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Da ‘Elephant’ a ‘Polytechnique’, come lo schermo racconta la violenza giovanile

Da Redazione Ultimenews24.it
31 Marzo 2026
In Attualità
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Da ‘Elephant’ a ‘Polytechnique’, come lo schermo racconta la violenza giovanile
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(Adnkronos) – C’è un momento, nel racconto cinematografico della violenza giovanile, in cui la finzione smette di essere un semplice specchio e diventa una domanda: 'che cosa non abbiamo voluto vedere?'. Un quesito che torna con forza ogni volta che la cronaca costringe a guardare nelle pieghe del disagio adolescenziale. Come accade in questi giorni, dopo l’arresto di un diciassettenne originario di Pescara che – secondo le indagini – stava progettando una strage in una scuola. Negli ultimi anni, diversi registi hanno scelto di affrontare uno dei temi più difficili dell'attualità: gli atti estremi compiuti da adolescenti. Lo hanno fatto senza indulgere nel sensazionalismo e concentrandosi invece sulle crepe – sociali, familiari, culturali – che precedono il gesto. Il risultato sono storie che non parlano tanto di violenza, quanto di assenza: di ascolto, di comunità, di adulti capaci di leggere il disagio. Tra i titoli che hanno segnato l’immaginario, c'è 'Elephant' (2003) di Gus Van Sant, liberamente ispirato alla strage della Columbine High School del 1999. La macchina da presa segue i protagonisti tra i corridoi della scuola, mentre descrive lo svolgersi degli eventi da più punti di vista: le scene si ripetono, viste da più angolazioni, attraverso gli occhi dei diversi protagonisti e piani sequenza e inquadrature. Bullismo, emarginazione, disturbi mentali e solitudine 'rimbombano' tra i lunghi corridoi, mentre gli adulti sono figure sfocate. Assenti.  Lynne Ramsay, con '…e ora parliamo di Kevin' (2011), ribalta la prospettiva e sceglie la madre come punto di osservazione. Il film – con protagonisti Tilda Swinton, John C. Reilly ed Ezra Miller – segue una donna vittima dell’isolamento sociale dopo la strage compiuta dal figlio e ricostruisce, attraverso frammenti e sensazioni, il loro rapporto tormentato: un legame segnato da incomunicabilità crescente, provocazioni sottili e un’escalation di violenza che sembra inscritta fin dall’inizio nella loro dinamica familiare. La pellicola è un viaggio nella colpa, nel dubbio, nella domanda che nessun genitore vorrebbe porsi: 'Cosa ho sbagliato?' Ramsay non offre risposte, ma mette in scena la frattura tra natura ed educazione, tra responsabilità individuale e contesto familiare. È un racconto che parla di legami, più che di violenza, e che interroga il ruolo – spesso fragile – della genitorialità.  Denis Villeneuve, con 'Polytechnique' (2009), sceglie invece la via della memoria collettiva. Il film è infatti dedicato alla memoria delle vittime del massacro del Politecnico di Montréal e in generale a tutti gli studenti e gli impiegati dell'École Polytechnique e alle famiglie delle vittime. La pellicola evita ogni compiacimento e si concentra sulle conseguenze emotive, sulle vite spezzate, sul trauma che resta. Il film diventa così un atto di commemorazione, più che una ricostruzione: un modo per restituire dignità alle vittime e interrogare la società che ha permesso che accadesse. Qui la strage irrompe subito nella scena, per poi essere rivissuta attraverso gli occhi del killer e di due sopravvissuti, sguardi incrociati racchiusi in un montaggio che lascia il segno. Infine, 'La vita dopo – The Fallout' (2021) di Megan Park con protagonista Jenna Ortega sposta lo sguardo sul dopo. Non sull’evento, ma su ciò che viene dopo: l’ansia, la dissociazione, la ricerca di normalità. È un film generazionale che parla di amicizia, di fragilità, di come gli adolescenti elaborano un trauma collettivo. Forse il titolo più contemporaneo nel modo in cui affronta il tema, perché racconta ciò che spesso resta fuori dall’inquadratura: la ricostruzione emotiva. Guardati insieme, questi film compongono una mappa che mostra che la violenza giovanile non è mai un fulmine a ciel sereno: è l’ultimo anello di una catena fatta di segnali ignorati, solitudini, pressioni sociali.  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosnewsregionali
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