(Adnkronos) – La scelta di Fondazione Telethon di affidarsi alle soluzioni tecnologiche avanzate di Eye-Able Italia, la scale-up europea guidata dal CEO Lorenzo Scumaci, nasce dalla volontà di estendere anche allo spazio web il principio cardine che da oltre trent’anni guida la ricerca sulle malattie genetiche rare: non lasciare indietro nessuno. Questo percorso condiviso non si limita a rispondere ai severi requisiti imposti dall'European Accessibility Act e dalla Legge Stanca, ma rappresenta un cambio di paradigma culturale ed operativo per l'intero Terzo Settore. Attraverso l'uso strategico dell'intelligenza artificiale per l'audit tecnico, strumenti innovativi di remediation automatica e widget personalizzabili per utenti con disabilità visive, motorie o cognitive, la collaborazione dimostra come la tecnologia possa semplificare i processi aziendali interni e, allo stesso tempo, restituire piena autonomia di navigazione a donatori, volontari e pazienti. Dalle parole di Lorenzo Scumaci, ad Adnkronos Tech&Games, emerge chiaramente come l'abbattimento delle barriere digitali, che oggi riguarda ancora il novantotto per cento dei siti italiani, non debba più essere percepito come un mero costo di conformità, bensì come un investimento strategico capace di ampliare l'audience, migliorare l'esperienza utente e dare una forma concreta e misurabile ai valori di responsabilità sociale d'impresa.
La collaborazione con Fondazione Telethon rappresenta un caso di studio molto significativo per il Terzo Settore. In che modo la vostra piattaforma all-in-one si adatta alle esigenze specifiche di un ente benefico, dove l'inclusione digitale si collega in modo così diretto alla missione istituzionale di non lasciare indietro nessuno?
"Per molti enti benefici come Fondazione Telethon, missione sociale e accessibilità coincidono con quest’ultima che diventa un’estensione diretta dei valori dell’organizzazione, oltre che un requisito tecnico o normativo. Da oltre 35 anni, Fondazione Telethon si impegna per sostenere la migliore ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare, animata da un principio semplice: nessuno dovrebbe essere lasciato indietro. Un principio che oggi si estende anche al digitale. Perché in un mondo in cui l'inclusione passa sempre più da uno schermo, avere un sito inaccessibile sarebbe una contraddizione con i propri valori, prima ancora che un problema normativo.
Va detto, tuttavia, che i bisogni di un ente non-profit in termini di accessibilità non sono poi così diversi da quelli di qualsiasi altra organizzazione, e convergono nel senso della massima fruibilità. Per rispondere a queste esigenze, la nostra piattaforma offre un approccio completo ed integrato, mettendo a disposizione strumenti di analisi, reportistica e remediation diretta per un monitoraggio continuo, oltre a tante altre soluzioni che migliorano immediatamente l’esperienza degli utenti, come ad esempio l’abbattimento delle barriere digitali per i documenti PDF. Questo è fondamentale per garantire che ogni punto di contatto digitale con donatori, volontari o visitatori sia realmente accessibile a tutti.
Certo, chi opera nel Terzo Settore presta sicuramente un’attenzione particolare a scalabilità e semplicità operativa, poiché le risorse interne sono spesso limitate e devono essere ottimizzate. Combinando automazione, supporto tecnico, la nostra offerta si configura quindi come una soluzione particolarmente efficace e sostenibile."
Lorenzo Scumaci, CEO Eye-Able Italia
Il progetto con Fondazione Telethon è partito da un audit tecnico supportato dall'intelligenza artificiale per poi passare alla fase di remediation. Quali sono state le principali criticità riscontrate in questa prima fase e come intendete estendere questa collaborazione nel lungo periodo per garantire un monitoraggio continuo?
"L’adozione della nostra piattaforma rappresenta un percorso condiviso, capace di accompagnare il cliente nei suoi processi di trasformazione digitale. La vera sfida non risiede solo nelle barriere digitali presenti su un sito o un’app, ma nella capacità di comprenderne il valore da parte di chi intraprende questo percorso. L’accessibilità, oggi riconosciuta come nuovo standard etico e normativo, rappresenta sì un approccio
innovativo, ma soprattutto un cambio di paradigma: un linguaggio ancora da apprendere, interiorizzare e tradurre in pratica, anche e soprattutto dalle aziende.
La fase di audit tecnico evidenzia tutte le criticità, dalle più comuni a quelle altamente impattanti: problemi di contrasto e leggibilità, una struttura semantica non ottimale, elementi interattivi non pienamente accessibili e documenti non conformi agli standard di accessibilità. Aspetti che, sebbene invisibili per una parte degli utenti, rappresentano barriere insormontabili per molte altre persone.
Fondazione Telethon sta iniziando questo processo e grazie al supporto della nostra piattaforma, dell’intelligenza artificiale e dei nostri consulenti tecnici avrà pieno controllo su tutte le fasi dei lavori. Il tool non si limita a segnalare gli errori, ma a spiegarne l’origine e suggerire soluzioni tecniche alternative, facilitando il lavoro dei team di sviluppo e di conseguente fixing. Una volta completata questa fase, il successivo processo di remediation ha permesso di correggere il sito e i suoi contenuti. Eye-Able è una delle pochissime realtà in Europa che possiede una soluzione dedicata alla remediation automatica, che consente di intervenire in modo concreto e strutturato sulle criticità rilevate, supportando l’implementazione delle correzioni necessarie per allineare il sito agli standard di accessibilità richiesti dalla normativa. Questa soluzione consente di intervenire in modo diretto e strutturato sulle criticità rilevate.
Tuttavia, il nostro supporto non si ferma qui: le evoluzioni normative e tecnologiche richiedono un aggiornamento costante, che garantiamo attraverso monitoraggio continuo, consulenza operativa e formazione tecnica e legale."
L'European Accessibility Act (EAA) introduce obblighi stringenti che si aggiungono alla preesistente Legge Stanca in Italia. Qual è lo stato di preparazione medio delle aziende italiane rispetto a questa scadenza e quali sono i rischi principali per le realtà che non si adeguano per tempo?
"Nell’ultimo anno abbiamo assistito a una crescita significativa della consapevolezza sul tema, ma resta ancora molto lavoro da fare. Chi ha già iniziato a lavorare sull’accessibilità ne comprende rapidamente i benefici, che vanno ben oltre la semplice conformità e si traducono in vantaggi concreti in termini di performance, ottimizzazione e coerenza con strategie ESG già in essere. Il principale ostacolo resta però la fase iniziale: la consapevolezza dell’urgenza è ancora troppo bassa.
Quando parliamo di accessibilità digitale, infatti, non ci riferiamo esclusivamente alle persone con disabilità: il tema riguarda anche adulti poco digitalizzati, anziani e, più in generale, chiunque si trovi in condizioni di utilizzo limitato. È una questione di inclusione universale che molte aziende continuano a sottovalutare.
La mancata conformità non espone soltanto al rischio di sanzioni amministrative – che possono arrivare fino al 5% del fatturato – ma può configurare una forma di discriminazione indiretta, qualora l’assenza di adeguate misure di accessibilità
comporti l’esclusione, anche non intenzionale, di utenti con disabilità. Tale situazione può integrare una violazione della Legge 67/2006, con conseguente possibilità di azioni legali e richieste risarcitorie. Inoltre, il mancato adeguamento può determinare la perdita di una quota significativa di utenti e potenziali clienti, in un contesto di mercato in cui la conformità diventerà rapidamente un requisito minimo essenziale per l’accesso."
Sul mercato europeo esistono diverse soluzioni di monitoraggio, ma Eye-Able si distingue come una delle pochissime realtà dotate di una tecnologia dedicata alla remediation automatica. Qual è il valore aggiunto di questo strumento e come facilita il lavoro di fixing dei team di sviluppo interni alle aziende?
"Il valore aggiunto della nostra remediation automatica risiede nella capacità di ridurre drasticamente tempi e complessità operativa, intervenendo in modo immediato su una quota significativa delle problematiche più ricorrenti.
In molte organizzazioni, i team di sviluppo sono già fortemente impegnati e il tema dell’accessibilità rischia di passare in secondo piano. La nostra tecnologia automatizza una parte rilevante del fixing, ad esempio su contrasti, navigazione e adattamenti visivi, permettendo di ottenere miglioramenti tangibili fin da subito. Inoltre, la piattaforma non interviene direttamente sul codice, ma si sovrappone ad esso, riducendo al minimo le complessità legate a sviluppo e compatibilità.
Il lavoro degli sviluppatori non viene quindi sostituito, ma reso più efficace con un tool a supporto, che dà più controllo sullo status di attività e semplifica tutte le fasi di execution. In questo modo team, esperti possono concentrarsi sulle attività a più alto impatto umano e qualitativo, come la revisione della struttura del codice e il miglioramento complessivo dell’esperienza utente."
Il vostro ecosistema include widget di accessibilità per personalizzare la navigazione in caso di cecità, daltonismo, epilessia o difficoltà cognitive, ma anche strumenti specifici per i file PDF. Perché l'accessibilità dei documenti statici viene spesso trascurata e come si risolve questo problema dal punto di vista tecnico?
"L’accessibilità dei documenti statici, come i PDF, è spesso trascurata perché percepita come un tema secondario rispetto al sito web.
Molte organizzazioni pubblicano però in formato PDF contenuti fondamentali, come brochure, report, modulistica, documenti legali, che, se non strutturati correttamente, diventano di fatto inutilizzabili per chi utilizza tecnologie assistive. Problemi come l’assenza di tag semantici, un ordine di lettura errato o la mancata navigabilità tramite screen reader o tastiera compromettono seriamente l’accessibilità.
Dal punto di vista tecnico, la soluzione richiede sia strumenti sia processi. Da un lato, mettiamo a disposizione tecnologie in grado di analizzare e migliorare
automaticamente l’accessibilità dei documenti, identificando le criticità principali. Dall’altro, supportiamo le aziende nell’adozione di buone pratiche già in fase di creazione, perché l’accessibilità deve essere integrata a monte nei flussi di produzione dei contenuti, per garantirne qualità e conformità nel tempo."
Come scale-up europea specializzata nell'accessibilità digitale, quali sono i vostri prossimi obiettivi di crescita sul mercato italiano e come si sta evolvendo la cultura manageriale rispetto all'idea che l'accessibilità non sia solo un costo di compliance, ma un investimento strategico?
"In Italia stiamo crescendo rapidamente, ma la sfida resta enorme. Basti pensare che circa il 98% dei siti italiani è ancora inaccessibile. Per noi, ciò rappresenta allo stesso tempo una grande responsabilità e una straordinaria opportunità, ed è stimolante sapere quanto lavoro ci sia ancora da fare.
Dalle nostre interazioni con manager e dipartimenti emerge che l’accessibilità è diventata un tema centrale per le aziende, anche perché in Italia rendere un sito accessibile significa guadagnare almeno il 20% di utenti in più. Tuttavia, la mancanza di un interlocutore dedicato spesso non permette di trasformare questa consapevolezza in azioni concrete e il tema, coinvolgendo trasversalmente marketing, e-commerce, legal, HR e IT, non trova una piena ownership. Aiutare le aziende a strutturare questa governance interna è parte integrante del nostro lavoro.
La buona notizia è che, quando le aziende comprendono che l’accessibilità non è un costo di compliance ma un investimento strategico, con impatto positivo su conversioni, reputazione e inclusione, il cambio di prospettiva è immediato e profondo."
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










