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Interrogatori, video e versioni contrapposte: avanti l’inchiesta sull’omicidio di Giacomo Bongiorni

Da Redazione Ultimenews24.it
15 Aprile 2026
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Interrogatori, video e versioni contrapposte: avanti l’inchiesta sull’omicidio di Giacomo Bongiorni
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(Adnkronos) – È nelle immagini sgranate ma decisive di una telecamera di sorveglianza, puntata verso il venditore di kebab di piazza Felice Palma, nel centro di Massa, che gli investigatori stanno cercando la chiave per ricostruire con precisione chirurgica gli ultimi istanti di vita di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso la sera dell’11 aprile sotto gli occhi del figlio undicenne e della compagna Sara Tognocchi, a cui era legato da tre anni e con cui sarebbe sposato nel prossimo mese di luglio. Un delitto che ha scosso profondamente la comunità apuana e che, a pochi giorni dai fatti, si presenta ancora segnato da versioni contrastanti, ricostruzioni divergenti e interrogativi cruciali sul ruolo di ciascuno dei cinque giovani indagati per omicidio volontario: tre minorenni e due maggiorenni.  Le immagini video, insieme agli esiti dell’autopsia e alle dichiarazioni rese durante gli interrogatori di garanzia, rappresentano oggi il fulcro dell’indagine coordinata dalla Procura di Massa e condotta dai carabinieri. Una fase delicata, destinata a stabilire responsabilità penali individuali in un contesto descritto, a seconda dei punti di vista, come un’aggressione brutale o una rissa degenerata.    Secondo quanto emerge dalle prime analisi degli inquirenti, una delle telecamere presenti in piazza Palma avrebbe ripreso con sufficiente chiarezza la fase iniziale dello scontro. Il filmato, ora al vaglio degli investigatori, mostrerebbe Giacomo Bongiorni intervenire in difesa del cognato, Gabriele Tognocchi. Quest’ultimo, stando alle testimonianze raccolte, avrebbe poco prima richiamato un gruppo di giovani invitandoli a smettere di lanciare bottiglie contro una vetrina. Un gesto, apparentemente banale, che avrebbe innescato una reazione violenta. Il gruppo – che secondo familiari e testimoni sarebbe stato composto da almeno dieci ragazzi – si sarebbe avvicinato in modo minaccioso a Tognocchi, aggredendolo e provocandogli gravi lesioni: la frattura del setto nasale e di una gamba. A quel punto Bongiorni sarebbe intervenuto, venendo a sua volta preso di mira e colpito ripetutamente con calci e pugni. È proprio la dinamica di questa seconda fase, quella dell’aggressione fatale, che le immagini potrebbero chiarire nel dettaglio: chi ha colpito, quante volte, con quale intensità. L’analisi dei video non è un passaggio puramente descrittivo, ma un elemento tecnico decisivo. Gli investigatori stanno infatti incrociando la sequenza dei colpi visibili nelle immagini con i risultati dell’autopsia, che ha evidenziato lesioni letali alla testa provocate da violenti impatti. Da questo confronto dipenderà la qualificazione giuridica delle condotte: omicidio volontario in concorso, e in quale misura per ciascun indagato. Non tutti, infatti, potrebbero aver avuto lo stesso ruolo nell’aggressione.    I due maggiorenni – Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Caratasu, 19 anni entrambi di origine rumena – sono stati sottoposti a fermo e interrogati oggi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale apuano nel carcere di Massa. Per loro l’accusa è di omicidio volontario. Dagli interrogatori emergono però ricostruzioni che ribaltano, almeno in parte, il quadro accusatorio delineato finora. Secondo quanto riferito dalla difesa di
Eduard Caratasu, la situazione iniziale sarebbe stata meno tesa di quanto raccontato: una bottiglia caduta a terra, la richiesta di raccogliere i vetri, l’apparente ritorno alla calma. Poi, improvvisamente, un nuovo confronto. La versione dell’indagato sostiene che sarebbe stato Bongiorni a riavvicinarsi e a colpire per primo, sferrando una testata a uno dei ragazzi. Da lì sarebbe scaturita una reazione violenta ma, nelle intenzioni della difesa, non finalizzata a uccidere. Caratasu avrebbe ammesso di aver sferrato un calcio alla testa dell’uomo quando questi era già a terra, ma lo avrebbe definito un gesto “modesto”, dettato dalla rabbia e privo di volontà omicida. Ancora più netta la posizione di Alexandru Miron, che attraverso il suo legale sostiene di non aver nemmeno toccato Bongiorni, dichiarandosi estraneo all’azione che ha causato la morte del 47enne.  Analoga linea difensiva emerge dalle dichiarazioni del 17enne fermato, uno dei tre minori coinvolti. Il ragazzo avrebbe affermato di essere stato colpito per primo da Bongiorni e di aver reagito. Il suo avvocato parla esplicitamente di una “ricostruzione alternativa” rispetto a quella dell’aggressione scaturita da un rimprovero. Una linea che potrebbe trovare conferma o smentita proprio nelle immagini video. Il giovane, attualmente ospitato in una struttura per minori a Genova, appare – secondo il difensore – profondamente provato dalla situazione. Domani sarà ascoltato nell’interrogatorio di garanzia . Intanto, mentre l’inchiesta procede, anche le famiglie degli indagati prendono posizione pubblicamente, offrendo una narrazione che insiste sulla reazione e non sull’aggressione. “Non ho insegnato a mio figlio la violenza”, ha dichiarato il padre di uno dei ragazzi, sostenendo che i giovani si sarebbero difesi. Parole simili arrivano anche dai familiari degli altri coinvolti, che descrivono i figli come “bravi ragazzi” travolti da una situazione degenerata. Colpisce, in questo contesto, anche il gesto del padre di uno degli indagati, che si è detto disposto a sostenere economicamente gli studi del figlio di Bongiorni, testimone diretto della morte del padre.  Al di là delle aule giudiziarie, la vicenda ha lasciato un segno profondo nella città di Massa. Migliaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata silenziosa organizzata nella serata di martedì 14 aprile, attraversando il centro fino a piazza Palma, luogo dell’aggressione. Un corteo composto, segnato dal dolore e dalla richiesta di giustizia. Striscioni contro la violenza e parole di ricordo hanno accompagnato una comunità ancora incredula di fronte a una morte così brutale. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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