(Adnkronos) – In Italia la longevità è già oggi una delle principali forze economiche del Paese. Eppure continua a essere trattata come un problema sociale. E' il paradosso sottolineato da Stefano Cuzzilla, presidente di Cida, in occasione della presentazione del volume 'Longevity economy. Da Silver a longevity. La grande economia dei prossimi decenni' di Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali. L'economia legata agli over 50 vale circa 714,8 miliardi di euro, quasi un terzo del Pil nazionale. Una dimensione che rende ormai insostenibile la narrazione dei lavoratori senior come peso per il sistema produttivo e previdenziale. “Continuare a considerare l’invecchiamento un costo è un errore, prima ancora che sociale, economico. Siamo di fronte a uno dei principali motori di crescita dei prossimi decenni”, ha dichiarato il presidente di Cida, Stefano Cuzzilla. Le dinamiche demografiche rendono il tema ancora più urgente: entro il 2050 oltre un italiano su tre avrà più di 65 anni. Una trasformazione strutturale che non può essere affrontata con strumenti assistenziali. “Non servono più politiche per assistere i senior. Servono infrastrutture per la loro autonomia. I cosiddetti silver non chiedono protezione: chiedono strumenti per restare attivi, produttivi, indipendenti”, ha sottolineato Cuzzilla. Il nodo più critico, secondo Cida, è quello del lavoro. Più anni di vita significano inevitabilmente più anni di attività, ma il sistema produttivo italiano non è ancora attrezzato per gestire questa transizione. Il rischio è quello dell’obsolescenza delle persone – un processo già in atto per chi viene espulso dal mercato ben prima della fine della propria vita attiva. “Senza formazione continua, milioni di lavoratori rischiano di essere fuori mercato prima ancora di raggiungere l’età pensionabile. Non è un rischio futuro: è una dinamica già in corso”, ha avvertito il presidente. Cida indica una priorità chiara: trasformare la formazione continua in una vera infrastruttura strategica del Paese, non una prerogativa delle singole aziende o dei singoli lavoratori. “Non è più un tema aziendale o individuale. È una questione di sistema. Senza un investimento strutturale nelle competenze, la longevità rischia di trasformarsi da opportunità in fattore di disuguaglianza”, ha aggiunto Cuzzilla. “Il quadro si aggrava se si considera la doppia emorragia di competenze che sta attraversando il Paese: da un lato i giovani qualificati che emigrano, dall’altro i lavoratori senior che vengono espulsi dal mercato prima del tempo. In un contesto di forte denatalità, l’Italia non può permettersi di disperdere né gli uni né gli altri. Valorizzare le alte professionalità – i dirigenti, i quadri, le competenze senior – non è un’opzione: è una condizione per restare competitivi e governare i cambiamenti in atto”, ha sottolineato Cuzzilla. Accanto al lavoro, Cida richiama la necessità di un nuovo patto tra generazioni, capace di superare la contrapposizione tra giovani e anziani. “I senior non sono una risorsa da accompagnare fuori, ma da riattivare dentro. Possono trasferire competenze, esperienza e capitale sociale. Ma serve un modello che valorizzi davvero questo contributo”, ha concluso Cuzzilla.
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