(Adnkronos) – Il celebre “Torso di Livorno”, straordinaria scultura in bronzo appartenente ai Grandi Bronzi delle Collezioni medicee, è da oggi di nuovo visitabile presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze dopo un lungo lavoro che l’ha visto protagonista di un articolato progetto di restauro, studio tecnologico e indagine scientifica avanzata coordinato da specialisti italiani e internazionali. L’intervento conservativo, iniziato nel 2024, è stato possibile grazie al sostegno dei Friends of Florence, alla professionalità del restauratore Nicola Salvioli e alla lungimiranza di Mario Iozzo, allora alla guida del Museo. Il restauro, particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità conservative dell’opera, è stato affiancato da uno studio analitico della lega metallica e delle tecniche di realizzazione. “È stata un’indagine appassionante – commenta Daniele F. Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze – in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”. “Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze – annuncia Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence – sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”. Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Ancora avvolta nel mistero rimane la sua origine, già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana, se fosse davvero stato rinvenuto al largo di Livorno o se da sempre appartenesse alle gallerie medicee, quello che è certo, come emerso anche dalle analisi del restauro, è che l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, inoltre il restauro ha consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura. Per approfondire i numerosi interrogativi ancora aperti sull’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Inoltre, già nel giugno 2024 il Torso è stato sottoposto ad avanzate analisi presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia: per la prima volta la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) è stata applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali. Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre presso il museo fiorentino. Oltre al restauro, Nicola Salvioli ha curato anche la progettazione del nuovo supporto espositivo della scultura, concepito per garantire una maggiore stabilità strutturale, una più corretta distribuzione dei carichi e una migliore restituzione estetica dell’opera. Dopo aver trascorso l’estate al Museo Archeologico, infatti, dal 25 settembre il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi a Firenze dal titolo "Broken. Il potere del frammento", in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea. “Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi 'Broken. Il potere del frammento' (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027) – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi – Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.
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