(Adnkronos) – Cos'è la grazia? Come funziona? Si può revocare? Il caso Minetti ha rimesso sotto i riflettori l'atto di clemenza che la nostra Costituzione inserisce tra quelli in capo al presidente della Repubblica. E' l'articolo 87 della Carta a prevedere che il presidente della Repubblica può, con un proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. La grazia estingue in tutto o in parte la pena inflitta o la trasforma in un'altra pena (esempio, una multa al posto del carcere). Ma come si concede la grazia? Il procedimento di concessione è disciplinato dall’articolo 681 del Codice di procedura penale. La procedura prevede che la domanda di grazia sia diretta al presidente della Repubblica ma va presentata al ministro della Giustizia. L'iniziativa è del condannato, di un suo prossimo congiunto, del convivente, del tutore o curatore o dell'avvocato. Ci sono indicazioni particolari se il condannato è detenuto. Sempre il codice di procedura penale prevede che la grazia possa essere concessa di ufficio (senza domanda e proposta). Sulla grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello (a meno che si tratti di condannato detenuto) dopo una istruttoria che comprende la valutazione di diversi elementi come la posizione giuridica del condannato, il perdono delle persone danneggiate dal reato, i dati della Polizia, le valutazioni dei penitenziari. Il parere del procuratore della Corte di appello viene acquisito dal ministro della Giustizia, che quindi trasmette la domanda (o la proposta) di grazia al capo dello Stato aggiungendo il suo "avviso", cioè specificando se è favorevole o contrario alla concessione del beneficio. La Corte costituzionale, con la sentenza 200 del maggio 2006 che risolveva proprio il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nei confronti del ministro della Giustizia Roberto Castelli proprio sul potere di grazia, ha affermato nella sostanza che il Capo dello Stato è titolare della grazia. La grazia si può revocare? Sì se, come avviene in via generica, nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione della revoca dell’atto in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell’ergastolo). I precedenti sono quasi inesistenti ma in questo caso c'è quello di Graziano Mesina, il bandito sardo graziato da Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 e poi condannato nel 2016 a 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari con conseguente revoca della grazia. Per gli altri casi i precedenti non aiutano. Diversi costituzionalisti hanno tirato in ballo, a proposito del caso Minetti, il principio giuridico generale in forza del quale se dovessero essere verificati da una istruttoria i presupposti infondati del beneficio si apre la possibilità di revocarlo con un apposito atto.
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