(Adnkronos) – Il sistema industriale italiano si dota di un nuovo strumento finanziario volto a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e a ridurre la dipendenza estera nei settori chiave della transizione energetica e digitale. Con l'affidamento della gestione a Invimit per la componente immobiliare e al Fondo Italiano d'Investimento per quella d'impresa, il Fondo Nazionale del Made in Italy (FNMI), istituito dalla legge quadro n. 206 del 2023 promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) di concerto con il MEF, entra ufficialmente nella fase operativa con una dotazione complessiva di 900 milioni di euro. L'iniziativa mira a mobilitare capitali pubblici e privati per rafforzare le catene del valore nazionali. “Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia”. La struttura finanziaria si articola in due sezioni: il Fondo Real Asset, dotato di 300 milioni di euro, è orientato agli investimenti immobiliari di supporto alle filiere, mentre il Fondo Imprese, con una dotazione di 600 milioni di euro, interviene con operazioni dirette e indirette nel capitale delle aziende a condizioni di mercato. Quest'ultimo segmento dedicherà particolare attenzione all'intera filiera delle materie prime critiche, coprendo l'intero ciclo che va dall'estrazione alla trasformazione, fino al riciclo e al riuso, con la possibilità di estendere il raggio d'azione ad altri settori strategici individuati dal comitato tecnico del Mimit per consolidare l'autonomia industriale del Paese.
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