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Intelligenza artificiale, il ‘nuovo’ stress dei lavoratori: “Addestriamo chi ci sostituirà”

Da Redazione Ultimenews24.it
24 Luglio 2026
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Intelligenza artificiale, il ‘nuovo’ stress dei lavoratori: “Addestriamo chi ci sostituirà”
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(Adnkronos) – Lavoratori del braccio e della mente: nessuno escluso. Ormai il rischio sicurezza riguarda tutti. Mentre l'intelligenza artificiale entra negli uffici, nei call center e nei servizi clienti, cresce un paradosso che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza: migliaia di lavoratori passano parte della giornata ad addestrare gli strumenti che, almeno in teoria, potrebbero un domani rendere superflua la loro stessa mansione. La sicurezza sul lavoro, insomma, non riguarda più soltanto caschi, impalcature e dispositivi di protezione. Sempre più spesso passa anche dalla salute mentale, dall'organizzazione del lavoro e dalla pressione psicologica generata dall'automazione. A tracciare questo scenario è Stefano Ruberto, responsabile Salute e Sicurezza della Cgil Milano, che in un'intervista all'Adnkronos invita a leggere il fenomeno senza fermarsi alla cronaca dell'ultimo incidente. "Io starei fuori dal tema emergenziale e parlerei piuttosto di una condizione strutturale – afferma Ruberto all'Adnkronos -. Lo sfruttamento lavorativo è molto pervasivo, molto orizzontale e trasversale ai diversi settori produttivi". Secondo il dirigente sindacale, Milano offre uno spaccato emblematico di questa evoluzione. Dall'edilizia alla logistica, dalla filiera della moda fino al food delivery, le forme di sfruttamento non rappresentano più eccezioni. "Se pensiamo ai cantieri, ma anche alla filiera della moda, ai laboratori che gravitano attorno a Milano o alla logistica, alle consegne e al delivery, vediamo che lo sfruttamento è diffuso e non risparmia praticamente nessun comparto", osserva. Ma è nel terziario avanzato che sta emergendo una nuova frontiera del rischio. "Le condizioni di lavoro stanno peggiorando anche nei settori impiegatizi", spiega Ruberto all'Adnkronos. "L'intelligenza artificiale da una parte sostituisce alcune posizioni lavorative, dall'altra crea una forte condizione di stress perché molte lavoratrici e molti lavoratori si trovano nella situazione frustrante di addestrare quello che percepiscono come un futuro competitore. È un cambiamento che investe ormai attività quotidiane come l'assistenza clienti, gli uffici commerciali e la gestione dei servizi. "Quel lavoratore si confronta ogni giorno con chatbot e piattaforme di intelligenza artificiale", continua Ruberto. "La domanda che inevitabilmente si pone è: domani questo strumento sarà in grado di dare le risposte che oggi do io? È una frustrazione che agisce quotidianamente".  A rendere ancora più delicata la situazione è anche il fattore anagrafico. "C'è una generazione di lavoratori che non è cresciuta nell'era dell'intelligenza artificiale e che oggi deve utilizzare strumenti che cambiano continuamente", osserva il responsabile Salute e Sicurezza della Cgil Milano. "Anche questo rappresenta un elemento fortemente stressogeno". Secondo Ruberto, il concetto stesso di sicurezza sul lavoro si sta trasformando. Accanto agli infortuni tradizionali continuano infatti a pesare le malattie professionali. "Dal punto di vista clinico i rischi maggiori restano due – spiega -. Da una parte la movimentazione manuale dei carichi, con tutte le patologie dell'apparato muscolo-scheletrico; dall'altra lo stress lavoro-correlato, che è un rischio che i datori di lavoro hanno l'obbligo di valutare e che dipende in larga misura dall'organizzazione del lavoro". Il risultato è una fotografia nella quale il rischio non riguarda più soltanto chi lavora in cantiere. Se per un operaio il pericolo resta quello di cadere da un ponteggio, per un impiegato può assumere la forma dell'ansia da prestazione, dell'incertezza occupazionale e della sensazione di contribuire ogni giorno a rendere più efficiente il software destinato, forse, a prendere il suo posto. (di Andrea Persili) 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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