(Adnkronos) – Per quasi quattro commercialisti su dieci il loro ruolo è principalmente quello di tecnico esperto in materia fiscale, spesso sovraccaricato di adempimenti ripetitivi, di burocrazia e di complessità normativa. L’86% ritiene che il valore della professione sia sottovalutato, contribuendo così a creare una scarsa attrattività per i giovani laureati e una bassa percezione delle competenze messe in campo. L’aumento dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella quotidianità, tuttavia, è visto come un’occasione di evoluzione per la categoria, propensa a trasformarsi entro i prossimi cinque anni in una figura di consulenza strategica ad alto valore aggiunto. La fotografia emerge da un’indagine svolta dalla tech company Fiscozen, specializzata nella gestione smart e semplificata della Partita Iva, su un campione di 1118 commercialisti provenienti da tutta Italia per inquadrare lo stato di soddisfazione dei professionisti e la loro visione sul prossimo futuro della categoria. Enrico Mattiazzi, ceo Fiscozen, fa il punto con Adnkronos/Labitalia.
Cosa emerge dal sondaggio? Dall’indagine di Fiscozen emerge la fotografia di una professione in forte evoluzione. Oggi il 37% dei commercialisti si identifica soprattutto come tecnico fiscale, mentre il 30% si vede come intermediario tra contribuente e Stato o gestore di adempimenti. Allo stesso tempo, però, il 50% dei professionisti immagina che nei prossimi cinque anni il proprio ruolo sarà principalmente quello di consulente strategico, mentre solo il 7% pensa che resterà prevalentemente tecnico. E' un cambio di paradigma importante. Il valore del commercialista si sta spostando dall’esecuzione di attività operative alla capacità di interpretare informazioni, guidare le scelte dei clienti e offrire consulenza. Non dico che il percorso sia semplice. Infatti, per il 60% degli intervistati negli ultimi cinque anni il lavoro è diventato più complesso e burocratico e l’86% pensa che la professione sia ancora sottovalutata. Questa trasformazione, però, è già in atto. Per noi la tecnologia è da sempre un acceleratore, perché riduce il peso degli adempimenti e restituisce tempo a ciò che è centrale, cioè la relazione, l'ascolto e il valore della consulenza per chi fa impresa o lavora in proprio.
Perché appare come una professione dalla scarsa attrattività per i giovani laureati?
Perché oggi la percezione della professione è ancora molto legata alla sua componente più operativa, cioè ad adempimenti, burocrazia e complessità normativa. Il 23% dei commercialisti intervistati, infatti, afferma che non consiglierebbe questa carriera a un giovane laureato, principalmente per il carico di responsabilità e per il fatto che i compensi dei primi anni non sempre rispecchiano l’impegno richiesto. Allo stesso tempo, però, il sondaggio mostra una professione che sta acquisendo nuove prospettive, perché mette al centro le competenze umane del professionista. Per il 27% degli intervistati, infatti, la differenza la farà sempre più la capacità di costruire un solido rapporto con le persone. Per un giovane oggi la scommessa non è più imparare a memoria il codice tributario, ma essere il punto di riferimento per la crescita di un'impresa o di un professionista.
Qual è il principale vantaggio competitivo di questa professione oggi?
Senza dubbio la verticalizzazione e la capacità di fare rete. Il 44% dei commercialisti indica lo sviluppo di competenze specifiche in nicchie ad alto valore come la vera chiave di svolta per i prossimi anni. L'approccio del professionista isolato che gestisce ogni singolo aspetto da solo sta lasciando il passo a modelli più collaborativi. Lo vediamo chiaramente nella nostra realtà, dove abbiamo creato una rete di oltre 80 commercialisti partner che lavorano in costante scambio e confronto tra loro. In un mercato così complesso, fare rete permette al singolo professionista di iperspecializzarsi, condividere la sua conoscenza su casi particolari e offrire al cliente un livello di consulenza altissimo, senza la sensazione di dover affrontare ogni sfida da solo.
Tra cinque anni come sarà un attuale commercialista? Come cambierà il suo lavoro?
Il commercialista non sarà più solo chi ti dice 'quanto devi pagare', ma il professionista che ti aiuta a capire 'come far crescere il tuo business in modo sostenibile'. Questo sarà sempre più possibile perchè le attività ripetitive e di minor valore aggiunto saranno sempre più supportate dall’IA, mentre cresceranno attività come pianificazione fiscale e societaria, analisi dei dati, controllo di gestione e supporto alle decisioni imprenditoriali. E' per questo che per me la tecnologia non sminuisce il ruolo del commercialista, ma lo valorizza.
Quali competenze cambieranno e quali non saranno più valorizzanti?
Conoscere la norma resterà importante, ma farà davvero la differenza la capacità di interpretarla, contestualizzarla e tradurla in indicazioni concrete per i clienti. Il commercialista del futuro sarà quindi meno valutato per la sola capacità di eseguire un adempimento e sempre più per la capacità di analizzare scenari, proporre soluzioni e farlo nel modo più semplice, umano e comprensibile possibile.
Quali nuove soft e hard skills verranno richieste al commercialista di domani?
Dal punto di vista tecnico sarà sicuramente importante la capacità di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale in modo consapevole, trasformando dati e informazioni in indicazioni utili e personalizzate. Sul piano umano acquisteranno ancora più valore l'ascolto, l'empatia, la comunicazione e la capacità di costruire fiducia. La consulenza di qualità nasce dall'incontro tra competenze tecniche e competenze relazionali ed è questa combinazione il vero valore di un commercialista.
Qual è il cambiamento più desiderato dai commercialisti oggi?
Riuscire a bilanciare la gestione degli adempimenti con l'attività di consulenza. La richiesta più forte della categoria è evitare che la crescente complessità burocratica assorba la maggior parte del tempo, mettendo in secondo piano il valore dell'affiancamento strategico. E' proprio su questo equilibrio che occorre concentrarsi, semplificando e automatizzando la gestione operativa senza mai sacrificarne la qualità. Non si tratta di ridurre l'importanza della materia fiscale, che resta alla base della professione, ma di gestirla in modo più efficiente per consentire al commercialista di dedicare più tempo alla consulenza, accompagnare i clienti nelle loro scelte ed esprimere appieno il proprio valore come partner strategico.
Che ruolo ha e potrà avere l’Intelligenza Artificiale?
L’Intelligenza Artificiale non è una prospettiva futura, è già parte del presente della professione. Da noi, ad esempio, è sempre stata centrale l’idea che la tecnologia debba essere un acceleratore del lavoro del commercialista, e l’IA rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. La consideriamo un co-pilota, uno strumento per velocizzare la ricerca normativa, sintetizzare grandi quantità di dati ed eliminare l'errore umano nelle mansioni ripetitive. L'IA fa il lavoro più ripetitivo di calcolo e verifica, mentre al professionista resta la parte più complessa e nobile, cioè la valutazione strategica e il giudizio critico.
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