(Adnkronos) – Il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) sta "monitorando attentamente" l'epidemia di malattia da virus Ebola, oltre 260 casi sospetti, confermata nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), e il caso importato di Ebola Bundibugyo segnalato dal Ministero della Salute ugandese. "I risultati preliminari di laboratorio dell'Institut National de Recherche Biomedicale (INRB) hanno confermato l'epidemia di Ebola causata dalla specie Bundibugyo in 8 dei 13 campioni raccolti da casi sospetti collegati a un focolaio di gravi malattie e decessi segnalati nelle zone sanitarie di Mongbwalu e Rwampara nella provincia di Ituri", sottolinea un aggiornamento dell'Oms. Nell'attuale epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, "sono stati segnalati finora un totale di 80 decessi nella comunità, presumibilmente dovuti al virus Ebola-Bundibugyo. I pazienti – avverte l'Oms – presentavano sintomi quali febbre, dolori generalizzati, debolezza, vomito e, in alcuni casi, emorragie. Diversi casi sono peggiorati rapidamente e sono deceduti". Oggi ci sarà una riunione tra le autorità sanitarie internazionali e locali per fare il punto della situazione e per gestire la crisi. Il virus Ebola-Bundibugyo è stato identificato per la prima volta nel 2007 nel distretto di Bundibugyo, nell'Uganda occidentale, periodo durante il quale sono stati segnalati 131 casi con 42 decessi (tasso di mortalità del 32%). "Si tratta del 17esimo focolaio di Ebola registrato nella Repubblica Democratica del Congo da quando è stato identificato il primo nel 1976. Quindi nulla di nuovo sotto il sole, potremmo parafrasare. Quello che ci ha sorpreso è che non parliamo del virus Zaire ma Bundibugyo e dal numero dei casi ho capito che qualcosa non andava. Il virus Bundibugyo è uno dei 4 tipi di Ebola patogeni per l'uomo, fino ad ora abbiamo avuto a che fare con Zaire poi nelle ultime epidemie con il sottotipo Sudan. Oggi nessuno si aspettava di avere a che fare con Bundibugyo e temo che potremmo avere una grande epidemia". Così all'Adnkronos Salute Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell'Irccs Inmi Spallanzani. La struttura romana che nel 2014 curò i 2 casi italiani, tra cui il medico italiano di Emergency, risultato positivo al virus Ebola in Sierra Leone. Cos'è Ebola-Bundibugyo? "E' un virus di quella stessa famiglia ma di cui sappiamo poco, ci sono state anni fa solo due epidemie una in Uganda e una in Rdc – risponde Nicastri – In queste due epidemie si è registrata una letalità più bassa del'Ebola-Zaire o dell'Ebola classico, ma i numeri che abbiamo ora temo che faranno una grande epidemia. La notizia positiva è che i test a disposizione, anche quelli commerciali, dovrebbero permettere la diagnosi del virus Bundibugyo. Il punto negativo è che non abbiamo antivirali, monoclonali né vaccini. Tutto lo sforzo che si era fatto dal 2014-2015 per avere terapie era focalizzato non su questo virus. Ora l'Oms inizierà a partire con la piattafoma vaccinale Ebola-Zaire riadattandola a Bundibugyo, che ha un patrimonio genetico che somiglia per il 60-70% al precedente – suggerisce Nicastri – La stessa cosa si farà con una piattafoma antivirale per l'utilizzo di terapie simili a quelle efficaci contro Ebola-Zaire, in particolare parlo del Remdesivir come è stato fatto anche per altre epidemie. Purtroppo mancano gli anticorpi monoclonali che sono la base consolidata della terapia contro Ebola-Zaire. Oggi non ci sono per Bundibugyo perché gli anticorpi per il virus Ebola Zaire li abbiamo ottenuti dal plasma di convalescenti e sopravvissuti usando tecniche di ingegneria genericia, ma per Bundibugyo l'ultima epidemia è di 15 anni fa".
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