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Terra Fuochi, ex ministro Costa: “Riunire cabina di regia e bonificare area”

Da Redazione Ultimenews24.it
13 Febbraio 2025
In Attualità
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Terra Fuochi, ex ministro Costa: “Riunire cabina di regia e bonificare area”
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(Adnkronos) – "Il governo Meloni si sveglia dopo due anni e mezzo, si accorge solo ora della Terra dei Fuochi? In tre anni da ministro dell’Ambiente sono state fatte più cose che nei precedenti 50, dalla cabina di regia che ha coinvolto lo Stato, la Regione Campania, i Comuni interessati e i comitati, sino alla direzione unica sulle bonifiche al Ministero, poi alla definizione del Sito di interesse nazionale a Giugliano. L’unica cosa che questo governo invece ha fatto è stata cancellare la direzione unica sulle modifiche”. Lo dice all’Adnkronos l’ex ministro dell’Ambiente del governo Conte I, Sergio Costa, a proposito delle parole riferite questa mattina dall’attuale titolare del ministero, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione alla commissione Ecomafie, sulla questione Terra dei Fuochi, a seguito della condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu).  L’ex ministro Costa è stato comandante regione della Campania del Corpo forestale dello Stato e a seguire generale di Brigata dei Carabinieri forestali. “Voglio ricordare che la condanna della Cedu è riferita al periodo precedente al 2013 – evidenzia Costa – sull’oggetto della sentenza, sino a una certa data non è stato fatto nulla, i primi inquinamenti delle falde risalgono al 1971-1972, poi c’è stata l’escalation negli anni ‘80 e ‘90, poi si è preso coscienza della realtà, ma allora non c’erano leggi sull’ambiente: il primo decreto, quello Ronchi, risale al 1997, la prima norma più aggressiva al 2001, quando il danno era già fatto”, ricorda l’ex ministro. “Ho investigato sul tema Terra dei Fuochi sino al 2018, quando sono stato nominato ministro. Mi resi conto che tutto era ricondotto alla questione giudiziaria, ed è stato un errore perché si doveva anche procedere alla messa in sicurezza del territorio e alle bonifiche, ma devo dire con onestà che fino al 2018 il tema non era all’ordine del giorno della politica, andando oltre la distinzione tra destra e sinistra”, racconta Costa. “Da ministro, il mio primo atto fu istituire la prima cabina regia Stato-Regione-Comuni-comitati-associazioni. Quella cabina di regia esiste tuttora, ha prodotto il Commissario straordinario della Terra dei Fuochi alla Prefettura di Napoli, il coordinamento quindi c’è, contrariamente a quanto dice il ministro Fratin. Se non la riunisci, non funziona”.  Sull’accusa del ministro Pichetto Fratin di “eccesso di coinvolgimento e concertazione” che porterebbe a una “mancanza di coordinamento”, Costa risponde così: “Dico al ministro che si deve fare i conti con la Carta costituzionale che conferisce determinati poteri a Stato, Regione, Comuni. Vanno rispettate le competenze, non dico se è giusto o sbagliato, quello che dice la legge non può non essere applicato”. “Se ho preparato le fondamenta del palazzo, ora si dovrebbe solo partire con l’accordo di programma, con la messa in sicurezza e poi la bonifica dell’area, ma il governo Meloni non l’ha fatto. Anzi, la direzione generale sulle bonifiche è stata cancellata. O negligenza, o sciatteria, o idea precisa di mettere da parte la questione. La storia dice che le cose sono state fatte”.  "Ciò che è stato fatto non è sufficiente ed è evidente che occorre dare un ulteriore slancio alle azioni di risanamento con maggiore rapidità", ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, riguardo alla cosiddetta Terra dei fuochi. "Come sapete, ormai da una decina di anni, sono state messe in campo una pluralità di azioni che hanno cercato di raggiungere gli obiettivi di risanamento ambientale e di tutela della salute dei cittadini. Queste azioni hanno visto il coinvolgimento sinergico di tutti i livelli istituzionali che, con grande senso di responsabilità, hanno cercato di portare sollievo ad una terra martoriata – ha spiegato – Il contributo settoriale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è stato inquadrato nell’ambito di una strategia complessiva che comprende, oltre ai temi ambientali, temi sanitari, salubrità dei prodotti agricoli, sicurezza del territorio, prevenzione e repressione degli illeciti". "La pluralità e la complessità degli interventi è ben riscontrabile da un esame veloce del Contratto istituzionale di sviluppo alla cui attuazione presiede il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud. Obiettivamente ciò che è stato fatto non è sufficiente, ed è evidente che occorre dare un ulteriore slancio alle azioni di risanamento con maggiore rapidità come ci ricorda anche la sentenza della Corte europea", conclude. Quanto ai "rilievi mossi dalla sentenza" della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla 'Terra dei fuochi', "rispetto alla quale è comunque in corso una valutazione con l’Avvocatura dello Stato di ordine giuridico compresa l’eventuale proponibilità di un ricorso rispetto alla tempistica prospettata, impongono dunque un’azione immediata da parte di tutte le istituzioni coinvolte".  "Le azioni che il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica porrà nei prossimi mesi saranno improntate a uno spiccato spirito di collaborazione istituzionale, fermo restando le specifiche competenze di ciascun attore istituzionale. I miei uffici sono attenzionati affinché sia garantito il massimo delle funzioni trasferite dall’anno 2018 sul coordinamento e monitoraggio degli interventi di emergenza ambientale anche al fine di individuare ulteriori azioni e interventi di prevenzione del danno ambientale e dell'illecito ambientale nei terreni, nelle acque di falda e nei pozzi della regione Campania", aggiunge. Secondo la Corte europea, ha ricordato Pichetto, "la mancanza di organicità nell’azione delle autorità preposte, la lentezza e la parzialità di alcuni interventi sono elementi che lasciano supporre che le autorità italiane non abbiano agito con la diligenza richiesta dalla gravità della situazione e non abbiano dimostrato di aver fatto tutto ciò che poteva essere richiesto per proteggere le vite dei ricorrenti". "L’Italia è stata condannata ad adottare, senza indugio e comunque entro due anni dalla data in cui la sentenza diventerà definitiva, misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento in questione, in linea con le raccomandazioni delineate dalla stessa sentenza, ossia: l’adozione di una strategia globale che unisca le misure esistenti e quelle prospettate; l’adozione di un meccanismo di monitoraggio indipendente; la creazione di una Piattaforma di informazione pubblica", spiega. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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