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Dario Argento: “In Italia il cinema è decaduto, colpa degli spettatori”

Da Redazione Ultimenews24.it
8 Giugno 2026
In Attualità
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Dario Argento: “In Italia il cinema è decaduto, colpa degli spettatori”
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(Adnkronos) – "Amo il cinema fin da quando ero un bambino". A settembre compirà 86 anni ma la passione per la settima arte continua a guidarlo con la stessa intensità degli esordi. Dario Argento, maestro dell’horror italiano e autore di capolavori che hanno influenzato generazioni di registi in tutto il mondo, da 'Profondo Rosso' a 'Suspiria', continua a guardare al futuro senza smettere di interrogarsi sul presente del cinema. Lo incontriamo in un'elegante camera d'albergo a Milano: completo beige, camicia bianca, sguardo vigile e parole affilate come sempre. Questa sera sarà protagonista di una masterclass al Piccolo Teatro Strehler nell’ambito del Milano Film Fest, occasione per ripercorrere una carriera straordinaria e riflettere sullo stato di salute del cinema contemporaneo. Nell’intervista esclusiva all’Adnkronos, Argento parla del suo amore per il grande schermo nato da bambino, della crisi del cinema italiano, dell’horror di oggi, dell’intelligenza artificiale e del nuovo film che lo vedrà dirigere Isabelle Huppert, da lui definito “il più cruento” della sua carriera.
 
Lei è ritenuto il maestro del brivido e citato come influenza a livello internazionale. Qual è oggi il suo rapporto con il cinema e con il cinema horror in particolare?
 "Il discorso è un po' complesso e difficile. Con il cinema c’è un amore una dedizione fin da quando ero bambino. Nella masterclass parlerò di questo, della mia carriera, di come sono arrivato al cinema". 
Che ricordi ha?
 "Il cinema è entrato nella mia vita molto presto. Mio padre faceva il produttore ma la sua vita non colpiva la mia. Eravamo diversi, non ci frequentavamo. Lui non raccontava a casa le storie del cinema e non ci portava a girare i film. E' nato tutto da me. Mio fratello non c’entrava, e neanche mia sorella". 
Poi le cose sono andate diversamente…
 "Fin da bambino ho avuto un grande amore per il cinema. Un grande momento importante è stato quando sono andato a studiare in Francia e ho cominciato a frequentare la Cinémathèque Française. La Cinémathèque proiettava i film antich in bianco e nero, quelli muti ed espressionisti. Era un cinema meraviglioso che in Italia non frequentavo. Così mi appassionai moltissimo al cinema e ho vissuto queste giornate intense, spesso guardando due film in un giorno, perché la Cinémathèque non era in una sola sala: era distribuita in tutta Parigi, in tante sale, e avevo la possibilità di vedere i varie pellicole. Così è nato il mio amore per il cinema. E poi la Nouvelle Vague, una grande passione della mia vita". 
Oggi che cosa pensa del cinema? A Cannes è stato critico su quello italiano: ha detto che non dobbiamo sorprenderci se non finisce più nei festival internazionali o agli Oscar. Per quale motivo?
 "Forse per una mancanza di ispirazione o anche per mancanza di direzione. Perché ci vuole un ministero con persone che si intendano di cinema, che vogliano il cinema, che lo amino e lo conoscano. Anche a livello istituzonale" tra commissioni e ministero "non ci possono essere ciabattini, non è così che si fa il cinema. In tutto il mondo i responsabili del cinema sono persone espertissime, colte. In Italia non è così. Non amano il cinema o magari lo amano in modo particolare, non saprei. Io non riesco a capirlo. In ogni modo, vedo che il cinema in Italia è piuttosto decaduto. E non so se si riprenderà a breve". 
Non nutre speranze neanche nei giovani?
 "No, non c’è tanto da sperare. Quando si dice 'i giovani'…è una parola falsa. Ma che significa, che devono fare per forza del bel cinema perché sono giovani? Non è necessario. La loro esperienza è piuttosto modesta. Poi secondo me non è solamente la mancanza di cinema: è la mancanza di spettatori".  
Cosa intende?
 "Sono gli spettatori che mancano. Non vanno al cinema, i cinema sono vuoti. Quindi anche loro sono responsabili di questa grave decadenza del nostro cinema. Gli spettatori non ci sono più, sono pochi e non ci capiscono niente di cinema. Vanno a vedere film modesti, commedie di cattiva qualità. Sono stati sempre accusati i registi, gli sceneggiatori, gli attori ma qui bisogna accusare pure il pubblico, perché è il pubblico che manca al cinema italiano. E quindi, mancando il pubblico, manca anche una parte importante. È per questo che noi non siamo agli Oscar, non siamo ormai nei festival che contano". 
Il genere horror sta vivendo una grande stagione negli Stati Uniti, anche con pellicole low budget e produzioni indipendenti. Questa cosa la sorprende?
 "No, perché dovrebbe?" 
Beh, in Italia il genere horror viene ancora considerato un po’ come il figlio di un dio minore, se vogliamo. Non è un genere che porta in sala tanti spettatori
 "Gli americani non è che siano eccezionali nei loro film horror. Sono molto più interessanti i film horror orientali, i film sudamericani, messicani. Anche quelli spagnoli. C’è un interesse maggiore per il cinema horror, ma per film thriller anche in Italia c'è una carenza molto forte". 
Lei è un maestro riconosciuto in Italia e in tutto il mondo, perché non c’è un erede in Italia di Dario Argento, qualcuno che abbia seguito le sue orme?
 "Forse perché non è facile seguire le mie orme. Anche all’estero non è facile. Alcuni ci provano ma siamo distanti. Mi vengono a cercare registi stranieri, inglesi, danesi, francesi. Mi seguono, mi chiedono consigli. A me neanche va tanto raccontarmi. Devono trovare da soli la strada, il proprio stile. Ognuno da sé, secondo le proprie ispirazioni, i propri sogni". 
La musica è importantissima nel suo cinema. Lei è un appassionato sia di musica classica sia di musica rock. Oggi che cosa ascolta? Cosa le piace?
 "Oggi c’è una certa confusione. Però è tornata di gran moda la musica classica. Anche i giovani, oltre che le persone di una certa età, la amano. Il melodramma è ritornato di moda, le sale sono piene. Questa è una cosa molto interessante. Poi ci sono le canzoni dei giovani. Alcune sono mediocri, alcune sono più interessanti, ma insomma non è che siamo a livelli altissimi". 
L’intelligenza artificiale adesso è predominante. Lei la guarda con interesse o con preoccupazione? L’avrebbe mai usata se fosse stata disponibile negli anni Settanta?
 "Negli anni Settanta non c’era. Bisogna esserci per capire se l’avrei utilizzata o meno. Ma parliamo di oggi: l’intelligenza artificiale è molto interessante ma il discorso è complesso. In giro si vedono delle pubblicità fatte con l’intelligenza artificiale e anche in televisione noto che se ne parla tanto senza però approfondire il discorso. L’altro giorno ero con mia figlia Asia. Lei mi ha detto: 'Vedi quella lì? E' intelligenza artificiale'. L’ho guardata, mi sono fermato, l’ho osservata bene e sì, era un'immagine fredda. Aveva del gelido. Questo forse era il difetto dell’intelligenza artificiale: il fatto che non ha cuore". 
Oggi viviamo immersi in immagini di violenza e tragedie. Le guerre sono dominanti. Cosa le fa più paura?
 "Tutto questo mi spaventa. Non spaventa solo me, ma tutti. E' un discorso molto difficile, perché non si sa da che parte voltarsi, da che parte schierarsi. È spaventoso il momento, è anche molto pauroso. Tutti abbiamo paura di noi stessi, della nostra vita. Non sappiamo che cosa ci accadrà. Io vado avanti, seguo le mie ispirazioni, i miei film. Faccio finta che questo spaventoso cataclisma non sia mai accaduto". 
Sta girando un film con Isabelle Huppert e ha anticipato che sarà la sua pellicola più cruenta. Come sarà?
 "E' un film molto forte, molto cruento. Isabelle Huppert è stupenda. Un’attrice di una classe inaudita. Io ho visto tutto quello che ha fatto, cinema, televisione, teatro. È uno spettacolo vederla". (di Federica Mochi) 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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