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Autonomia, Salutequità: “Riforma al buio, a rischio diritto alla salute”

Da Redazione Ultimenews24.it
12 Giugno 2026
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Autonomia, Salutequità: “Riforma al buio, a rischio diritto alla salute”
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(Adnkronos) – "A oggi mancano le condizioni necessarie e sufficienti per poter far avanzare il processo di approvazione degli schemi di intese preliminari per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia di tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica". Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità, 'laboratorio italiano' per l'analisi dell'andamento e dell'attuazione delle politiche sanitarie e sociali e per la loro innovazione, con particolare riguardo ai principio dell’equità, durante l'audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Secondo Salutequità il percorso verso l'autonomia differenziata presenta ancora numerose criticità. Aceti evidenzia "l'incertezza legata all'aggiornamento dei Lea e dei Lep, l'assenza di costi e fabbisogni standard definiti, un sistema di riparto delle risorse ritenuto iniquo e controlli insufficienti sulla qualità dell'assistenza sanitaria". L'associazione denuncia inoltre "la mancanza di una valutazione indipendente sugli effetti che una maggiore autonomia per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto potrebbe avere sul resto del Paese. In particolare, non sarebbero stati analizzati adeguatamente gli impatti sui bilanci regionali, sulla mobilità di pazienti e professionisti sanitari, né sulle garanzie di equità nell'accesso alle cure e nel rispetto dei diritti dei cittadini". Per queste ragioni, Salutequità definisce l'operazione una "riforma al buio", con il "rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali e favorire un regionalismo competitivo anziché solidale". La posizione dell'associazione – si legge in una nota – nasce dalla constatazione che "manca una valutazione indipendente, basata su dati e analisi oggettive, sull’impatto che una maggiore autonomia delle quattro Regioni potrebbe avere oltre che al loro interno anche sullo Stato e sulle altre Regioni che non hanno richiesto autonomia differenziata, con effetti sulla sostenibilità dei servizi sanitari regionali, sui principi di equità e solidarietà del Ssn, su quello dell'unità della Repubblica, configurando il rischio di un regionalismo asimmetrico di tipo competitivo, anziché solidale e cooperativo, anche alla luce dell'assenza di misure perequative, a partire da quella dell’attuazione del Fondo perequativo". Per Salutequità "non sono stati approfonditi i possibili effetti economico-finanziari, né quelli relativi alla mobilità sanitaria di cittadini e professionisti, né tantomeno le conseguenze sull'equità di accesso alle cure e sul rispetto uniforme dei diritti dei pazienti su tutto il territorio nazionale". L'autonomia differenziata in sanità "rischia di essere attuata senza adeguate garanzie e valutazioni preventive", avverte Aceti sottolineando che "gli attuali Lea, fermi al 2017, sono ormai superati" e che "le recenti decisioni del Tar hanno aumentato l'incertezza sui diritti sanitari effettivamente garantiti ai cittadini". L'associazione evidenzia inoltre "l'assenza di criteri oggettivi per definire costi e fabbisogni standard" e giudica "ancora insufficiente il sistema di monitoraggio dei Lea, che mostra forti differenze tra le Regioni". Secondo Salutequità, "consentire alle Regioni più forti di disporre di maggiori risorse e autonomia gestionale potrebbe accentuare il divario territoriale, favorendo la migrazione di pazienti e professionisti sanitari dalle aree più deboli". Per questo l'associazione chiede sistemi indipendenti di monitoraggio e valutazione dell'impatto della riforma, ritenendo che l'attuale quadro normativo non offra garanzie sufficienti per tutelare equità, solidarietà e uniformità del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale. "Procedere in queste condizioni – conclude Aceti – significherebbe mettere a rischio i principi di equità, solidarietà e unità che sono alla base del Servizio sanitario nazionale, esponendo i cittadini a una pericolosa frammentazione dei diritti e delle opportunità di cura". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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