(Adnkronos) – "Rinunciare a quello che voleva essere il comunismo sarebbe una cosa molto sbagliata". A dirlo è Luciana Castellina, 97 anni, giornalista e storica militante della sinistra comunista italiana, iscritta al Pci nel 1947, partito da cui venne radiata nel 1969 quando fondò il gruppo de "Il manifesto" con Lucio Magri, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luigi Pintor e Rossana Rossanda, intervistata dall'Adnkronos al Lido di Venezia, dove si trova in occasione della Mostra del Cinema come presidente onoraria di Bookciak, Azione!, il concorso cineletterario dedicato ai cortometraggi ispirati ai libri. Castellina rivendica ancora oggi la propria appartenenza comunista, ma distingue nettamente l'idea di comunismo dalle esperienze storiche dei regimi del Novecento: "La rivoluzione russa ha portato l'uguaglianza, ma non ha portato la libertà, ha tolto la libertà. E che facciamo? Rinunciamo a trovare una società in cui ci sia la libertà e anche l'uguaglianza? Io voglio continuare, voglio provarci". Per Castellina, il fallimento dei regimi comunisti non può quindi significare la rinuncia alla ricerca di un modello sociale alternativo. "Sono tutti processi sui quali bisogna continuare a lavorare, processi complessi", sottolinea. "Non si tratta di ottenere il paradiso, si tratta di ottenere una società dove libertà e uguaglianza possano accompagnarsi". Nel mirino di Castellina, che è stata deputata ed europarlamentare, eletta con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (1974-84, poi confluito nel Pci), di Rifondazione Comunista e del Movimento dei Comunisti Unitari, c'è anche l'attuale modello economico e politico. "Viviamo in un mondo che è più ingiusto di quando ho cominciato io a fare politica, e quindi vogliamo rimanere così?", osserva. Castellina commenta anche la definizione di "conservatrice" utilizzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "A me viene da ridere quando penso che la Meloni trova molto interessante essere chiamata conservatrice. Cosa vogliono conservare di questo mondo? Non c'è mai stata tanta ingiustizia come oggi". Secondo Castellina, la questione centrale è comprendere la trasformazione in corso. "Siamo di fronte a un cambiamento storico epocale che si chiama crisi del capitalismo. Non è che il capitalismo ha vinto. È un disastro". Tra i principali elementi della crisi indica la questione ambientale e gli squilibri globali. Per Castellina, inoltre, il modello occidentale non può più essere considerato immutabile. "C'è solo un pezzetto di mondo, l'Occidente, che mette i piedi in testa a tutti quanti gli altri, che si sono stufati di essere in questa condizione. Siamo a un cambiamento storico molto importante e di questo bisogna prendere atto". Uno dei temi centrali della riflessione di Castellina riguarda il rapporto tra giovani e politica. "I giovani non vanno a votare", riconosce, "non vanno a votare perché gli interessa molto poco quello che si discute in Parlamento e c'hanno pure ragione". L'ex parlamentare, però, respinge l'idea che l'astensionismo equivalga necessariamente a disinteresse per la politica. Il riferimento è soprattutto alle esperienze della società civile e dell'associazionismo. "Io sono presidente onorario di una grande organizzazione che si chiama Arci, che ha cinquemila circoli, più di un milione di iscritti e giovani che continuano sempre ad aumentare, che sono di sinistra e che la pensano come me: va cambiato il mondo, urgentemente". Castellina non rinuncia comunque al riferimento partitico. "Faccio parte di un partito che si chiama Sinistra Italiana", spiega. "Col quale sono d'accordo, qualche volta non sono d'accordo, come in tutti gli altri partiti. Però la mia attività principale è sul territorio". Secondo Castellina, la crisi dei partiti è legata anche alla trasformazione dei luoghi del potere. "Una volta il potere stava in un palazzo. Oggi sta magari su Internet", osserva, prima di precisare: "Sta nel mercato finanziario, diciamo le cose come stanno". "Le decisioni che contano vengono prese da gruppi finanziari, economici, tecnologici, privatamente, e non passano per il Parlamento", sostiene. "Con la globalizzazione i parlamenti nazionali, i governi nazionali hanno perduto gran parte del potere". Da qui, a suo giudizio, deriverebbe anche una crescente uniformità delle politiche economiche e sociali. "Più o meno le politiche sono tutte uguali. La politica sulle questioni economico-sociali della Meloni non è molto diversa da quella di Draghi". Castellina si dice preoccupata dall'avanzata delle destre, dei neofascismi e dei neonazismi, in Italia e all'estero, ma allo stesso tempo si definisce "molto ottimista". "Trovo sul terreno, nella società civile, almeno in Italia, una forte non solo politicizzazione, ma anche mobilitazione e creazione di nuove forme di democrazia di base che sono esercitate sul territorio", afferma. Per Castellina la società civile può rappresentare un argine all'avanzata delle destre. "La società civile è un elemento, uno strumento fondamentale". E cita Lenin: "Quando diceva che anche le cuoche devono poter gestire lo Stato diceva una cosa sacrosanta: non tutto deve essere deciso da una burocrazia autonoma e incontrollata, ma la società civile deve imparare a esercitare una direzione e gestione della società". L'obiettivo, secondo Castellina, è un "upgrading della politicità della società civile". "I giovani sono impegnati in questo e questo gli interessa. Se poi gli dicono che devono fare il volantinaggio dei discorsi che sono stati fatti in Parlamento, dicono: 'No, per carità'". Nella lunga conversazione con l'Adnkronos, Luciana Castellina torna anche alla storia del "Manifesto", l'esperienza politica e culturale nata dalla rottura con il Partito Comunista Italiano alla fine degli anni Sessanta. "Restano molte cose", dice, a partire dal quotidiano "il Manifesto" tuttora in attività. "Resta tutto quello che è successo. In Italia c'è una società civile più viva, più impegnata, più attenta, perché c'è stata una sinistra molto importante che non c'è stata negli altri Paesi. La vicenda del Manifesto è stata importante perché ha aiutato che si aprisse un dibattito critico sull'Unione Sovietica, su come veniva gestita la società e così via". Infine, il messaggio che Castellina affida ai giovani attraverso il suo ruolo di presidente onoraria di Bookciak, Azione!, torna sul tema della trasformazione storica. "Vorrei che ci si rendesse conto, e solo i giovani lo stanno un po' facendo, che siamo di fronte a un cambiamento storico epocale che si chiama crisi del capitalismo". Secondo Castellina, la politica istituzionale non avrebbe ancora preso atto della portata della trasformazione. "In Parlamento non ne parlano neppure". (di Paolo Martini)
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