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Home Salute e Benessere

Obesità infantile, intervento precoce ‘riprogramma’ metabolismo

Da Redazione Ultimenews24.it
2 Marzo 2026
In Salute e Benessere
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Obesità infantile, intervento precoce ‘riprogramma’ metabolismo
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(Adnkronos) – Contro sovrappeso e obesità non solo dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova strategia indicata dal progetto Resilient dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Intervenire tra i 6 e gli 11 anni – nella fase di massima plasticità cerebrale – consente di “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo. Uno studio su 120 bambini dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre. Il progetto di ricerca Resilient coordinato dal Bambino Gesù è stato finanziato dall’Unione europea con fondi Pnrr (Pnrr-Mad-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e con l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici. In Italia l’eccesso di peso in età pediatrica continua a rappresentare una delle principali emergenze di salute pubblica. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto superiore di sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, in particolare, si registrano ogni anno circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 Day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. All’interno dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, è attivo un apposito servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) dedicato alla gestione clinica dei pazienti con problemi ponderali e al coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura. Tutti i bambini inclusi nello studio coordinato dalla dott.ssa Melania Manco dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e dalla dott.ssa Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù, presentavano obesità o sovrappeso, condizioni che in età pediatrica non riguardano solo il peso corporeo ma si associano frequentemente a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. Già in età precoce, inoltre, possono emergere alterazioni della composizione e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare. "L’obesità infantile – sottolinea Menghini – è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano".  Il progetto ha coinvolto bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) perché in questa fase della vita il cervello – organo che controlla appetito, sazietà, spesa energetica e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio – è ancora estremamente plastico. Questo significa che, attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica. "Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica – afferma Manco -. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo". L’approccio terapeutico del progetto Resilient, della durata complessiva di 5 mesi – riporta una nota – ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione. Il risultato di questo percorso, per l’intera popolazione pediatrica inclusa nel progetto – conclude la nota – è stato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive. Le ricadute cliniche del progetto sono immediate: i risultati dello studio Resilient dimostrano l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità. L’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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