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La speranza muore alle 6,38, Selene ritrovata tra le macerie

Da Redazione Ultimenews24.it
14 Dicembre 2021
In Attualità
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La speranza muore alle 6,38, Selene ritrovata tra le macerie
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(dall’inviata Elvira Terranova) – La speranza si spegne alle 6.38 in punto, quando i Vigili del fuoco estraggono il corpo senza vita di Selene Pagliarello, l’infermiera di 30 anni che domani avrebbe dovuto dare alla luce il suo piccolo Samuele. I sogni di ritrovarla ancora viva, degli amici e dei parenti, si sono infranti all’improvviso. Quando i soccorritori confermano che il corpo estratto dalle macerie è proprio quello di Selene si leva un urlo in cielo. E’ la madre di Selene. “Voglio morire anche io”, continua a gridare. Anche il padre della giovane ha sperato fino all’ultimo, seduto nella sua auto a pochi metri dal ‘cratere’. Non si è mai allontanato dal luogo dell’esplosione. Secondo il racconto dei vigili del fuoco, che hanno scavato con le mani per ore, Selene era seduta sul divano quando è crollato tutto. Una deflagrazione che ha portato via tutto in un raggio d’azione di centinaia di metri, 

Accanto a Selene c’erano i corpi del marito, Giuseppe Carmina, del suocero Angelo Carmina, della suocera Vincenza Zagarrio. Mancano all’appello un padre e un figlio, Calogero e Giuseppe Carmina. Anche per tutta la giornata di oggi i Vigili del fuoco npn si sono mai fermati. Ma fino a tarda sera senza esito. “Abbiamo sperato fino all’ultimo momento, non perché gli altri non fossero importanti ma questa ragazza è diventata un po’ la figlia di tutti e purtroppo la cosa è andata male”, dice commossa il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa che in mattinata visita la zona dell’esplosione. Ogni tanto si sente una sirena. E’ il segnale di fare silenzio tutto attorno. In attesa di capire dove scavare. Grazie anche al cane labrador dei Vigili del fuoco, Luna. E’ stato il suo fiuto questa mattina a fare trovare i corpi. 

Intanto proseguono le indagini della Procura di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, che hanno aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Nei prossimi giorni i periti nominati dalla Procura effettueranno un primo sopralluogo. Intanto lavorano sulle mappe delle reti di gas metano nella zona. Secondo quanto accertato, cinque giorni prima dell’esplosione, ci sarebbe stato un intervento di manutenzione ordinaria sull’impianto, confermato in serata anche dalla Italgas. Ma non sarebbero emerse particolari criticità. Anche se alcuni abitanti, sentiti dagli inquirenti, continuano a dire che da giorni “si sentiva puzza di gas in tutta la zona”.  

Intanto, sentito dall’Adnkronos, l’ex amministratore giudiziario di Italgas, ricorda che “nel 2014 facemmo fare dei rilievi su tutta la rete di gas a metano e i tecnici rilevarono grosse criticità sulle reti ispezionate. In tutta Italia, anche nell’agrigentino”. La società Italgas la società che gestisce la rete di metano anche a Ravanusa, dove è avvenuta sabato l’esplosione, costata la vita a sette persone, con due dispersi, era stata commissariata da parte della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, commissariamento prorogato dopo i primi sei mesi di altri sei mesi. Era stata la prima volta che una società quotata ha subito una misura del genere. I pm di Palermo avevano richiesto e ottenuto per Italgas il commissariamento in seguito a una inchiesta partita sulla società Gas spa, società riconducibile a Vito Ciancimino, ma gestita formalmente dall’imprenditore Ezio Brancato. La stessa Gas nei primi anni duemila risultava essere sotto il controllo del figlio di don Vito, Massimo.  

”Parliamo di 55 mila km di rete di Italgas, e noi facemmo i rilievi, attraverso i nostri tecnici, a campione, tra cui proprio Agrigento dice l’avvocato Aiello – Italgas aveva in gestione 1.850 reti, era il primo distributore. Il Tribunale dispose di fare una attività di verifica e noi abbiamo fatto a campione una specifica attività di verifica su sessanta reti, e su tutte e sessanta sono state trovate grosse criticità, enormi criticità. Una grossissima percentuale. E si ripetevano come tipologia, erano sempre le stesse, si ripetevano come tipologia. Tanto è vero che il tecnico incaricato fece una ricostruzione complessiva delle tipologie di indagini andando a distinguere per gravità. La percentuale era costante su tutte le reti ispezionate”.  

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