruzioni a livello delle vie respiratorie e prescrive la polisonnografia, un esame in grado di offrire il corretto inquadramento e che consiste nella registrazione di numerosi parametri fisiologici durante il sonno.  "Il primo approccio terapeutico è la perdita di peso per i pazienti obesi o gravemente in sovrappeso – raccomanda lo specialista – Clinicamente si consiglia anche l'uso della Cpap, un dispositivo meccanico (una maschera) che supporta la respirazione notturna del paziente. Tuttavia, non tutti i pazienti tollerano la Cpap o riescono a dimagrire. Per questa porzione di pazienti (circa il 30% del totale), la soluzione è la chirurgia. Gli interventi chirurgici sono personalizzati e variano a seconda del punto in cui si trova l'ostruzione delle vie aeree, che può insistere a livello del naso, del cavo orale o dell'ipofaringe". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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