(Adnkronos) – Entra in vigore da oggi il nuovo Patto dell'Ue su migrazione e asilo, a due anni dalla sua adozione nella legislazione comunitaria. D'ora in poi, quindi, tutti e 27 gli Stati membri dovranno attenersi a un unico insieme di norme più strutturate che disciplinano controlli alle frontiere esterne, procedure di asilo, condizioni di accoglienza e un nuovo meccanismo di solidarietà per il ricollocamento dei richiedenti protezione internazionale, o la condivisione degli oneri. L'obiettivo dichiarato è porre fine a un sistema a macchia di leopardo, in cui chi arriva in Grecia si trova davanti a una realtà giuridica diversa rispetto a chi arriva in Germania, e gestire il fenomeno della migrazione a livello comunitario armonizzando procedure e database. La nuova politica migratoria Ue poggia su quattro pilastri fondamentali, con il nuovo Patto alla base dei primi tre. Il primo pilastro riguarda il rafforzamento delle frontiere esterne: sarà introdotta una procedura obbligatoria di screening pre-ingresso (identificazione, controlli sanitari e di sicurezza) da completare entro sette giorni per chi arriva alla frontiera, che diventano tre per chi si trova già all'interno del territorio dell'Ue. Il registro Eurodac, la banca dati biometrica europea, diventa uno strumento di gestione integrata dell'asilo e della migrazione irregolare, con la raccolta di nuovi dati personali, immagini facciali e segnalazioni di sicurezza. Il secondo pilastro introduce procedure di asilo più rapide e uniformi. Il regolamento sulla procedura di asilo fissa obblighi di collaborazione da parte dei richiedenti e prevede conseguenze in caso di inadempienza. La direttiva sulle condizioni di accoglienza armonizza gli standard minimi in tutti gli Stati membri, mentre il regolamento sulla qualifica rafforza i criteri per il riconoscimento della protezione internazionale. Inoltre, il Parlamento europeo ha approvato lo scorso febbraio delle modifiche al regolamento sulla procedura di asilo e la prima lista comune di Paesi di origine sicuri a livello Ue, al fine di accelerare l'esame delle domande verosimilmente infondate. Il terzo pilastro istituisce un meccanismo permanente di solidarietà e responsabilità. Viene superato il principio del regolamento di Dublino del 1990, che impone al Paese di primo ingresso, ossia Italia, Grecia, Spagna o Malta nella maggior parte dei casi, l'onere di esaminare la domanda di asilo, sostituendolo con una serie di criteri più granulari per determinare lo Stato responsabile. Chi richiede la protezione internazionale nello Stato membro di primo ingresso deve comunque rimanervi finché non viene determinato un nuovo Stato Ue responsabile. Ma soprattutto, il nuovo regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione prevede che gli Stati membri contribuiscano a un fondo di solidarietà scegliendo tra ricollocamenti, contributi finanziari, sostegno operativo o misure di potenziamento delle capacità nazionali. Infine, il quarto pilastro comprende una serie di norme parallele al Patto vero e proprio, mirando a inserire la migrazione nel quadro delle partnership internazionali: accordi anti-contrabbando con i Paesi terzi, cooperazione con Frontex per il rafforzamento delle capacità di controllo delle frontiere nei Paesi di origine e transito, e sviluppo di canali legali di migrazione attraverso l'istituzione di un "Talent Pool" dell'Ue e partenariati per l'attrazione di talenti. L'entrata in applicazione del Patto non coincide con la sua piena operatività. In un rapporto pubblicato a maggio, la Commissione europea ha riconosciuto che, nonostante i progressi compiuti, rimangono lacune significative in diversi Stati membri. I nodi più critici riguardano il collaudo e la messa in funzione del nuovo sistema Eurodac, la realizzazione delle infrastrutture per lo screening e le procedure di frontiera, le misure per prevenire la fuga dei richiedenti asilo e i movimenti secondari verso altri Paesi e l'operatività del primo Fondo di solidarietà e delle garanzie sui diritti fondamentali, inclusi i meccanismi di monitoraggio indipendenti. Sul fronte del ricollocamento, il divario tra impegni e realtà è già marcato. In linea teorica il Patto prevede 30.000 ricollocamenti all'anno, 20.000 euro per migrante in caso di inadempienza o un altro tipo di contributo materiale concordato trai due Paesi. Tuttavia, le promesse degli Stati membri finora sono molto inferiori, mentre Ungheria e Slovacchia non si sono impegnate per alcuna quota. L'esecutivo europeo ha previsto una prima verifica del rispetto degli obblighi per il mese di luglio. In parallelo all'entrata in applicazione del Patto, a giugno Consiglio e Parlamento europei hanno raggiunto un accordo sul regolamento sui rimpatri, che introduce il concetto dei centri di trattenimento fuori dai confini dell'Ue, i cosiddetti "hub di rimpatrio" come quelli che l'Italia mantiene in Albania, per i migranti privi del diritto di soggiorno. La Commissione ha stanziato 3 miliardi di euro per sostenere l'attuazione del Patto e coprire la protezione temporanea dei cittadini ucraini. L'Euaa ha circa 1.300 unità di personale dispiegate in 12 Stati membri e ha annunciato che, dopo il 12 giugno, passerà progressivamente dalla predisposizione di materiali orientativi a un sostegno operativo più diretto sul campo. Nonostante le ambizioni, il test pratico del nuovo sistema è destinato a svolgersi nelle prossime settimane, con il rischio che eventuali asimmetrie di preparazione tra gli Stati membri possano incentivare le rotte dei trafficanti verso i Paesi con frontiere meno presidiate e alimentare la pressione sui sistemi di accoglienza del nord Europa.
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