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Stretto di Hormuz, le opzioni Usa per proteggere il passaggio delle navi

Da Redazione Ultimenews24.it
16 Marzo 2026
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Stretto di Hormuz, le opzioni Usa per proteggere il passaggio delle navi
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(Adnkronos) –
Donald Trump vuole riaprire lo Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio, e per questo chiede aiuto anche ad altri Paesi interessati. Nei giorni scorsi, e con lui il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha promesso che petroliere e mercantili saranno scortati da navi da guerra e che le operazioni di scorta navale inizieranno "presto". Secondo quanto svrive il Wall Street Journal, un'opzione sarebbe quella di usare ancora di più la potenza di fuoco aerea contro missili e droni che l'Iran dovesse lanciare contro le navi di scorta, un'altra sarebbe quella di inviare truppe di terra per prendere il controllo del territorio intorno allo Stretto. L'amministrazione mantiene tutte le opzioni sul tavolo, sostiene il quotidiano americano, ricordando che Trump due giorni fa ha ordinato l'invio di unità di spedizione dei Marines nella regione. Nel caso di un'operazione di scorta, le navi da guerra statunitensi, magari in collaborazione con le Marine alleate, attraverserebbero lo stretto affiancando le petroliere per bonificare la zona dalle mine e respingere gli attacchi iraniani sia aerei che provenienti dalla 'flotta zanzara' dell'Iran, costituita da piccole imbarcazioni da attacco veloce.  Gli esperti stimano che potrebbero essere necessarie due navi per ogni petroliera, o una dozzina di navi per scortare convogli composti da cinque a dieci petroliere, al fine di garantire le difese aeree necessarie. E questo perché le brevi distanze rendono molto più difficile abbattere missili e droni.  Secondo Bryan Clark, ricercatore senior presso l’Hudson Institute ed ex ufficiale di marina, oltre alle navi da guerra, occorrerebbero almeno una dozzina di droni MQ-9 Reaper per pattugliare i cieli e colpire i lanciatori di missili e droni iraniani non appena compaiono sulla costa. "Parliamo di migliaia di soldati e marinai, e di un investimento finanziario piuttosto consistente, e potrebbe essere necessario continuare così per mesi”, ha avvertito Clark. Tra l'altro, impiegare navi per scortare le petroliere significa sottrarle a ruoli offensivi o alla difesa missilistica in senso lato. Secondo Lloyd’s List Intelligence, una delle principali società di analisi del settore marittimo, i ritardi causati dalle misure di sicurezza e il numero di navi da guerra che servirebbero ridurrebbero il traffico di petroliere attraverso lo stretto al 10% del suo livello normale. A quel ritmo, ci vorrebbero mesi per smaltire l’arretrato di oltre 600 navi mercantili internazionali bloccate nel Golfo.  Senza contare, sottolinea il Wsj, che anche con tutto questo sforzo, rimarrebbe un rischio significativo che l'Iran possa sferrare colpi devastanti, danneggiando o addirittura affondando navi da guerra e navi commerciali. E' per questo che sul tavolo resta anche un'opzione militare più ampia, che consisterebbe nel prendere il controllo di una fascia dell'Iran meridionale per garantire che le forze militari non possano sparare sulle navi nello Stretto. Questo richiederebbe probabilmente migliaia di soldati e un impegno in operazioni che potrebbero durare mesi, durante le quali le forze statunitensi sarebbero esposte agli attacchi di un regime che lotta per la propria sopravvivenza.  
L'opzione dell'incursione inizierebbe con estesi attacchi aerei lungo la costa, cui seguirebbe lo sbarco delle truppe americane nell'Iran meridionale, molto probabilmente i Marines che effettuerebbero un assalto anfibio. I comandanti potrebbero tentare ripetute incursioni per distruggere droni e lanciamissili, seguite da ritirate. L’Iran, tuttavia, potrebbe ingaggiare "un gioco al gatto e al topo" con gli assalitori, ritirandosi per poi tornare quando i marines se ne saranno andati.  Secondo gli analisti militari, mantenere il controllo dell’area richiederebbe un’invasione. Gli Stati Uniti cercherebbero di neutralizzare le forze di terra iraniane con attacchi aerei, tenendole lontane dalla forza di sbarco, anche se potrebbero verificarsi scontri diretti con i Guardiani della rivoluzione che, forti di 190mila soldati, e con la forza d’élite Quds specializzati nella guerra asimmetrica, avendo trascorso decenni a sostenere gli insorti in tutto il Medio Oriente.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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