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Pro Vita, Brandi: “La nostra libertà d’espressione è vittima dell’assedio progressista”

Da Redazione Ultimenews24.it
29 Maggio 2026
In Attualità
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Pro Vita, Brandi: “La nostra libertà d’espressione è vittima dell’assedio progressista”
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(Adnkronos) – "La nostra libertà di espressione è sotto attacco. Chi porta avanti idee contro l’aborto, contro il fine vita, a favore della libertà educativa dei genitori è vittima dell’assedio progressista e politicamente corretto. Ci stanno riducendo al silenzio più totale". Questo l’allarme lanciato oggi da Pro Vita & Famiglia, che ha tenuto alla Sala Regina della Camera dei deputati l’incontro “Il Grande Bavaglio”, alla presenza di politici, giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti umani e testimoni diretti della persecuzione del politicamente corretto, moderato dal giornalista Francesco Borgonovo. "Non parliamo di una censura rozza, vistosa, facilmente riconoscibile – ha spiegato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia – perché chi ci attacca non è un regime che brucia i libri o chiude i giornali con i carri armati, ma usa metodi più sottili e per questo ancora più efficaci e pericolosi. Siamo vittime di una censura progressiva, sistematica, istituzionale, condotta attraverso leggi, regolamenti, sentenze, algoritmi, gogne mediatiche e pressioni sociali che sta restringendo, in modo documentabile, lo spazio della libertà di pensiero, di parola, di espressione, di educazione e di fede in tutto l'Occidente. Essere oggi qui – ha precisato Brandi – nel cuore della democrazia italiana è già una risposta. Una risposta a chi, negli ultimi anni, ha tentato in ogni modo di ridurci al silenzio, perché purtroppo oggi questo è diventato un reato, un reato di intenzione".  Per il portavoce dell'associazione Jacopo Coghe, "in tutto l’Occidente, soprattutto in Europa, c’è una cultura diffusa che tende a far tacere chi la pensa diversamente". Coghe ha poi elencato le ben 12 campagne di affissioni di Pro Vita & Famiglia che sono state censurate negli ultimi otto anni "da una strategia politica e giudiziaria e da attivisti che punta a un solo obiettivo: cancellare Pro Vita & Famiglia dal dibattito pubblico. A queste si aggiunge la violenza fisica con i vandalismi, le scritte sui muri e sulle serrande, le minacce e perfino un ordigno esplosivo lanciato dentro la nostra sede. Praticamente due binari complementari, come una doppia tenaglia che ci vorrebbe tagliare le gambe e zittire. Ma non è finita qui – ha precisato – perché c’è anche l’arma normativa, ecco perché ormai da mesi portiamo avanti la Campagna Nazionale 'E io Parlo!' e una petizione nazionale per chiedere al Parlamento italiano una revisione strutturale dell’art 23 comma 4-bis del Codice della Strada il quale, utilizzando termini vaghi come 'stereotipi di genere', 'identità di genere' e 'qualsiasi forma di pubblicità', permette oggi una sistematica censura politica. È vergognoso che temi di interesse pubblico come vita nascente, maternità, famiglia, educazione vengano etichettati come messaggi violenti, falsi, omofobi solo perché sono critici verso l’ideologia gender o l’industria abortista e danno quindi fastidio a chi la pensa diversamente". Un problema che, secondo Eva Vlaardingerbroek, commentatrice politica e conservatrice olandese, a cui di recente è stato impedito di entrare nel Regno Unito solo per alcuni post social critici verso il governo laburista di Keir Starmer, non è solo italiano: "La vera libertà di espressione in Europa appartiene ormai al passato e viene soffocata proprio da coloro che sostengono di volerla proteggere. Perché la libertà di parola che si limita a chi agisce e parla esattamente come vuole l’establishment non è libertà. È tirannia. Non importa quanto 'nobile' possa sembrare il pretesto".  Dunque "una crescente minaccia che si sta diffondendo in tutta Europa e sta rapidamente diventando una minaccia globale", ha aggiunto Adina Portaru, avvocato Senior di Adf International. "Leggi come il Digital Services Act (Dsa) stanno costringendo le principali piattaforme del dibattito pubblico online come X, Meta e Google a censurare gli utenti o a subire multe salatissime. Ma il mondo digitale è un vasto spazio in cui tutti possono esprimere pacificamente le proprie opinioni, per questo il nostro imperativo è di continuare a proteggere il diritto di tutti alla libertà di parola e opporsi alle leggi che tentano di censurare e mettere a tacere determinate voci".  Dello stesso avviso l’eurodeputato di Ecr-Fdi Paolo Inselvini: "Negli ultimi anni abbiamo assistito a un preoccupante restringimento degli spazi di libertà di espressione in Europa e in Occidente. Sempre più spesso chi difende la famiglia naturale, le radici cristiane o esprime posizioni non allineate al pensiero dominante viene etichettato, censurato o silenziato. La libertà non può diventare un diritto riservato solo a chi condivide una determinata ideologia. Come detto recentemente da Papa Leone XIV, esiste un cortocircuito delle libertà, poiché in nome di false libertà si vogliono censurare libertà fondamentali come quelle di parola, di espressione, di coscienza e la libertà di esprimere le verità evangeliche". Per Lorenzo Montanari, vicepresidente dell’Americans for Tax Reform "oggi abbiamo affrontato uno dei temi principali delle libertà della persona, quella d’espressione, oggi sempre più sotto attacco da quelle stesse istituzioni, come l’Unione Europea che, al contrario, dovrebbero difenderla. Penso anche io al Digital Service Act (Dsa), un insieme di 'regole comportamentali' che non solo stanno creando un sistema liberticida di censura sui contenuti che circolano sulle piattaforme digitali, ma distorcono in termini di mercato la competizione limitando di fatto l’ecosistema europeo dell’innovazione". Presente anche Livia Tossici-Bolt, scienziata pro life condannata nel Regno Unito per aver sostato in silenzio davanti a una clinica abortiva con soltanto un cartello con il messaggio 'Sono qui per parlare. Se vuoi': "Questo semplice invito a una conversazione consensuale in una 'zona cuscinetto' di un centro per aborti di Bournemouth, in Inghilterra, mi è costato un processo culminato con una condanna e il pagamento di 20 mila sterline in spese processuali. Ma non mi arrendo e continuerò a battermi per le nostre libertà democratiche".  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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