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Di Battista, il ‘Dibba’ duro e puro: dal grillismo al Parlamento in opposizione permanente

Da Redazione Ultimenews24.it
29 Agosto 2026
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Di Battista, il ‘Dibba’ duro e puro: dal grillismo al Parlamento in opposizione permanente
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(Adnkronos) –
Alessandro Di Battista, 48 anni, è stato uno dei volti più riconoscibili, combattivi e divisivi della prima stagione del Movimento 5 Stelle. Il "Dibba", come lo chiamano sostenitori e avversari, appartiene alla generazione cresciuta nei meetup e nelle piazze di Beppe Grillo, quella che aveva fatto dell’"uno vale uno", della democrazia diretta e della contrapposizione ai partiti tradizionali i pilastri di una nuova idea della politica. Un interprete autentico dell’anima movimentista e radicale del M5s, capace di trasformare la militanza in una forma di comunicazione politica immediata, diretta, spesso aspra. 
Deputato alla Camera dal 2013 al 2018, componente del direttorio voluto da Grillo, protagonista delle campagne elettorali pentastellate e tra i principali portavoce del Movimento nei suoi anni di maggiore espansione, Di Battista ha costruito la propria identità politica attorno a una parola chiave: opposizione. Anche quando il M5s è arrivato al governo, prima con la Lega e poi con il Partito democratico, ha continuato a rivendicare la necessità di mantenere un’identità autonoma e alternativa rispetto ai partiti tradizionali, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra. Una posizione che lo ha progressivamente portato ai margini della nuova stagione istituzionale del Movimento e, infine, alla rottura. Nel 2021, dopo la decisione dei Cinquestelle di sostenere il governo guidato da Mario Draghi, Di Battista ha lasciato il M5s dopo oltre undici anni di militanza e attivismo. Ma il suo non è mai stato un vero ritiro dalla politica. Uscito dal Parlamento, ha semplicemente cambiato terreno: alla politica istituzionale ha sostituito i reportage, i libri, i podcast, la televisione, il teatro e le campagne dal basso, continuando a intervenire sui grandi temi della politica italiana e internazionale. La sua parabola è così diventata quella di un politico rimasto tale anche senza un partito e senza un seggio parlamentare: dal ragazzo dei meetup al deputato, dal tribuno delle piazze al reporter, fino all’autore e protagonista di spettacoli teatrali. Un percorso nel quale il filo conduttore è rimasto quello degli esordi: la ricerca del conflitto, il rifiuto del compromesso percepito come resa e la convinzione che la politica debba conservare una dimensione di rottura. Nato a Roma il 4 agosto 1978, Di Battista cresce in una famiglia nella quale la politica non è estranea. Il padre Vittorio, imprenditore, era stato consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano. Alessandro sceglie però un'altra strada politica. Dopo la maturità scientifica al liceo Farnesina di Roma, si iscrive a Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (Dams) all'Università Roma Tre, dove si laurea con lode nel 2004. Quattro anni dopo consegue un master in tutela internazionale dei diritti umani alla Sapienza. Prima ancora di diventare parlamentare, Di Battista sperimenta quella dimensione internazionale che sarebbe poi diventata uno dei tratti distintivi del suo personaggio. Lavora come cooperante, trascorre periodi in Guatemala, si occupa di educazione, microcredito e progetti produttivi e collabora con realtà impegnate nella cooperazione e nella tutela dei diritti umani. Il Sud e il Centro America diventano per lui non soltanto luoghi di viaggio ma una vera lente attraverso la quale leggere il mondo. Nel 2010 attraversa diversi Paesi dell'America Latina. E' in questa fase che prende forma il Di Battista reporter: quello che cerca storie lontano dai palazzi, osserva conflitti sociali, povertà, disuguaglianze e rapporti tra potere politico ed economico. Un'attitudine destinata a diventare parte integrante anche della sua successiva comunicazione politica. 
La svolta arriva con l'avvicinamento al movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Di Battista aderisce al Movimento 5 Stelle e diventa uno dei suoi esponenti più attivi nel Lazio. Il passaggio dal mondo della cooperazione e dei reportage alla politica non cancella il suo profilo precedente. Al contrario, lo alimenta. Di Battista porta nel nascente M5s un linguaggio militante, una certa idea della politica internazionale e una forte propensione alla denuncia. Nel 2011 comincia a collaborare con il blog di Beppe Grillo, pubblicando reportage. L'anno successivo è Gianroberto Casaleggio a commissionargli un lavoro sul fenomeno dei sicari in America Latina. Da quella esperienza nasce "Sicari a cinque euro", pubblicato inizialmente in formato elettronico. Il futuro deputato non è ancora il "Dibba" televisivo che milioni di italiani avrebbero conosciuto qualche anno più tardi. Ma i tratti essenziali del personaggio sono già presenti: viaggio, denuncia, diffidenza verso i poteri costituiti, linguaggio diretto e convinzione che la politica debba confrontarsi con realtà spesso ignorate dall'informazione tradizionale. 
Alle 'parlamentarie' del Movimento 5 Stelle del dicembre 2012 ottiene 313 preferenze. Alle elezioni politiche del 2013 viene candidato alla Camera nel Lazio ed eletto. L'ingresso a Montecitorio coincide con l'esplosione elettorale del Movimento, che alle politiche diventa il primo partito per voti alla Camera. Di Battista entra così nella XVII legislatura insieme a una pattuglia di parlamentari che rappresentano, agli occhi dell'opinione pubblica, la rottura più radicale con la politica tradizionale. E' componente della Commissione Esteri e, dal maggio 2013 al luglio 2015, ne diventa vicepresidente. Ma è soprattutto fuori dalle commissioni parlamentari che costruisce il proprio ruolo politico. Con interventi in aula, comizi, interviste e video sui social, diventa rapidamente uno dei principali comunicatori del Movimento. Il suo stile è riconoscibile: tono acceso, frasi brevi, contrapposizioni nette, attacchi ai partiti tradizionali e una costante rivendicazione dell'autonomia del M5s rispetto tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. All'interno del Movimento Di Battista viene presto identificato con l'ala movimentista, radicale e maggiormente legata alla fase originaria del grillismo. Se Luigi Di Maio appare progressivamente come il dirigente istituzionale capace di trasformare il consenso del Movimento in una macchina elettorale, Di Battista incarna più a lungo il lato barricadero della formazione. E' il militante diventato parlamentare che continua a parlare come se fosse in piazza. Nel novembre 2014 Beppe Grillo propone agli iscritti la creazione di un direttorio a cinque. Tra i nomi indicati c'è quello di Di Battista, insieme a Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. La proposta viene approvata online con un'ampia maggioranza. E' il momento nel quale Di Battista raggiunge probabilmente il punto più alto della sua popolarità interna al Movimento. Il suo volto è associato all'opposizione dura, alla contestazione delle vecchie forze politiche, alla battaglia contro la riforma costituzionale dell'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e alla difesa dell'identità originaria del M5s. Nel 2016 percorre l'Italia in scooter con il tour "Costituzione coast to coast", sostenendo il No al referendum sulla riforma Renzi. E' una delle immagini più rappresentative della sua stagione politica: il parlamentare che abbandona per settimane la dimensione istituzionale e torna sulla strada, nelle piazze, a contatto diretto con il proprio elettorato. 
Nel novembre 2017 arriva una decisione destinata a distinguere ulteriormente Di Battista dal resto della classe dirigente pentastellata: annuncia che non si ricandiderà alle elezioni politiche del 2018. La scelta non equivale, nelle sue intenzioni, a un addio alla politica. Al contrario, Di Battista promette di sostenere il Movimento nella campagna elettorale e definisce il M5S una sorta di "seconda pelle". Alla fine del mandato rinuncia al tfr parlamentare e rivendica la scelta di essersi dimezzato lo stipendio. Nel 2018 accompagna la campagna elettorale del Movimento, che alle elezioni del 4 marzo ottiene oltre il 32% dei voti. Ma mentre il M5s si prepara a diventare forza di governo, Di Battista sceglie una posizione esterna al Parlamento. E' una decisione che contribuisce a costruire il mito del personaggio: l'uomo che avrebbe potuto continuare la carriera istituzionale ma decide di non farlo. La trasformazione del M5s in forza di governo mette progressivamente Di Battista in una posizione più difficile. Durante il governo Conte I critica duramente la Lega e Matteo Salvini. Nel governo Conte II, invece, le sue critiche si spostano soprattutto verso il Partito democratico e Matteo Renzi. La sua posizione rimane quella di un Movimento autonomo, alternativo tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. Di Battista guarda con sospetto alla progressiva istituzionalizzazione del M5s e difende il ruolo di Davide Casaleggio e della piattaforma Rousseau. Anche sul doppio mandato mantiene una posizione rigida. Il punto di rottura definitivo arriva nel febbraio 2021, quando il Movimento decide di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Di Battista si schiera contro quella scelta. Dopo il voto favorevole degli iscritti, annuncia l'uscita dal Movimento. Dopo oltre undici anni di militanza e attivismo, il "duro e puro" del grillismo originario rompe con il partito che aveva contribuito a rendere popolare. La fuoriuscita non significa per Di Battista il ritiro dalla politica. E' piuttosto una sua trasformazione. Comincia una stagione di viaggi, reportage e interventi pubblici. Collabora con "Il Fatto Quotidiano" e realizza servizi e documentari da diversi Paesi: dagli Stati Uniti al Messico, dall'Iran alla Bolivia, dalla Russia al Sud America. La figura del parlamentare lascia spazio a quella del reporter militante. Di Battista torna a fare ciò che aveva fatto prima dell'ingresso in Parlamento: viaggiare, incontrare persone, raccontare conflitti e mettere in discussione le versioni ufficiali degli avvenimenti. E' una scelta coerente con la sua idea di politica, ma anche una trasformazione del suo ruolo pubblico. Non avendo più una tribuna parlamentare, costruisce una propria tribuna mediatica. Dal 2022 diventa opinionista di "Dimartedì" su La7. Continua inoltre a scrivere e a produrre contenuti attraverso varie testate e piattaforme. La produzione editoriale diventa uno degli strumenti fondamentali della sua seconda vita politica. Dopo "Sicari a cinque euro" arrivano i libri "A testa in su", "Meglio liberi", "Politicamente scorretto", "Contro!", "Ostinati e contrari", "Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza" e "Democrazia deviata.Perché non ha più senso parlare di governo del popolo". I titoli raccontano già molto della traiettoria: libertà, opposizione, anticonformismo, critica del sistema, contestazione delle narrazioni dominanti. Con "Ostinati e contrari. Voci contro il sistema" amplia il proprio ruolo di intervistatore e interlocutore, confrontandosi con figure provenienti da mondi differenti. Poi arriva il teatro. Tra il 2023 e il 2024 porta sui palcoscenici "Assange. Colpirne uno per educarne cento", dedicato alla vicenda di Julian Assange. Successivamente arriva "Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza". E' il passaggio forse più significativo nella metamorfosi di Di Battista: dal comizio alla conferenza, dal Parlamento al palcoscenico, dal post sul blog allo spettacolo teatrale. Nel 2023 nasce "Schierarsi", associazione della quale Di Battista diventa vicepresidente. E' un ritorno alla dimensione organizzativa, ma senza tornare nel perimetro del Movimento 5 Stelle. L'associazione si impegna in campagne e raccolte firme su temi come la sanità pubblica, l'invio di armi all'Ucraina e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il progetto rappresenta una sorta di compromesso tra le due anime di Di Battista: quella politica e quella movimentista. Non più deputato, non più dirigente di partito, ma ancora protagonista della politica. Una politica costruita attraverso campagne, piazze, social, libri, viaggi e iniziative territoriali. Nel 2026 la prospettiva torna addirittura a essere elettorale. Secondo ricostruzioni giornalistiche, Di Battista starebbe valutando la possibilità di trasformare "Schierarsi" in un soggetto politico e di misurarsi nuovamente con le elezioni. Il suo ultimo libro è "La Russia non è il mio nemico" (2025), pubblicato da PaperFirst, come quasi tutti i suoi titoli.  
Accanto alla politica esiste una dimensione familiare che Di Battista ha cercato di mantenere più separata dalla propria esposizione pubblica. E' padre di due figli, Andrea e Filippo, nati rispettivamente nel 2017 e nel 2020, avuti dalla compagna Sahra Lahouasnia. Anche questa dimensione ha accompagnato alcune delle sue riflessioni pubbliche. Nel libro "Meglio liberi", scritto come una sorta di lettera al primo figlio, emerge l'idea di trasmettere alle nuove generazioni il valore del coraggio, dell'autonomia e della capacità di mettere in discussione ciò che appare acquisito. (di Paolo Martini)  
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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