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Aids, speranze da terapie long acting e PrEP, il punto degli infettivologi Simit

Da Redazione Ultimenews24.it
28 Aprile 2025
In Salute e Benessere
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Aids, speranze da terapie long acting e PrEP, il punto degli infettivologi Simit
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(Adnkronos) – Dagli Usa arrivano anche notizie confortanti sulla ricerca sull'Hiv. L'edizione 2025 del Croi, la Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections tenutasi a San Francisco, ha portato una conferma importante: "I farmaci long acting rappresentano una nuova frontiera sia nel trattamento che nella prevenzione dell'Hiv. La possibilità di passare da una pillola al giorno a una singola iniezione ogni 2 mesi rivoluziona l'approccio terapeutico, migliorando l'aderenza, riducendo lo stigma e offrendo nuove opportunità soprattutto per le popolazioni più vulnerabili. Diversi studi hanno infatti confermato l'elevata persistenza dei farmaci long acting sia nel trattamento che nella profilassi pre-esposizione (PrEP). Permane il problema di una diffusione limitata di questi farmaci in Italia". A fare il punto sono gli esperti della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, sottolineando che i progressi della terapia antiretrovirale rendono l'Hiv un'infezione cronica. I trattamenti, se eseguiti con costanza, sono efficaci, tollerati e consentono di mantenere una qualità e un'aspettativa di vita paragonabili a quelle della popolazione generale, contribuendo anche ad annullare il rischio di trasmissione del virus. "La somministrazione della terapia nella formulazione long acting, un'iniezione intramuscolare ogni 2 mesi di cabotegravir rilpivirina, è definitivamente entrata nella gestione quotidiana dei centri di malattie infettive in Italia ed è destinata a diventare il nuovo standard terapeutico – spiega Antonella Castagna, primario dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e direttore della Scuola di specializzazione in Malattie infettive e tropicali all'università Vita‐Salute San Raffaele – I dati più interessanti presentati al Croi emergono nello studio Cares a 96 settimane su giovani donne in Africa, dove il problema dell'aderenza alla terapia orale è molto sentito e in cui l'approccio long acting si è rilevato di grande successo, con percentuali di successo virologico superiori al 95% e solo 4 fallimenti virologici".  "I dati di Cares – prosegue la specialista – sono rassicuranti su quella che può essere la durability, con la somministrazione dei long acting per almeno 2 anni in popolazioni difficili. I dati presentati al Croi, sia dagli studi controllati che dalle esperienze di Real World Evidence (come Trio e Opera), confermano efficacia e sicurezza in diversi setting e popolazioni. Oltre a migliorare l'aderenza lasciando invariata l'efficacia, la terapia long acting è molto importante nella riduzione dello stigma: i farmaci assunti per via orale quotidiana, infatti, costituiscono ancora oggi una zavorra molto faticosa per tante persone che vivono con l'infezione da HIv". Per Castagna, inoltre, "uno degli aspetti più rilevanti che rendono la terapia e la PrEP long-acting strategiche per il futuro è il potenziale insito in questi approcci nel raggiungere le popolazioni in cui l'aderenza rappresenta una sfida maggiore, come le donne, gli homeless, le persone transgender, i migranti. In questo senso, gli studi che confermano efficacia e sicurezza nel passaggio dai trials clinici al real world rappresentano un importante passo avanti". Serve uno sforzo per la diffusione dei long acting in Italia, ammoniscono gli esperti. Nel nostro Paese – evidenzia la Simit – negli ultimi anni abbiamo assistito a una ripresa delle infezioni, oltre 2mila ogni anno (2.349 nel 2023). In terapia ci sono oltre 140mila persone, ma il tasso di penetrazione della terapia long acting è ancora molto basso: si avvicina al 10% nei centri più attrezzati, rimanendo marginale in molti altri. Quindi la popolazione in teoria eleggibile a questo approccio resta in gran parte esclusa. Grazie al farmaci long acting, ovità anche sul fronte PrEP. "La profilassi pre-esposizione orale – ricorda Andrea Antinori, direttore Dipartimento clinico Inmi Spallanzani di Roma – si può assumere in modalità continuativa, con una pillola al giorno, oppure on demand, al bisogno, riducendo, con un'aderenza corretta, quasi del 100% il rischio di acquisizione di Hiv per via sessuale La somministrazione per via orale, però – rimarca lo specialista – presenta grossi limiti in tema di aderenza e persistenza. Studi europei, francesi, americani, ma anche i dati della coorte italiana ITa-PrEP del periodo 2017-2023, rilevano che dopo 2 anni solo il 40% circa mantiene un'aderenza adeguata. La gestione delle due diverse modalità di assunzione della PrEP orale, quotidiana e on demand, e la possibile transizione da una all'altra può rappresentare un ulteriore problema. Inoltre, vi è un elevato tasso di persone (37% a 2 anni) che interrompono il percorso e solo in alcuni casi ciò avviene per una reale riduzione del livello di rischio". "L'erogazione della PrEP iniettabile per via intramuscolare con cabotegravir colma le lacune della somministrazione orale", precisa Antinori.  "Anzitutto – illustra l'esperto – la formula long acting consente tassi di aderenza più elevati, vista la somministrazione ogni 2 mesi, un intervallo di tempo che potrà presto allungarsi. In secondo luogo, la somministrazione avviene in ospedale da parte degli operatori sanitari, che possono così monitorare l'aderenza. I dati degli studi randomizzati di cabotegravir documentano un'efficacia sostanzialmente doppia rispetto alla somministrazione orale, e gli studi presentati al Croi, come Pillar e ImPREP, testimoniano un alto grado di preferenza e una elevata persistenza alla strategia PrEP con cabotegravir iniettabile. Inoltre, la PrEP iniettabile consente di raggiungere delle popolazioni più difficili e di avere in queste tassi elevati di efficacia: è il caso di sex worker o persone transgender". "La PrEP long acting con cabotegravir intramuscolare – prosegue Antinori – ha ottenuto l'approvazione da parte dell'Ema. In Italia è inserita in una fascia per cui è approvato l'uso, ma non è rimborsabile e non è sostanzialmente disponibile. In questo momento in Aifa è in atto la discussione del dossier per la rimborsabilità e ci auguriamo che questo percorso vada presto in porto. Il farmaco è al momento somministrato a poco meno di 500 persone attraverso un programma pilota di 4 centri: l'Inmi Spallanzani di Roma e 3 ospedali milanesi, il Sacco, il San Raffaele e il Niguarda. L'impressione è sicuramente favorevole, c'è un alto tasso di gradimento da parte delle persone, sono tutti perfettamente aderenti e senza effetti collaterali di rilievo". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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